Un rincaro dei canoni di quasi il 30%. Sunia, Sicet e Uniat, i sindacati degli inquilini di Cgil, Cisl e Uil, tornano a denunciare gli effetti dell’applicazione del nuovo regolamento regionale, che recepisce il passaggio dal reddito imponibile all’Isee per il calcolo degli importi. E chiede alla Regione di ripensarci come, affermano, stanno facendo altre regioni.
Rincari per 60% inquilini Per Sunia, Sicet e Uniat, circa il 60% degli assegnatari delle case popolari nell’arco degli anni 2020/2021 ha visto il proprio canone di locazione aumentare del 26,5% con particolare riferimento ai nuclei familiari composti da una o due persone che si ritrovano, quindi, in gravissime difficoltà nel pagamento, «il tutto – affermano – amplificato anche dalla grave crisi economica, finanziaria e sanitaria che ha colpito il nostro paese».
Canoni più cari d’Italia «L’applicazione a regime del nuovo regolamento – proseguono i sindacati – ha fatto sì che il canone medio applicato nella nostra regione sia il più alto di tutta Italia, più alto della ricca Lombardia, della Toscana, dell’Emilia Romagna, del Veneto e di tante altre regioni. Solo quattro regioni, prima della nostra, avevano adottato l’Isee per il calcolo dei canoni di locazione Ers e tutte sono ora in fase di modifica del proprio regolamento; non si capisce come l’Umbria, nonostante ciò e nonostante i molteplici avvertimenti da parte nostra, abbia colpevolmente tirato dritto (forse per fare cassa?)».
Incontro o manifestazione Sunia, Sicet e Uniat hanno richiesto incontri con tutti gli organi preposti (Regione, assessore Melasecche, Ater, terza Commissione), anche congiuntamente a Cgil, Cisl e Uil), ma mai sono stati convocati. «La Regione – attaccano – è quindi colpevole due volte: in primis ha sottovalutato quanto evidenziato da chi, come noi, è in trincea tutti i giorni, e poi ha applicato la legge del profitto, dimenticando la propria mission, cioè quella di essere al servizio delle categorie dei meno abbienti». E negli ultimi giorni è stato richiesto nuovamente un incontro urgente con la Regione e con Ater Umbria. Se ciò non avvenisse, «senza ulteriore avviso – concludono le organizzazioni – saremo costretti, in difesa dei propri utenti, a manifestare sotto le sedi istituzionali insieme agli assegnatari fino alla risoluzione del problema, che deve vedere la modifica del regolamento regionale».
