di Marco Torricelli
Due. E che non se ne parli più. Perché due è il limite massimo di mandati che lo statuto del Partito democratico prevede. E sabato, la segreteria ha sancito che, al massimo, si può arrivare a tre. Ma oltre proprio no. E due – ancora – è il numero di assessori e consiglieri comunali uscenti che, avendo alle spalle proprio due mandati, potranno essere di nuovo candidati nella lista del partito.
Gli ‘esodati’ Tutti gli altri – assessori e consiglieri – che di mandati ne hanno fatti almeno tre – qualcuno anche di più – dovranno accomodarsi alla porta. O, magari, puntare ad essere inseriti nelle liste civiche che appoggeranno il sindaco uscente. Ma quella che si prospetta non è una passeggiata di salute. Per loro e, a pensarci bene, nemmeno per il segretario comunale del Pd, Andrea Delli Guanti che, infatti, si tiene prudentemente lontano dal telefono.
L’assemblea Qualcuno era arrivato ad ipotizzare un suo possibile rinvio, vista l’aria che tirava e le tensioni che si erano manifestate nel corso di alcune riunioni dei circoli, ma alla fine ha prevalso il senso di responsabilità – al voto ormai mancano meno di 50 giorni – e la consapevolezza che il ‘tira e molla’ sulle deroghe rischiava di disorientare un elettorato al quale, invece – questo è il messaggio che veniva soprattutto dalla componente giovanile del partito – devono essere inviati messaggi positivi.
La decisione E così, alla fine di quello che di solito, e con una formula stantia, viene definito «un dibattito franco, ma sereno» si è arrivati alla decisione: non si danno deroghe a chi ha fatto più due giri di giostra. Finiti i gettoni. E la cassa è chiusa. Qualcuno ha masticato amaro, qualcuno pure di più. Ma, come si dice: è la democrazia, bellezza. Ma forse qualche spiraglio lo si troverà.
La mediazione Perché subito dopo la fine dell’assemblea si sono messi all’opera i ‘pontieri’: «va bene per le due sole deroghe (che dovrebbero riguardare i consiglieri Valerio Tabarrini e Valdimiro Orsini – entrambi di stretta osservanza renziana; ndr) – si è sussurrato – ma di tre dei cinque assessori uscenti (Renato Bartolini, Luigi Bencivenga e Marco Malatesta ), che facciamo, li buttiamo via così? E se qualcuno di loro volesse mettersi a verifica, chiedendo ai cittadini un voto che rappresenterebbe un consenso al lavoro fatto?». Già, mica una questione da poco.
Le ipotesi Una possibilità è quella rappresentata da un compromesso: una deroga – o forse due – in più, in cambio di una composizione complessiva della lista di partito che sia più rispondente alle esigenze rappresentate dai circoli, soprattutto da quelli più battaglieri. Mentre gli altri, assessori o consiglieri ‘storici’, dovranno fare una scelta dirimente: o tornano a fare i normali cittadini o, magari, decidono di puntare su qualche lista civica. Ma non basta.
La scelta Perché, poi, a chi e sulla base di cosa verrebbero concesse queste deroghe ‘extra’? E chi non la dovesse ricevere, sarebbe di sicuro il benvenuto nelle liste civiche, visto che rischierebbe di mettere in ombra altri aspiranti al consiglio? E allora ecco che c’è chi ‘maligna’ di possibili baratti: «Ci sono sempre gli enti di secondo livello». Ma questo è un discorso che porterebbe lontano.
La precisazione Il chiarimento arriva con una telefonata: «Valdimiro Orsini non ha bisogno di alcuna deroga». Vero e giusto. L’informazione, sussurrata sottovoce al telefono, era inesatta. O, molto più probabilmente, male interpretata: il sottofondo era quello di voci alterate e l’interlocutore parlava pianissimo. Nessuna deroga necessaria per Orsini, mentre potrebbe scattare per Sandro Piccinini.
