«L’Isee come parametro al posto dell’Irpef è obbligatorio e l’aumento o riduzione del canone ne è scaturito oscilla tra il 10 e il 15 per cento». Replica così l’assessore Enrico Melasecche ai sindacati degli assegnatari di case popolari che martedì hanno denunciato rincari del 30 per cento sui canoni e per circa il 60 per cento delle famiglie che beneficiano dell’alloggio pubblico, imputando la problematica al passaggio all’Isee per il calcolo del canone.
«Isee obbligatorio e per 3 mila famiglie canone diminuito» Le criticità segnalate da Sunia, Sicet e Uniat, vengono però contestate da Melasecche che ricorda come l’introduzione dell’Isee «è un adempimento obbligatorio per la Regione onde evitare rilievi da parte della magistratura, contabile e non», aggiungendo anche che la novità ha permesso a «molte famiglie che hanno visto ridotto il proprio reddito per la pandemia di richiedere e ottenere in modo pressoché istantaneo la riduzione dell’importo locativo, presentando un Isee aggiornato, operazione che con l’Irpef avrebbe richiesto mesi». L’assessore, poi, ritiene che «su 8 mila famiglie assegnatarie di casa popolare circa 3 mila hanno visto l’affitto significativamente ridotto», ma in ogni caso a suo dire sia gli aumenti che le riduzioni sono contenuti nel margine del 10-15 per cento». Infine, Melasecche bacchetta Sunia, Sicet e Uniat quando dice che «dispiace leggere di un atteggiamento di chiusura da parte della Regione, dei suoi uffici o dell’Ater» quando « i sindacati sono stati convocati anche in terza commissione consiliare», ma «sarà mia cura – è l’impegno dell’assessore – convocare le sigle degli inquilini a cui chiedo fin d’ora di abbandonare polveroni inutili, come quello ingiusto ed illegittimo del ritorno ai redditi IRPEF e di portare al tavolo proposte concrete su come migliore i meccanismi del regolamento 7/2019».
