Le sbarre di una camera di sicurezza

di En.Ber.

Prosegue, davanti al giudice Antonietta Martino, il processo a un marocchino di 56 anni che ha provocato danneggiamenti in carcere, minacciando gli agenti di polizia penitenziaria. Danneggiamenti, resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico di servizio sono i reati contestati all’imputato. Secondo quanto ricostruito nel capo di imputazione il detenuto, a Capanne, «provocava danneggiamenti all’interno della propria cella, distruggendo totalmente il vetro del box doccia, ridotto in frantumi, rompendo parzialmente l’intelaiatura». In più «con i colpi inferti provocava il distacco parziale di una lamina della porta del bagno. 

«Agenti, se mi toccate spacco tutto» Sempre nell’estate 2022 «minacciava il personale della polizia penitenziaria del carcere, opponendosi agli stessi mentre compivano un atto del loro servizio; in particolare dopo che i poliziotti gli ordinavano di rientrare nella propria camera di pernottamento, lui si è aggrappato alle sbarre di altra camera detentiva, minacciandoli che se lo avessero anche solo toccato, avrebbe spaccato tutto e avrebbe dato fuoco anche alla camera». Tra le contestazioni, l’interruzione di pubblico servizio poiché «interrompeva o comunque turbava il regolare svolgimento del servizio del personale della polizia penitenziaria impiegato in quel reparto». L’imputato è difeso dall’avvocato Mattia Masotti.

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