La struttura che ospiterà la Casa di comunità (foto U24)

di Daniele Bovi

Solai che crollano, ponteggi non a norma, poca sicurezza, silenzi, mancato invio di documentazione, cronoprogrammi poco chiari e ordini di servizio disattesi. È la cronaca di un vero e proprio cantiere fantasma quella che emerge dalle 22 pagine con le quali la Usl Umbria 1, venerdì, ha stracciato il contratto con la ditta incaricata di costruire la nuova Casa di comunità di Monteluce, a Perugia. Un’opera molto attesa non solo dal quartiere, duramente colpito dalla chiusura del vecchio ospedale, ma da tutta la città e più volte al centro della cronaca negli ultimi mesi. Finanziata con 5,5 milioni di fondi Pnrr, la struttura avrebbe dovuto essere pronta fra poche settimane; invece, nell’ultimo anno, l’unica “opera” eretta è quella costituita dalla mole di carte bollate accumulate.

Il subentro Dopo aver risolto il contratto, Regione e Usl insieme a Invitalia hanno avviato le procedure per il subentro di una nuova impresa che si occuperà di completare sia la Casa di comunità di Monteluce che l’Ospedale di comunità di Umbertide, anch’esso in ritardo. In una nota, Palazzo Donini e Usl parlano di un «importante cambio di marcia» che conferma «con estrema e inequivocabile chiarezza che le opere saranno completate nel più breve tempo possibile». Le risorse, grazie all’inserimento di interventi aggiuntivi (Ospedale di Comunità e Casa della Comunità di Marsciano, Casa della Comunità di Tavernelle) e quindi del rispetto del target numerico regionale e nazionale, non andranno perse.

Il solaio crollato L’episodio più grave è stato il crollo di un solaio al primo piano, avvenuto il 10 aprile, a meno di due mesi dalla consegna di lavori partiti comunque già in ritardo. Dopo un sopralluogo, l’Usl chiede con due ordini di servizio di sospendere le demolizioni e ordina di puntellare l’edificio e di smontare i ponteggi non a norma poiché privi del Pimus (il Piano di montaggio, uso e smontaggio) nonché di libretto o progetto abilitato. L’Usl ordina anche di relazionare sul crollo e – visti i ritardi – di fornire un progetto e un cronoprogramma aggiornato. Pochi giorni dopo arriva un altro ordine di servizio – il terzo – dato che il cantiere «è in stato di abbandono».

Il cantiere fantasma La ditta però non risponde e non fornisce (né lo farà mai) una relazione dettagliata sull’accaduto, né conferma se vi fossero stati infortuni tra le maestranze. A fine maggio l’impresa sostiene che nel giro di pochi giorni sarebbe stato inviato un programma di lavoro e che il cantiere sarebbe ripartito con un numero di lavoratori «adeguato al recupero delle tempistiche sinora decorse». A fine giugno però la situazione è sempre la stessa tanto che, nel corso di un sopralluogo, il cantiere è risultato chiuso e sempre «in stato di abbandono». Diffide e ordini di servizio continuano ad accumularsi e il 30 luglio si scopre che c’è sì una parte di nuovo ponteggio, ma per esso sono stati usati «elementi impropri al mutuo collegamento, alterati nelle caratteristiche meccaniche a causa dello stato di ossidazione e deformazione della sezione, installati in difformità, peraltro su un piano di appoggio inadeguato». Del famoso puntellamento poi neppure l’ombra.

Nuove tempistiche A fine agosto, dopo uno scambio incrociato di accuse, c’è una riunione alla quale partecipa, oltre alla Usl e alla ditta, anche la presidente della Regione Stefania Proietti, di fronte alla quale l’impresa si impegna a presentare un nuovo cronoprogramma «rispettoso delle scadenze del Pnrr». Un paio di giorni dopo il documento arriva ma ne viene constatato «lo scarso livello di dettaglio tecnico e di intelligibilità». A metà settembre il piano di sicurezza e puntellamento c’è, ma è rimasto solo sulla carta, e tra ottobre e novembre le cose non cambiano di molto tanto che l’Usl parla di «grave inadeguatezza operativa e organizzativa di mezzi, materiali e manodopera impiegati», suscettibili di «compromettere irreparabilmente le sorti dell’appalto».

Risoluzione A metà dicembre il famoso solaio è stato puntellato ma, negli stessi giorni, Regione e Usl rimangono di stucco quando nel corso di una riunione vengono a sapere che un mese prima la ditta aveva inviato a Invitalia una nota in cui spiegava che non sarebbe stata in grado di portare a termine i lavori nelle tempistiche prospettate ad agosto; una comunicazione mai inviata a Usl e Regione. All’inizio di quest’anno l’Azienda sanitaria prova per un’ultima volta a chiedere un cronoprogramma per un recupero almeno parziale dei ritardi ma, per tutta risposta, l’azienda chiede una proroga di non meno di 8 mesi. A quel punto, anche tenendo conto che il cantiere è sempre abbandonato a se stesso, la Usl straccia il contratto bollando la richiesta come «assolutamente inaccettabile» dati gli «enormi ritardi accumulati». Per salvaguardare l’intervento, l’Azienda ha disposto anche l’escussione della garanzia fidejussoria pari a 258.197 euro, oltre al trattenimento dei pagamenti ancora dovuti.

Ferdinandi e Zuccherini Parlando delle scelte di Usl e Regione la sindaca Vittoria Ferdinandi e l’assessore ai Lavori pubblici, Francesco Zuccherini, parlano di «obiettivo strategico e irrinunciabile per il futuro del quartiere e per l’intero comparto della nuova Monteluce, oltre che per il rafforzamento dei servizi sanitari territoriali». Per la sindaca di tratta di un «punto chiave» del rilancio urbano della città e garantisce che l’impegno della giunta sul tema «è massimo» affinché si completi l’opera il prima possibile. Massimo sostegno all’azione di Regione e Usl anche da parte di Zuccherini: «Il nostro obiettivo – scrive – è chiaro, non perdere le risorse del Pnrr e consegnare ai cittadini un’infrastruttura fondamentale per la sanità territoriale e per il rilancio di Monteluce».

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