lunedì 21 ottobre - Aggiornato alle 06:54

Umbria al voto tra ottobre e novembre: il percorso. E per le liste ora basterà la metà delle firme

Depositato in consiglio regionale il parere degli uffici: aula chiamata solo ad approvare atti improrogabili o «derivanti da situazioni di forza maggiore»

L'aula del consiglio regionale (foto © Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Elezioni, con tutta probabilità, tra ottobre e novembre e un consiglio regionale fino a quella data convocato per approvare solo gli atti improrogabili per legge o «derivanti da situazioni di forza maggiore conseguenti a eventi naturali». In queste ore è stato depositato negli uffici dei capigruppo il documento firmato da Juri Rosi, responsabile del Servizio legislativo di Palazzo Cesaroni, con cui si traccia il percorso verso il voto anticipato. Nelle 15 pagine in primis si spiega nel dettaglio quanto emerso già nei giorni scorsi, e cioè che data la formula scelta dalla presidente Catiuscia Marini (che ha optato per dimissioni volontarie non determinate da ragioni personali), occorre un passaggio in assemblea dove la maggioranza potrebbe anche respingere le dimissioni; a quel punto Marini avrebbe 15 giorni di tempo per decidere se confermarle o ritirarle.

IL COMMA CHE GARANTISCE UN MESE DI TEMPO IN PIÙ

In aula La discussione in aula, dove al momento la presenza di Marini non è assicurata (potrebbe inviare un documento), ci sarà il 7 maggio e per quella data il centrosinistra, in pieno travaglio politico, dovrà prendere una decisione su come affrontare questo passaggio. Quanto all’attività degli organi consiliari, ovviamente le tre mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni sono congelate (tornerebbero in agenda solo in caso di ritiro delle dimissioni), mentre il consiglio potrà riunirsi solo per approvare «gli adempimenti improrogabili per legge» e «quelli derivanti da situazioni di forza maggiore conseguenti a eventi naturali». Insomma, i consiglieri potranno approvare l’assestamento di bilancio ed, entro un mese, il taglio dei vitalizi che già vengono erogati, pena la riduzione del 20% dei fondi garantiti dal governo.

Il voto L’altro nodo decisivo è quello dell’indizione delle elezioni, che spetta al vicepresidente della giunta regionale. Nel parere viene confermato che nei casi di scioglimento anticipato le urne vanno indette entro tre mesi, ma due sono le possibili interpretazioni: che entro tre mesi sia necessario indire le elezioni o che esse si debbano tenere. «Il Consiglio di Stato nel 2012 – è detto nel documento – confermando la sentenza del Tar del Lazio sulle dimissioni del presidente della giunta regionale del Lazio, ha stabilito che le elezioni devono aver luogo e non solo essere indette entro tre mesi dallo scioglimento del consiglio regionale. Il Tar della Basilicata nel gennaio del 2019, su un caso diverso, ha stabilito lo stesso principio per “assicurare il più celere ripristino della piena legittimazione democratica e dell’ordinaria funzionalità dell’ente regione”».

Meno firme Nel documento non viene indicato alcun orizzonte temporale ma è chiaro che, complici i tempi tecnici e quelli politici (tutti o quasi hanno ne hanno bisogno per organizzarsi), con tutta probabilità si voterà tra ottobre e novembre, con la possibilità che arrivino dei ricorsi i cui esiti, però, arriverebbero quando a urbe chiude già da un pezzo. Le liste con i relativi candidati vanno depositate, come spiega la legge elettorale umbra, un mese prima dell’apertura delle urne, e nel periodo precedente serve tempo per raccogliere le firme, possibilmente rispettando le regole. E a proposito di firme, il rompete le righe anticipato comporta novità. Il famigerato Umbricellum, ovvero la legge elettorale approvata nel 2015 fra mille contestazioni e a poche settimane dal voto, prevede che in caso le elezioni arrivino almeno 4 mesi prima della scadenza naturale della legislatura, partiti e movimento possono raccogliere solo la metà delle firme necessarie. Senza dimissioni della presidente e voto anticipato, per presentare una lista sarebbero servite da un minimo di 500 a un massimo di mille firme; tra pochi mesi invece, ne basteranno 250, il che potrebbe anche portare a una proliferazione dei candidati.

Twitter @DanieleBovi

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