Il ministro Corrado Passera (foto U24)

di Ivano Porfiri

«Rimaniamo convinti che il prossimo anno il nostro paese possa superare la fase di recessione, possa risalire di quei 2 punti, 2 punti e mezzo per tornare non certo ad un grande livello, alla crescita zero, ma comunque rispetto all’andamento di quest’anno è un cambio di direzione forte». Così il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenendo lunedì telefonicamente alla 21esima convention mondiale delle Camere di commercio in corso a Perugia. Il governo, secondo Passera, «in questi dieci mesi si è dedicato a interventi strutturali che solo un governo non coinvolto nell’attività elettorale continua poteva permettersi di fare e che fanno parte di un unico, grande progetto» in cui, ha concluso, «consolidamento dei conti pubblici e rafforzamento del piano di sviluppo del paese, austerità e sviluppo vanno insieme in maniera coordinata».

I due Mario Nel corso del suo intervento poi Passera si è soffermato sul ruolo di quelli che ha chiamato «I due Mario», ovvero il premier Mario Monti e il presidente della Bce Mario Draghi. «L’Europa oggi – ha detto – è molto più avviata sui binari di soluzione della crisi e, in questo, i due “Mario”hanno avuto un grande merito». «Il paese – ha aggiunto il ministro – in questi 10 mesi ha recuperato credibilità internazionale, i mercati hanno visto il paese lavorate unito nei momenti difficili: dal governo al parlamento alle parti sociali», il che secondo il ministro ha permesso di approvare anche«provvedimenti complessi». Secondo Passera, «Mario Monti ha contribuito a rafforzare la credibilità del paese permettendo – ha concluso – che l’Italia tornasse protagonista in Europa e non solo».

La convention si è tenuta alla Sala dei Notari

Le infrastrutture Passera ha poi parlato di un tema delicato come quello delle infrastrutture, promettendo che il governo di cui fa parte sbloccherà altri 15 miliardi di euro entro la fine del mandato: «Ad oggi  – ha detto – abbiamo già sbloccato finanziandoli 35 miliardi di lavori, vogliamo arrivare a 50 nel corso della legislatura». Sempre in tema di infrastrutture, Passera ha sottolineato come «non abbiamo guardato il problema in maniera superficiale, ma in profondo per capire i problemi dei ritardi». Tra gli esempi di intervento realizzati, il ministro ha citato quello della «defiscalizzazione». «Ovviamente – ha aggiunto – abbiamo anche voluto concretamente cambiare velocità in termini di  sblocco delle infrastrutture». L’obiettivo per fine legislatura è, dunque di 50 miliardi di finanziamenti sbloccati, ma non – ha concluso Passera – come «annunci di massima», bensì in modo che ad ogni stanziamento corrisponda un «cantiere».

Le risorse «Le risorse per fare ciò che ci siamo proposti ci sono». «Per molte attività del governo – ha poi aggiunto – dovremo trovarne anche altre lavorando su spending review, recupero dell’evasione, valorizzazione delle aziende pubbliche. Abbiamo queste tre grandi leve strutturali per dare risorse a progetti sulla crescita. Tutte le altre idee che possano aiutare – ha concluso- sono più che benvenute».

Marini: vera sfida è competitività Catiuscia Marini, presidente della Regione Umbria, durante il suo intervento ha affermato come «la vera, grande sfida che ci attende per far sì che l’economia nazionale possa riprendersi, è quella della maggiore competitività del nostro sistema che passa anche per i processi di internazionalizzazione delle imprese e della loro capacità di esportare». Per la presidente, è necessario concentrare ogni sforzo da parte di tutti gli attori, istituzionali ed imprenditoriali, «sulla qualità e l’innovazione» dei prodotti nazionali, perché sugli altri fattori, purtroppo, l’Italia e il suo sistema economico non sono più competitivi. «Sul terreno del costo del lavoro – ha aggiunto la presidente – in molte aree del mondo non siamo in grado di essere competitivi», e al tempo stesso «stiamo diventando un’economia high cost dal punto di vista delle materie prime e dell’energia». Inoltre, «non possiamo più far conto su fattori legati all’oscillazione dei cambi e alle svalutazioni competitive che in passato nei fatti hanno sostenuto un pezzo importante dell’industria e del sistema produttivo nazionale». Dunque, a giudizio della presidente umbra, c’è il fattore ‘qualità e innovazione’ il solo che potrà permetterci di vincere la sfida per riportare l’economia italiana a crescere».  A questa sfida non sono estranee le politiche pubbliche che devono, anzi, favorire il più possibile l’evoluzione del nostro sistema produttivo verso elementi e fattori concreti che ne aumentino la sua competitività: «Le politiche pubbliche, soprattutto regionali – ha detto – devono avere l’ambizione di aprire a questa dimensione sistemi, filiere e reti di imprese».

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