di Daniele Bovi
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Addio Bersani, almeno come candidato premier e, se Matteo Renzi «ricalibrasse» spostandola un po’ più a sinistra la sua «piattaforma politica», ben venga il sindaco di Firenze come prossimo leader in caso si rotoli verso elezioni anticipate. Potrebbe essere questo il riassunto dell’intervista rilasciata al Foglio di Giuliano Ferrara dalla presidente della Regione Catiuscia Marini. Una intervista inserita in un ragionamento più ampio in cui si prefigura un’alleanza tra i «rottamatori» renziani e i «giovani turchi» pd, ovvero tutta quell’area dei 40enni da Matteo Orfini in giù che in Umbria ha tra i suoi esponenti, tra gli altri, la presidente, il sindaco di Perugia Boccali, quello di Marsciano Alfio Todini e il neo-deputato Giampiero Giulietti.

Addio segretario L’addio al segretario è netto: «Se vogliamo dare un segnale di rinnovamento – spiega Marini al Foglio – la prima cosa da fare è chiedere alla vecchia classe dirigente di non ignorare il senso politico del risultato delle urne, di cedere il passo e di smetterla di muovere i pedoni sulla scacchiera come se nulla fosse accaduto». Di più: «Se si dovesse tornare alle urne – prosegue – non si può non tener conto dell’esito di questo voto, e Bersani dovrebbe prenderne atto». In questo scenario dove le elezioni sono lo sbocco di breve-medio termine visto che le prospettive, in ogni caso, non sono quelle di una legislatura piena, a chi affidarsi per guidare «una grande coalizione per il cambiamento? A Renzi, al sindaco durissimamente combattuto fino a tre mesi fa.

DIREZIONE REGIONALE PD, L’ANALISI DEL VOTO

Ricalibrare «Con Renzi – dice ancora – le nostre strade sono poco sovrapponibili ma nel caso in cui il sindaco dovesse fare quello che ha promesso, e ricalibrare a sinistra la sua piattaforma politica, credo si possa trovare un punto di contatto. Oggi forse è ancora presto per fare questi ragionamenti ma viste le difficoltà che ci attendono credo sia giusto iniziare a prepararsi per il dopo e non farci trovare impreparati quando il paese ci chiederà di combattere contro i garanti della conservazione. Quel giorno – per quanto possiamo essere ottimisti – temo che arriverà presto. E vedrete che quando sarà noi saremo pronti, e ci saranno sorprese». Parole che avranno riflessi anche in Umbria con esiti tutti ancora da decifrare ma intanto il sasso nello stagno è lanciato e l’occasione per discutere di tutto questo ci sarà lunedì pomeriggio, quando a Perugia andrà in scena la seconda parte della direzione regionale pd.

Boccali: non c’è altra risposta «Io ritengo – dice a Umbria24 Boccali – che queste riflessioni abbiano bisogno di una maturazione ma di certo un’altra risposta non ci può essere. L’interrogativo che ci dobbiamo porre è uno: o facciamo un salto in avanti o dichiariamo esaurita l’esperienza del Pd. Ora deve scendere in campo chi ha fatto meno strada». Il sindaco quindi condivide il ragionamento purché ci sia «chiarezza programmatica. Le posizioni alla base del programma di Renzi sono uscite dal Pd (il riferimento è a Pietro Ichino, ndr) e sono state sconfitte dalle urne». Per Boccali una base di discussione deve esserci su tre temi: «Qualità della democrazia, lavoro e diritti. Archiviamo la rottamazione e se c’è questo terreno di confronto il percorso può andare avanti ma senza cooptazioni: non è che adesso diciamo “togliti tu che mi ci metto io”. Ora servono umiltà e passione per prenderci carico delle responsabilità».

