di Maurizio Troccoli
Si sono svolti oggi nella cattedrale di San Venanzo, a Fabriano, i funerali di Hekuran Cumani, il 23enne di origine albanese morto all’alba di sabato scorso nel parcheggio del dipartimento di Matematica, a Perugia. A stringersi intorno alla bara bianca la famiglia, tanti amici e i concittadini che hanno voluto salutare per l’ultima volta il ragazzo. L’omelia è stata pronunciata dal parroco della cattedrale, che ha voluto parlare con parole di dolore e di indignazione, rivolgendosi ai giovani e alla comunità intera. «La morte di Hekuran ci ha colpiti per il non senso che porta con sé. Non ha nessun senso, non spiega nemmeno quella violenza cruda che spesso si coniuga con il divertimento. Non ci si diverte più ad ascoltare musica, a ballare, sembra non ci si diverta se non nella violenza. Sopprimere una vita, non avere rispetto per una vita vuol dire che sono venuti meno molti valori cristiani, quelli della convivenza civile, quelli che fanno sì che gli uomini possano vivere senza sbranarsi».

Lacrime e fiori Parole forti, pronunciate con la voce rotta dalla commozione, alle quali il parroco ha aggiunto un appello alla responsabilità e alla riflessione: «Io mi indigno come uomo dinanzi a certe cose, però mi indigno anche come prete che non ci sono più quei valori condivisi che sono sì del cristiano ma sono della società civile e mi indigno per il fatto che non ci sia un senso in questa vita. Eppure per noi il senso della nostra esistenza è fatto da Gesù Cristo». Un’intera città si è fermata per accompagnare il feretro all’uscita della cattedrale. Palloncini bianchi hanno accompagnato la bara bianca fuori dalla chiesa Fuori, i fiori e le lacrime di chi non riesce ancora a credere che una lite nata per futili motivi si sia trasformata in tragedia.

L’inchiesta Le indagini sull’omicidio proseguono. Hekuran è stato ucciso da una sola coltellata, che lo ha raggiunto al cuore e a un polmone, senza lasciargli scampo. L’aggressione è avvenuta nel corso di una lite tra due gruppi di giovani, i cui contorni restano ancora da chiarire. Nel fascicolo aperto dalla Procura di Perugia è stato iscritto il nome di un ventunenne di origini magrebine, appartenente al gruppo dei perugini che fuori da un locale – dove si era appena concluso il venerdì universitario – era venuto alle mani con la comitiva arrivata dalle Marche. Di quel gruppo facevano parte anche Hekuran e il fratello minore Samuele, che nei minuti precedenti all’omicidio era stato ferito a una coscia da una coltellata. Dolore e attesa di giustizia si mescolano ora nel silenzio di Fabriano, dove la comunità si raccoglie accanto ai familiari del giovane per piangere una vita spezzata troppo presto e per chiedere che venga fatta piena luce su quanto accaduto quella notte a Perugia.

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