foto di archivio

di Enzo Beretta

Coltellate in mezzo alla strada al collega semplicemente perché lo aveva ripreso per un ritardo sul luogo di lavoro. È quanto emerge nel corso dell’indagine a carico di un 21enne italiano arrestato dai carabinieri di Città di Castello con l’accusa di tentato omicidio. Il giovane, difeso dall’avvocato Eugenio Zaganelli, questa mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio che si è celebrato in tribunale a Perugia. 

‘Ti ammazzo’ Viene accusato di aver «compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte del collega di lavoro presso un’enoteca di Città di Castello, attingendolo ripetutamente con un coltello al fianco e alle braccia». L’aggressione è avvenuta il 23 luglio intorno alle 14.15: secondo la ricostruzione il ventunenne ha raggiunto il collega mentre camminava in via Franchetti, lo ha preso alle spalle e lo ha colpito con un coltello a serramanico al fianco destro e, successivamente, quando il poveretto ha tentato di difendersi, gli ha sfiorato alcuni pugni gridandogli ‘ti ammazzo’. 

Il referto e la fuga dalla finestra Poi si è dato alla fuga. Mentre il poveretto veniva visitato dai medici del pronto soccorso, uscendo dall’ospedale con un referto di 45 giorni di prognosi e l’«indebolimento permanente dell’organo di prensione», i carabinieri sono andati a cercare l’aggressore a casa, dove il padre ha in qualche modo tentato di nasconderlo mentre lui saltava da una finestra per darsi alla fuga. 

Il coltello lavato Nel corso della perquisizione sono spuntati un tira pugni, tre spray capsicum, un cacciaviti e un bisturi sottoposti a sequestro insieme al coltello utilizzato per l’aggressione che era stato lavato per cancellare le tracce di sangue. 

La lite Dagli accertamenti è emerso che i due avevano avuto un diverbio quella stessa mattina, quando l’indagato si era presentato tardi al lavoro e l’aggredito lo aveva ripreso, venendo ammonito a proposito del fatto che si doveva fare i c… suoi, anche perché, tra le altre cose, non era lui il proprietario del locale. 

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