Aldo Agroppi con la maglia del Perugia

di Mario Mariano

Racchiudere Agroppi in un articolo è stata sempre una gran fatica, perché il tempo passa, ma lui resta irrefrenabile, l’Aldo di sempre, la parlantina sciolta, la voglia di riproporre i ricordi della sua carriera, con l’energia incontenibile di voler far rivivere con le parole le gesta del suo Perugia. La telefonata tocca il presente ed il passato, perché non gli si può fare il torto di glissare su anni per lui incancellabili. A pensarci bene certi fotogrammi di oggi lo aiutano a rivivere i momenti più lieti dell’esperienza con il grifo.

Grifo da serie A «Aver rivisto dopo molti anni lo stadio pieno, mi ha fatto un immenso piacere. Conservo gelosamente i filmati di quei tifosi così entusiasti dopo le nostre imprese più belle. Di questo inizio di campionato, ho visto tre o quattro partite dei grifo. Il gioco non mi è sembrato di altissimo livello, e lo dico convinto, perché vedo bene dopo aver fatto un intervento di cataratta. Preciso subito che la mia non vuole essere una critica, anzi, ma è raro vedere gran calcio anche in serie A. Prova a darmi torto se cito Genoa-Sampdoria o Lazio-Palermo. Passerò sempre per un criticone, ma del calcio italiano di oggi, salvo poche cose».

Bravo Camplone Agroppi, pur con gli acciacchi che snocciola per esorcizzarli, torna a zoommare sul Perugia: «oltre che per i tifosi sono contento per Camplone; avevo letto e saputo delle critiche che gli erano state fatte, della mancata conferma dopo la sconfitta nei play off. La promozione lo avrà sicuramente ripagato di tante amarezze, ma anche se debuttante in B sta facendo bene e gli faccio i miei complimenti».

Che colpo Taddei Cosa e chi ha catturato la tua attenzione di osservatore di lungo corso? «L’operazione che più mi è piaciuta di più è stata quella di prendere Taddei. Hanno fatto un affare in due, lui ha accettato di scendere di categoria per fare da chioccia ai giovani, un ruolo gratificante in una piazza dal passato glorioso, vicina a Roma dove immagino ha i suoi interessi».

Tifosi valore aggiunto Si può accostare Taddei ad Agroppi? «No, Agroppi era e resta unico», è la risposta di getto, l’orgoglio ritrovato, il leone della polemica è pronto a rispondere senza peli sulla lingua. «Mi piacerebbe essere ricordato più come incendiario che come pompiere. Per tornare a Taddei ti dico che mi piace molto, che è integro ma aggiungo che il calcio di oggi non vale quello dei miei tempi. Piuttosto la piazza di Perugia torna ad essere ambita, perché la città è bella e i tifosi speciali. Passionali allo stadio ma discreti e riservati durante la settimana. Un valore aggiunto».

Famiglia e ricordi Si infervora Aldo quando parla di un nipote che gioca nei giovanissimi della Fiorentina: «È il figliolo di Barbara, si chiama Alessandro Raimo, ha 14 anni e la settimana scorsa è venuto a giocare ai ‘campini’ del Curi. Mi ha chiamato dopo la partita con il Perugia, era raggiante, perché quel luogo mi era familiare, li avevo iniziato la carriera di allenatore con la Primavera del Perugia. Non posso sapere se riuscirà a sfondare, è ancora tanto giovane. Gioca sulla fascia destra, a noi fa piacere che giochi a calcio, ma intanto deve pensare sopratutto a studiare».

La battuta di D’Attoma Dovendo scegliere un solo fotogramma dei tuoi anni nel Perugia su quale cade la scelta? «Non ho dubbi, sulla battuta fulminante che mi fece D’Attoma quando arrivai in sede: ‘Paisá, guarda che noi non ti abbiamo preso per il tuo passato di calciatore, ma perché tu nelle trasferte in pullman deve metterti vicino all’autista per indicargli la strada più corta per arrivare allo stadio’».

Lippi resti in Cina Facciamo uno strappo alla regola: qualche fotogramma sul campo extra grifo… «Il passaggio filtrante a Scarpa che segnò al Torino, ed i miei goal a S.Siro contro l’Inter e a Roma contro la Lazio.Incancellabili nella mia memoria». Sempre nemico di Marcello Lippi? Saresti disposto a stringergli la mano e chiudere una polemica che dura da una vita? «Che resti pure in Cina, meglio che stia lontano, aveva una chance ma non ha saputo coglierla: a ruoli rovesciati io mi sarei comportato in maniera diversa: quando ebbi l’infarto poteva farmi sentire la sua solidarietà, altri lo fecero e non erano tutti amici.Ma l’uomo è quello è nessuno lo cambia».

Verrò alla festa «Torniamo al Perugia di oggi, oltre Taddei quale calciatore ti ha colpito di più? «Falcinelli, e non solo perché si fa trovare al posto giusto nel momento giusto, ma perché gioca su tutto il fronte d’attacco, e non trascurerei Fabinho, che quando rientrerà dalla squalifica tornerà utilissimo, perché è veloce e potenza nelle gambe. I miei 007, che sono Dino Angelucci e Franco Vannini mi parlano bene di una Società ben organizzata e mi fido di loro, è scontato che io da lontano faccio il tifo per una squadra che porto nel cuore, per una città che mi ha accolto benissimo da calciatore ed allenatore. Se arriva la A non voglio mancare alla festa, i medici mi dicono di starmene tranquillo e passare il tempo ad ascoltare musica e giocare a briscola e tresette al bar con gli amici, ma si vive una volta sola ed una sbornia di entusiasmo con gli amici di Perugia me la concederei volentieri».

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