Non più soltanto una denuncia sindacale, ma una criticità riconosciuta anche dall’azienda ospedaliera e ora oggetto di un monitoraggio istituzionale permanente da parte del Difensore civico regionale. Si lasciano accesi i riflettori sui pazienti sistemati temporaneamente nei corridoi dei reparti dell’ospedale di Perugia, questione emersa nelle scorse settimane attraverso le segnalazioni del NurSind e le successive repliche della direzione sanitaria.
A rendere noto l’esito dell’istruttoria è lo stesso sindacato delle professioni infermieristiche, che il 9 aprile aveva presentato un esposto al Difensore civico denunciando «la grave e ricorrente collocazione di pazienti in letti posizionati nei corridoi dei reparti». Nella risposta trasmessa dall’organismo regionale, sulla base delle informazioni fornite dall’azienda ospedaliera di Perugia, viene confermato il ricorso a letti aggiuntivi collocati in aree non dedicate alla degenza.
Secondo i dati comunicati dalla direzione ospedaliera, nel primo trimestre del 2026 si sono verificati 16 giorni con episodi documentati di utilizzo temporaneo di posti letto nei corridoi. L’azienda riconduce il fenomeno a «circostanze eccezionali», legate soprattutto all’aumento degli accessi al pronto soccorso e alla crescente complessità clinica dei pazienti ricoverati, precisando che la permanenza media in queste sistemazioni sarebbe contenuta entro le 12 ore.
Nella risposta inviata al Difensore civico, l’ospedale riferisce anche di aver introdotto misure temporanee per limitare l’impatto sulle condizioni dei degenti, tra cui l’utilizzo di separatori mobili per garantire una maggiore riservatezza. Allo stesso tempo, però, ammette che il modello organizzativo introdotto nel 2023 «non ha risolto completamente il problema» e che permangono «alcune criticità».
È questo uno degli elementi che il Nursind considera più rilevanti dell’intera istruttoria. Già nelle settimane scorse il sindacato aveva contestato la definizione di «episodi eccezionali» utilizzata dall’azienda, sostenendo che il ricorso ai letti nei corridoi fosse ormai diventato una pratica ricorrente e non più occasionale.
Ora, oltre al riconoscimento del fenomeno, arriva anche l’impegno del Difensore civico a mantenere aperto un presidio di monitoraggio sulla situazione, con l’obiettivo di verificare nel tempo l’attuazione concreta delle misure annunciate dall’azienda ospedaliera.
Tra gli interventi indicati dalla direzione sanitaria figurano l’aumento della disponibilità di posti letto, nuove assunzioni di personale sanitario e un rafforzamento dell’integrazione tra ospedale e servizi territoriali, considerata strategica soprattutto per accelerare dimissioni e percorsi assistenziali alternativi al ricovero.
Nella nota diffusa mercoledì, il segretario regionale del Nursind Marco Erozzardi parla di una pratica «inaccettabile» che «lede profondamente i principi di dignità e riservatezza sanciti dalla Costituzione e dalla Carta dei diritti del malato». Il sindacato richiama inoltre i possibili rischi clinici legati all’assistenza in spazi impropri, dal maggiore rischio di infezioni correlate all’assistenza fino all’aggravio dei carichi di lavoro per il personale sanitario, già alle prese con carenze di organico definite «croniche e strutturali».
Il caso aveva già assunto anche una dimensione politica. Dopo le prime denunce del Nursind, i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia Paola Agabiti, Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei avevano annunciato un’interrogazione urgente in Regione, sostenendo che la sistemazione dei pazienti nei corridoi non fosse riconducibile a situazioni isolate.
Nelle precedenti repliche pubbliche, l’azienda ospedaliera aveva comunque assicurato che «l’assistenza sanitaria è garantita a tutti i pazienti senza eccezione» e che il rischio clinico viene «costantemente presidiato», sottolineando l’esistenza di strumenti di monitoraggio digitale dei ricoveri e di sistemi di gestione dei posti letto.
La vicenda riporta al centro un tema che negli ultimi anni interessa numerosi grandi ospedali italiani: la pressione crescente sui pronto soccorso, la difficoltà di reperire posti letto nei reparti e la carenza di personale sanitario. A Perugia, però, il confronto entra ora in una fase diversa, perché alla denuncia sindacale si aggiunge un controllo formale e continuativo da parte del Difensore civico regionale.
