di Danilo Nardoni
Un’équipe multidisciplinare dell’Università per Stranieri di Perugia è stata protagonista a giugno della terza edizione del Vergari Day, festival dedicato alla Riserva Naturale del Fiume Vergari, in Calabria. Si tratta di un nucleo composito di docenti e studiosi attivi nei campi dell’acustica applicata, della sostenibilità ambientale, della governance idrica e dell’antropologia, tra cui il prof. Francesco Asdrubali, prorettore e presidente dell’Associazione Italiana di Acustica; la prof.ssa Chiara Biscarini, presidente della Cattedra UNESCO in Water Resources Management and Culture; la prof.ssa Maura Marchegiani, delegata alla sostenibilità dell’Ateneo; l’antropologo Antonello Lamanna, responsabile scientifico del progetto Voxteca.
Dalle loro dichiarazioni, raccolte in occasione della presentazione tenutasi sempre nel mese di giugno al Centro di Educazione Ambientale di Mesoraca (Kr), emerge con chiarezza la portata innovativa del tema sul Vergari Soundscape come un vero e proprio impianto scientifico-culturale, aperto e replicabile su altre realtà fluviali e lacustri come il fiume Tevere o il Lago Trasimeno, basato sull’ascolto e sulla valorizzazione dell’identità acustica dei luoghi e dei patrimoni culturali.
Secondo il prof. Francesco Asdrubali, il paesaggio sonoro rappresenta uno strumento fondamentale per leggere la qualità ambientale e la biodiversità di un territorio: «L’approccio multidisciplinare del Soundscape consente di valorizzare territori fragili, unendo ricerca scientifica e patrimonio culturale. Questa è una delle sfide più urgenti per chi lavora nella sostenibilità». Una visione condivisa dalla prof.ssa Maura Marchegiani, che sottolinea come il progetto coniughi in modo esemplare le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: ambientale, sociale ed economica: «Vergari Soundscape nasce da una relazione profonda tra uomo e natura, cultura e responsabilità collettiva. È un laboratorio aperto di ecologia culturale».
La componente idrica è al centro dell’intervento della prof.ssa Chiara Biscarini, per la quale l’acqua è un elemento strategico e simbolico: «La nostra Cattedra lavora da decenni sull’integrazione dei saperi tecnici, storici e antropologici nella gestione delle risorse idriche. Il progetto sul Vergari rappresenta un esempio concreto di applicazione di modelli replicabili anche in altri contesti fluviali e lacustri, in Italia e all’estero».
A fornire il quadro metodologico e narrativo dell’intero percorso è Antonello Lamanna, secondo cui Vergari Soundscape è anche una forma di etnografia sonora condivisa: «Il paesaggio sonoro è un dato culturale, non soltanto sensoriale. Può diventare uno strumento di rigenerazione, formazione e trasmissione dei saperi». Il suono, aggiunge, è una forma di cura del territorio e del legame tra storia e ambiente.
L’adozione di un metodo così articolato, che fonde ingegneria ambientale, acustica applicata, diritto internazionale, antropologia e arte partecipativa, rappresenta il cuore del progetto, una matrice interdisciplinare che rende il team Unistrapg un esempio concreto di ricerca integrata. L’innovativo esperimento e il contributo della delegazione dell’Università per Stranieri di Perugia nel modello Vergari Soundscape sarà quindi preso ad esame per la rigenerazione culturale di altri territori in Umbria e non solo.
