C’era una vodka sempre in mano e oggi c’è un bimbo di sei mesi. E una mamma che però non si sente tanto mamma ma che si consola con una buona dose di ironia. In questo spazio-blog una neo mamma un po’ disordinata cerca di raccontare l’Umbria vista con gli occhi di chi prova a conciliare biberon e aperitivi. Con l’invito a seguire Lucrezia anche sul suo originale blog. Clicca qui per rivedere tutti gli articoli di C’era una vodka.
di Lucrezia Sarnari
Credo che questa associazione mi abbia colpito sostanzialmente per due motivi: la simpatia della maestra Francesca e il fatto che potessi partecipare anche con un bimbo piccolissimo. Che la verità è che per quanto cerchi di prendere le distanze dai luoghi affollati da “nani”, sono smaniosa di iscrivere il mio a qualsiasi corso possibile, dal fai da te all’uncinetto, dalla scrittura creativa al teatro. Senza correre troppo eh. L’Associazione Pappa di Musica mi è subito stata simpatica e ho contattato Francesca Staibano che, insieme a Maria Letizia Massetti, si è fatta promotrice di un progetto che insegna ai bimbi il linguaggio musicale. Francesca e Maria Letizia, musiciste e musicoterapeute, si sono incontrate ad un corso di formazione di Musica in culla a Roma e hanno messo insieme la loro esperienza maturata negli anni nel campo del teatro, della musica, delle orchestre e della formazione per la propedeutica musicale per bambini.
«Pappa di Musica – mi racconta Francesca – è un progetto di attività musicali da 0 a 36 mesi, sia per asili nido che per associazioni culturali del territorio, ma operiamo anche in scuole dell’infanzia e primarie.Va detto che noi viviamo in un Paese, forse l’unico in Europa, dove la musica non viene insegnata durante gli anni scolastici e se viene fatta è considerata una materia di secondo o terzo piano. Più semplicemente se ne sottovalutano i benefici. La musica, infatti va a lavorare, se fatta a dovere, su piani differenti: quello cerebrale, quello emotivo, quello di relazione, quello mnemonico oltre a quello musicale. Chi fin dalla tenerissima età, approccia la musica e con operatori competenti in materia, mette in moto tutta una serie di connessioni e quindi esperienze che altri non hanno».
Ma come si può insegnare la musica a bimbi che non parlano e ancora stanno a malapena a sedere? «Imparare la musica fin da piccolissimi è semplice – continua Francesca – è come imparare una seconda o terza lingua. Esattamente come impariamo a parlare, impariamo a fare musica: con l’imitazione, ascoltando, passando attraverso i canali di comprensione e alla fine utilizzandola come canale di comunicazione. Per spiegare la musica ai piccoli utilizziamo principalmente la voce: si propongono melodie cantate anche senza parole che vengono associate a movimenti del corpo, all’uso di oggetti semplici e colorati che stimolano altre sensorialità oltre all’udito».
In pratica i bambini, che sono divisi in tre gruppi in base alla loro età (0-1 anno, 1-2 anni, 2-3 anni), giocano ed è attraverso il gioco, l’utilizzo di oggetti (sonori e non) e dei movimenti del corpo (ma è soprattutto l’emulazione delle figure che hanno come riferimento ad aiutare il loro apprendimento) che si sviluppa l’attivitè di Pappa di Musica, mirata a far apprendere l’universale linguaggio musicale.
«Chi approccia la musica fin da piccolo – mi spiega ancora Francesca – e con le modalità per cui ci siamo formate, va a lavorare sull’ascolto, sul canto, l’intonazione, il movimento, ma anche l’equilibrio fisico, l’affettività, la memorizzazione, lo stimolo alla creatività, la vista e il tatto. Un interessante articolo che parla di uno studio americano che ha raccolto dati di bambini che fin da piccoli hanno fatto musica, ci parla anche di benefici economici: chi fa musica fin da piccolo è una persona felice, ha un approccio alla vita sereno perché abituato a trovarsi con altri, ha un esercizio migliore alla concentrazione e memorizzazione e dei canali protetti dove la musica è legata a momenti e ricordi affettivi consolatori, più creatività e quindi più opzioni…insomma chi fa musica fin da piccolo avrà una gestione della vita più aperta e potrà essere un vantaggio anche per un rendimento migliore a scuola e nel lavoro!».
Un percorso da scegliere non solo per sviluppare l’apprendimento del linguaggio musicale che può essere utilizzato come canale comunicativo ed espressivo, ma soprattutto per contribuire in maniera diversa e divertente allo sviluppo cognitivo, motorio ed emotivo dei più piccoli abbattendo, tra l’altro, le barriere linguistiche di etnie diverse.
Pappa di Musica da quest’anno è anche a Berlino dove Maria Letizia tiene un corso alla Melograna, centro di lingua e cultura italiana e un progetto musicale con i piccoli su Pinocchio. A Perugia e dintorni è Francesca a seguire i corsi che sono attivi presso la Biblioteca Comunale di Villa Urbani a Perugia, alla Libreria Clu a Ellera, all’Accademia L. Marenzio in zona Settevalli e ad Acquasparta presso Bottegart. Per info e prenotazioni potete contattare direttamente la maestra Francesca al 347 3819332 o la pagina Pappa di Musica su facebook.
