Non potrà più avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla figlia, quindi la sua abitazione ed il suo negozio, un 63enne perugino indagato dagli ufficiali di polizia giudiziaria della Divisione Anticrimine. Per lui anche il divieto di comunicare con qualsiasi mezzo anche tramite terze persone.
La genesi La vicenda trae origine dai dissapori sorti già da qualche anno fà quando il padre, nella attività commerciale che gestiva in zona Settevalli , aveva alle proprie dipendenze la figlia, oggi 37enne.
La tregua Per la crisi economica, l’azienda nel 2011 ha dovuto cessare la propria attività e i due, per porre fine ad ogni contenzioso, hanno stabilito che il padre, per gli stipendi e le retribuzioni di cui era debitore, cedeva alla figlia un ramo dell’azienda che veniva da questa avviata a inizio 2012 .
Le recriminazioni Da allora le liti anziché cessare si sono via via intensificate per l’atteggiamento del genitore che, incolpando la figlia di averlo totalmente estromesso dalla sua nuova attività, ha iniziato a importunarla, dapprima con lamentele circa la sua situazione economica disagiata, poi con minacce, insulti, danneggiamenti al negozio ove andava più volte per gettare a terra tutte le suppellettili .
Minaccia di morte I reiterati interventi delle forze di polizia e le querele per tali fatti della parte offesa anziché placare gli animi del genitore lo hanno portato ad essere sempre più ossessivo fino a che , nell’ottobre scorso, minacciava di morte la figlia in presenza degli agenti di una volante intervenuti su sua richiesta.
La decisione del giudice Secondo il gip che ha emesso la misura cautelare le suo condotte non rientrano nel mero esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle cose e minacce alle persone, ma costituiscono il reato di atti persecutori perché le condotte reiterate hanno cagionato alla parte offesa un grave e perdurante stato di ansia e di paura ovvero il fondato timore per la sua incolumità . Peraltro , sempre a giudizio del, sussiste, in relazione a tale reato, la condizione di procedibilità d’ufficio anche se la figlia nelle dichiarazioni spontanee rese recentemente alla Polizia non ha voluto querelare il padre per tale reato.
