L'ex presidente con il colonnello Corbinelli (Foto F. Troccoli)

di Maurizio Troccoli

Dopo il ciclone dell’avviso di conclusione delle indagini relativo a quella che viene definita ‘Sanitopoli’, che ha visto indagati tra gli altri l’ex presidente della Regione Umbria, l’ex assessore alla Sanità Riommi, dimissionario a causa dell’inchiesta della magistratura e di nuova nomina da parte dell’esecutivo regionale con la carica di responsabile al Bilancio, arriva l’affondo di Maria Rita Lorenzetti che si rifiuta di accettare l’immagine di una politica regionale messa in cattiva luce.

La dichiarazione «Dieci anni buon governo dell’Umbria, anche in riferimento alla sanità, come ci è stato formalmente riconosciuto dalle autorità competenti al controllo come i ministeri della Sanità e dell’Economia, non possono essere cancellati da un’indagine giudiziaria che pure rispettiamo»: così l’ex presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti sugli ultimi sviluppi dell’inchiesta della procura di Perugia denominata «sanitopoli», termine che però l’ex governatrice «rifiuta radicalmente».

Difendo la legittimità degli atti «Difendo con fermezza e convinzione – ha sottolineato Lorenzetti – l’operato dell’intera Giunta regionale che ho guidato. In particolare difendo la legittimità delle delibere autorizzative alle Asl dell’Umbria e alle Aziende ospedaliere. Atti che avevano l’unico fine di contenere la spesa per il personale. Risultato che, insieme ad altri, ha portato l’Umbria – ha concluso l’ex presidente – a essere individuata come riferimento per tutte le altre regioni per il rapporto costi-qualità delle prestazioni sanitarie».

Laffranco (Pdl): «C’è un sistema» La replica alle parole di Lorenzetti vengono dal deputato Pdl Pietro Laffranco. «L’abbiamo detto, scritto, ripetuto fino alla noia: in Umbria c’è un sistema di potere che fa capo ad una certa sinistra che impedisce il cambiamento politico e la crescita della regione. Invero, siamo stati gli unici ad affermarlo, nel silenzio, talora interessato, di tanti. Ci hanno detto che era il nostro alibi per le sconfitte elettorali. Media, associazioni, corporazioni, potentati di vario genere, che hanno trovato più semplice essere sordi o addirittura conniventi con il sistema di potere della sinistra, magari dileggiando le nostre denunce. Qualche solone ci ha dato lezioni politiche, mentre in Umbria il cambiamento era reso davvero impossibile da questo sistema perché il gioco era falsato. Lo diciamo senza voler nascondere i nostri limiti, che ci sono e vanno corretti tempestivamente per essere all’altezza delle sfide odierne».

Basta ignavia «Il tempo però – continua Laffranco – è sempre galantuomo. Dirà se ci sono responsabilità penali, ma ha già detto che c’è un articolato sistema di potere che fa capo ad una certa sinistra, che pervade molti campi, economici, sociali e culturali, ai limiti della legalità, comunque insistendo in una zona grigia situata tra ciò che si può fare e quello che non si dovrebbe fare». Secondo Laffranco, «il tempo di crisi in cui viviamo impone anche a livello regionale un deciso cambiamento: ora sta a chi governa decidere se tentare di difendere l’indifendibile, oppure mettere mano alla situazione con determinazione. Senza manicheismi ma anche senza illusionismi. Lasciamo che la magistratura faccia il suo corso, sempre in un preciso regime di garanzie per tutti che neppure l’emergenza può far venire meno in un paese democratico. La politica, invece, agisca senza tentennamenti, si autoriformi, recuperi autorevolezza e, così, la fiducia dei cittadini. E’ il momento della responsabilità e non quello dell’ignavia. Pur sapendo che anche una grande opera riformatrice potrebbe non salvare questa nostra Umbria, tutti abbiamo il dovere di provarci. Marini, Boccali, Guasticchi e c. – conclude Laffranco – battano un colpo subito o potrebbe esse troppo tardi».

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