mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 19:45

Regionali, è già scontro nel centrodestra: Salvini lancia Tesei, Meloni e Tajani lo stoppano

Affollato comizio e contestazioni in piazza Italia dopo le dimissioni di Marini: «Si voti il prima possibile. Può fare bene come governatrice»

Tesei e Salvini a Perugia (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

«Chi governerà l’Umbria è su questo palco. Abbiamo qui la futura presidente della Regione. Donatella Tesei fai un passo in avanti». Dal palco montato sotto la statua equestre di Vittorio Emanuele II, il leader della Lega Matteo Salvini lancia il suo ‘cavallo’ verso la parte opposta della piazza, quella dove affacciano i palazzi di giunta e consiglio regionale. La senatrice strappata ai forzisti, sindaco di Montefalco e presidente della commissione Difesa, «ha fatto molto bene da sindaco e può fare bene come governatrice». Quanto ai tempi, Salvini vuole passare all’incasso subito: «Il Pd non la tiri per le lunghe e si vada a votare il prima possibile». A meno di 24 ore dalle dimissioni di Catiuscia Marini dunque all’interno del centrodestra, che per la prima volta in Umbria sente la vittoria in tasca, si apre la battaglia per la candidatura con la Lega che la rivendica, Giorgia Meloni che invece punta su Marco Squarta e Forza Italia che non vuole stare a guardare.

FOTO: IL COMIZIO E I SELFIE

LE DIMISSIONI E LA SETTIMANA DI PASSIONE DEM

Braccio di ferro A meno di due ore dal comizio di Salvini infatti la leader di Fratelli d’Italia manda a dire al ministro che «il presidente», anche se sarebbe meglio dire il candidato presidente, «lo decideremo insieme come abbiamo fatto vincendo in Friuli-Venezia Giulia, Molise, Abruzzo, Sardegna e Basilicata. Bene che Salvini abbia fatto la sua proposta. È ovviamente di qualità, come di qualità sono le nostre proposte per l’Umbria, la Calabria e l’Emilia-Romagna. Noi i nomi li abbiamo pronti per guidare la coalizione. Non faremo però l’errore di dividerci per fare a gara a chi spara prima e più forte un nome». A frenare è anche il presidente del Parlamento europeo, il forzista Antonio Tajani: «Decidiamo insieme – dice – bisogna cambiare sistema, non solo i nomi». Tajani promette che Fi presenterà la sua proposta «di altissimo profilo» in tempi brevi e poi «decideremo quale sarà la migliore». Il presidente si richiama anche al «modello Andrea Romizi» e spiega che «le decisioni non si prendono in piazza bensì dopo una attenta riflessione fra alleati». Insomma, si replica a livello regionale quanto accaduto in alcuni comuni, con la Lega a cercare di imporre i suoi candidati mentre FdI e Fi inseguono.

FOTO: L’ATTESA DEI MILITANTI

VIDEO: LA CONFERENZA DI VERINI

Piazza blindata In piazza il vicepremier arriva poco prima delle 18 e ad aspettarlo ci sono molte persone, più che altro 50-60enni ma anche 30-40enni e alcuni giovanissimi. «La pacchia è strafinita» sfoggia su una maglietta blu una ragazza, mentre accanto a lei un’ultra 60enne indossa una più bossiana camicia verde. L’intera area è stata bonificata fin dal mattino dalle forze dell’ordine: decine di poliziotti e carabinieri presidiano piazza Italia e controllano zaini e borse. Alcune decine i contestatori (tra di loro anche i Giovani comunisti) che arrivano alla spicciolata radunandosi sull’altro lato del palco; a uno di loro in un primo momento viene impedito di esporre uno striscione («Salvini ti aspetta il tribunale internazionale dell’Aja»), mentre dei ragazzini tengono fra le mani un piccolo cartello («L’Italia che resiste») e una donna sfoggia la bandiera dell’UE.

VIDEO: IL COMIZIO

Il comizio Salvini parla per una ventina di minuti e in molte occasioni battibecca coi contestatori che gli chiedono conto dei 49 milioni, lo fischiano, alcuni gli mostrano il dito medio, gli urlano di «andare a casa». Il vicepremier risponde col solito repertorio: «Figli di papà col portafoglio pieno. Andate da un’altra parte e non rompete le scatole». Poi, poco dopo: «Avete rotto le palle… Io comunque adoro le minoranze, difendo i comunisti come specie in via di estinzione». Salvini dunque usa le rodate armi dell’irrisione e della semplificazione tesa alla costruzione del nemico, mentre la piazza lo applaude, lo incita e fischia a sua volta i contestatori. Sull’inchiesta che ha travolto i vertici del Pd e della Regione il leghista dice poche parole: «Siamo qui non perché facciamo i giudici o i magistrati, loro faranno le loro indagini, ma l’Umbria merita un’amministrazione diversa perché da decenni la sinistra sta massacrando questa terra».

LA PARABOLA DI CATIUSCIA MARINI

Un saluto a Marini A Catiuscia Marini invia non il solito bacione bensì «un saluto. Ha finito di fare i danni in Umbria. La sinistra qui ha fatto solo disastri ed è arrivato il momento di cambiare rimettendo al centro la sanità, gli ospedali da aprire, il sostegno agli agricoltori e ai commercianti. Chi sceglierà la Lega in Umbria fa una scelta precisa: i soldi della Regione, le case popolari, i contributi pubblici, vanno prima agli italiani». «L’Umbria – ha detto avviandosi verso la conclusione – è una delle regioni più belle del mondo, ma merita un sistema di trasporti che permetta di arrivarci. La prossima Regione dovrà investire in strade, autostrade e ferrovie». Alcune parole vengono anche spese sul versante, tenuto sempre caldissimo, dell’immigrazione: «Si sono dimezzati i morti nel Mediterraneo grazie a questo governo, capisco il nervosismo di qualcuno che guadagnava milioni di euro, è finita la pacchia e i porti rimarranno chiusi».

VERINI:  «ABBIAMO FORZA PER RIALZARCI»

Un’ora di selfie Sotto lo sguardo di Vittorio Emanuele II ci sono i candidati della Lega al consiglio comunale, tutti con la pettorina della Lega, mentre prima dell’arrivo del leader ci hanno pensato consiglieri regionali e onorevoli, supportati da Barbara Saltamartini, a scaldare la platea con roboanti paralleli storici: «È la festa della liberazione», «è caduto il muro di Berlino». In ossequio alla rodata strategia fatta di piazza e Rete, Salvini invita i presenti a mettersi in fila per un selfie. Dai giovanissimi ai sindaci come Luca Carizia, dagli anziani a uomini e donne di mezz’età, il leader della Lega rimarrà oltre un’ora a farsi fotografare. «Ma il selfie, il selfie quando lo facciamo?» si agita un onorevole sotto il palco; «decide lui quando», gli viene risposto.

Twitter @DanieleBovi

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