lunedì 25 maggio - Aggiornato alle 03:01

Terni, dalla Corte dei Conti no al piano di rientro: «Passivo inattendibile e copertura aleatoria»

Nelle motivazioni incertezza anche sulla durata. Le carte di Di Girolamo per puntare al ricorso: farmacie e Ater. Opposizioni scatenate

Palazzo Spada sede del Comune di Terni (foto Rosati)

di Massimo Colonna

«La sezione regionale di controllo della Corte dei Conti delibera di non approvare il piano di riequilibrio». E’ quanto si legge nell’ultima delle 36 pagine di motivazioni con cui la Corte dei Conti ha bocciato il piano di rientro pluriennale presentato dalla giunta del sindaco Leopoldo Di Girolamo. Il documento rilancia così sulla crisi di Palazzo Spada e alimenta le opposizioni. Intanto però lo stesso primo cittadino punta al ricorso. Due i punti chiave: una nuova perizia sul valore delle farmacie e i fondi regionali sbloccati per la questione Ater.

Le criticità Nella riunione del 14 luglio scorso dunque la sezione regionale ha redatto il documento. «I fattori di maggior criticità – si legge – sono: l’ingente mole di debiti fuori bilancio, in particolare con le partecipate; il riaccertamento straordinario dei residui con un disavanzo di 54.914.116,00 euro, da ripianare in 30 anni con quote annuali di 1.830.470,00; il disavanzo dell’esercizio 2015, per 3.445.015,30 euro».

Secco no I primi punti analizzati sono proprio quelli economici. Ma qui arriva la prima bocciatura. «La sezione ritiene che il piano non possa essere approvato, stante la incongrua ed inattendibile determinazione della massa passiva e l’aleatorietà dei relativi mezzi di copertura. L’effettiva realizzazione di tali mezzi è esposta a numerose variabili, indipendenti dalla volontà dell’ente».

Cinque o sei anni? Qualcosa non torna nemmeno sulla durata del piano: l’amministrazione ha sempre dichiarato di volere un progetto quinquennale, ma secondo la Corte dei Conti non c’è chiarezza sulla annualità di inizio. «Ulteriore elemento di ordine generale – si legge nel documento – è la scarsa chiarezza sulla durata del piano. L’ente ritiene che esso abbia durata quinquennale con decorrenza dal 2017, la commissione ministeriale invece ritiene che esso debba avere la durata di sei anni ricomprendendo anche il 2016».

Il ricorso A non convincere sono anche le ipotizzate vendite degli immobili, visto che per la sezione «mancano acquirenti accreditati», a parte l’Ater. E proprio sul capitolo Ater si basa il ricorso che la giunta presenterò entro 30 giorni alle sezioni unite. Dalla Regione infatti sono stati sbloccati dei fondi che vincolavano il diritto di proprietà di Ater di diversi immobili comunali. In più, nel ricorso, si punterà anche sulla più recente perizia che alza il valore della privatizzazione delle farmacie. Ma è chiaro che al momento la strada che porta al ricorso è tutta in salita e la vicenda solleva diverse polemiche politiche.

Il Partito democratico Del caso Terni nelle scorse ore ha parlato anche la segreteria regionale del Pd insieme ai vertici delle istituzioni «per condividere – dice il segretario Giacomo Leonelli – spunti e valutazioni sulla strada da percorrere per il bene delle istituzioni che rappresentiamo, della città e dei cittadini». «È con l’obiettivo – aggiunge – di scongiurare gli effetti nefasti di dimissioni immediate del sindaco, cioè riduzione dei servizi, aumento della tassazione, impossibilità di contrarre nuovi mutui, che si è unanimemente ribadito il sostegno a Di Girolamo nel ricorso contro la bocciatura del piano di riequilibrio e nella valutazione rispetto all’apertura di una fase nuova per la città all’esito di questo percorso».

Movimento Cinque Stelle Sulla vicenda entrano ovviamente anche le opposizioni. «Ci ridevano in faccia – scrive in un comunicato Thomas De Luca, del M5S – oggi tacciono in un desolante silenzio mentre si aggrappano terrorizzati alle loro poltrone. Le durissime parole della Corte dei Conti certificano che tutto quello che abbiamo denunciato da anni, in merito all’occultamento dei debiti fuori bilancio era la sacrosanta verità. Il Pd, che rivendica ancora la titolarità di poter decidere sulla vita e la morte di questa città, fonda i suoi diritti su elezioni amministrative, quelle del 2014, viziate politicamente dalla più grande menzogna mai raccontata agli elettori: il Comune era già in dissesto dal 2013. Non dichiarando i debiti però sono riusciti a far credere a tutti che i conti fossero in regola. Ecco perché siamo fermamente convinti che questa sia un’amministrazione abusiva non più legittimata a governare».

I Love Terni «Il sindaco ed il suo assessore – spiega in una nota Enrico Melasecche della lista civica d’opposizione ‘I love Terni’ – non sono degni di continuare a raccontare sciocchezze ai ternani. La Corte dei Conti stronca con le nostre stesse argomentazioni un piano di rientro dal dissesto fatto di piccole e grandi bugie. Consiglierei a Cavicchioli, se la politica ha ancora un minimo di dignità, di ammettere pubblicamente ciò che lui stesso dichiara riservatamente: che mai e poi mai immaginava di trovare una situazione così drammatica. Non vi è consentito continuare a prendere in giro la città dichiarando che pretendete di rimanere abbarbicati a Palazzo nell’interesse dei ternani».

Forza Italia «Riteniamo ormai inutile continuare a reclamare soltanto le dimissioni di un sindaco e della giunta – Sergio Bruschini, coordinatore di Forza Italia, e Francesco Maria Ferranti, vice coordinatore – è come sparare sulla croce rossa. È solo una questione di tempo, ma questa amministrazione è arrivata al capolinea, speriamo che non faccia altri danni allungando l’agonia. È  il momento invece che tutto il centrodestra ponga in modo serio e coeso una risposta unitaria e credibile alla città. Per questo ci sentiamo di lanciare a settembre gli Stati generali del centrodestra».

@tulhaidetto  

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