Todini: è l’ultimo giro Dal suo osservatorio Alfio Todini parla poi di «una campanella dell’ultimo giro per il Pd: c’è bisogno di un partito che non faccia le cose fatte fino ad oggi. Penso – dice a Umbria24 – alle prime indicazioni per i presidenti di Camera e Senato». Anche Todini poi più che porre veti sul nome di Renzi vuol parlare di programmi. «Non me la sento di dire “con” o “contro” Renzi. Credo che se l’impostazione rimarrà quella di Ichino e Zingales questo sarà un problema. Su finanza, economia e lavoro non si può riproporre lo stesso sistema che ci ha portato a questo casino, soltanto riproposto da persone più giovani». Ma il ragionamento, che Todini svolgerà lunedì in Direzione, riguarda anche un’Umbria «dove bisogna smontare atteggiamenti e approcci che rappresentano i garantiti e che sono stati troppo timidi sul cambiamento». Secondo il sindaco il Pd ha pagato l’appoggio a Monti, una scarsa fermezza e radicalità in campagna elettorale e, nel Cuore verde, anche la vicenda Umbria Mobilità. «Per sei mesi – osserva – siamo stati presi dalle nostre cose mentre si stringeva il laccio intorno al collo del Paese». Sul congresso invece Todini non si sbilancia: «Io segretario? Il problema non sono i nomi. io devo fare il sindaco di Marsciano ma sono pronto a dare una mano in qualsiasi modo. L’importante è che si scelga una strada».

Laboratorio umbro Alla fine all’orizzonte lo sbocco umbro potrebbe essere quello di un’alleanza all’insegna del cambiamento, da stabilire se solo di facce o anche di sostanza: «Prendo atto – dice Giacomo Leonelli, presidente del consiglio provinciale e renziano doc – delle parole della presidente. Per quanto mi riguarda la cosa più interessante che si palesa è la disponibilità al confronto sui temi del cambiamento in un ambito di unità del partito. Non so cosa possa essere cambiato nelle sensibilità della presidente rispetto a tre mesi fa, ma ora sicuramente il dialogo con tutte quelle forze che vogliono rompere i conservatorismi è cosa buona. Spero che quello della presidente sia un messaggio in tal senso. L’Umbria può essere un laboratorio».

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2 replies on “Addio a Bersani, Marini: «Prenda atto del voto». Renzi candidato, i ‘giovani turchi’ umbri aprono”

  1. Sono intrigato da queste posizioni, ma non dimentichiamo che, se la linea Bersani e’ passata, lo si deve al fatto che, aime’, la base ha votato per lui alle cosidette primarie, quindi trovo inutile chiedere alla vecchia dirigenza di farsi da parte, piuttosto, inviterei la base a riflettere. Rinnovamento e passione e impegno, sono cose bellissime e necessarie, ma vanno desiderate da tutti.
    Oggi, forse piu’ che in passato, va di moda dire di aver perso la fiducia nei politici, ma io dico, invece, che dovremmo avere perduto la fiducia in noi stessi. Mi trovo all’estero e non ho potuto votare, ma mi sento comunque responsabile della situazione: il Popolo Sovrano si e’ espresso ed il parlamento che abbiamo per le mani, in un modo o nell’altro ci rappresenta, quindi il 30% circa di me avrebbe votato PD, quasi un altro 30% PDL, un 24% o giu’ di li’ M5S e cosi’ via dicendo.
    Noi italiani vogliamo tutti il “cambiamento”, ma siamo davvero disposti a “pagarcelo”? Si’ perche’ una lotta seria all’evasione fiscale, ad esempiio, nel breve periodo potrebbe fare aumentare i prezzi al dettaglio (gli ex evasori proteggeranno il loro tenore di vita, o no?) e le tasse calerebbero comunque con un ritardo di un anno circa. Se i politici non sono pronti fare una determinata cosa e’ prima di tutto perche’ noi, il Popolo Sovrano, non siamo pronti a fargliela fare.

  2. Scusate, dimenticavo: se le intenzioni sono serie, non si dovrebbe dire l’Umbria sia un laboratorio, ma l’umbria sia un esempio (ed una spina nel fianco dei “gattipardi” di ogni colore e macchiettatura).

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