martedì 31 marzo - Aggiornato alle 15:40

Marini si dimette, probabili elezioni in autunno. La settimana di Passione del Pd e il pressing romano

«Faccio la cosa migliore per l’Umbria, ne uscirò a testa alta. Zingaretti? Non mi ha chiesto nulla». Ora parola al consiglio LIVEBLOG: LA GIORNATA

La presidente Marini martedì pomeriggio a Palazzo Donini (foto F. Troccoli)

di Daniele Bovi

Il tempio trasformato in un mercato, l’agnello sacrificale che dovrebbe mondare i peccati di tutti, la via crucis, i traditi e i traditori e una certezza: la settimana di Passione per il Pd umbro non prevede la resurrezione dopo soli tre giorni. È un cielo plumbeo e un corso Vannucci spazzato da vento gelido e qualche goccia di pioggia quello che accoglie la dimissionaria Catiuscia Marini alle 20 di martedì. Attorniata da una selva di microfoni la presidente ha al suo fianco il capo ufficio stampa della giunta e l’avvocato Nicola Pepe, entrato a Palazzo Donini intorno alle 17.30 per limare gli ultimi dettagli della lettera di dimissioni: «Sono serena. Ho preso questa decisione per tutelare me stessa, per essere libera di difendermi e andare in questa regione a testa alta».

VIDEO: MARINI, ECCO PERCHE’ MI DIMETTO

«Sono una persona perbene» La presidente esce dall’ingresso principale di Palazzo Donini e si avvia non verso l’auto blu bensì verso un’utilitaria bianca parcheggiata in piazza Italia, precisando che le dimissioni sono definitive. «Io sono una persona perbene – scrive Marini nella missiva – per me la politica sempre stata fare gli interessi generali, da sindaco della mia città, da europarlamentare e in questi anni di presidente di regione. Quello che sta accadendo non solo mi addolora ma mi sconvolge – prosegue – e sono sicura che ne uscirò personalmente a testa alta perché, credetemi, io non ho niente a che fare con pratiche di esercizio del potere che non siano rispettose delle regole e della trasparenza, rifuggendo sempre da consorterie e gruppi di potere. Le istituzioni vengono prima delle persone che le guidano – dice – che non possono avere ombre che rafforzerebbero il già difficile rapporto di fiducia con i cittadini».

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«Per tutelare istituzioni» Per questo Marini ritiene «doloroso ma giusto rassegnare ora le mie dimissioni da presidente della Regione Umbria perché ritengo di tutelare così l’istituzione che ho avuto l’onore di guidare, salvaguardare l’immagine della mia regione e della mia comunità e al tempo stesso avere la libertà di dimostrare la mia correttezza come persona e come amministratore pubblico. So così di fare la cosa più giusta e più coerente con i miei valori, quelli della mia famiglia con quelli della comunità politica a me più vicina. Ringrazio chi in questi giorni difficili e complessi mi ha dato fiducia e attestati di stima. Mi pare importante mandare un saluto a tutti gli umbri e alle popolazioni della Valnerina, colpite dal sisma, con le quali ho condiviso le fasi più difficili ma umanamente più intense del mio mandato istituzionale. So di fare la cosa più giusta per l’Umbria, questa mia bellissima terra, ricca di storia, cultura e valori di solidarietà».

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I prossimi passi Che succede ora? L’articolo 64 dello statuto prevede un voto in consiglio regionale, che può fare due cose: invitare Marini a recedere (a quel punto la presidente avrebbe 15 giorni di tempo per accettare o rifiutare) o confermare le dimissioni. In mattinata la maggioranza di centrosinistra ha ribadito, in un comunicato, la fiducia alla presidente ma a questo punto tornare indietro non sembra una strada politicamente praticabile. Convocare l’aula per il voto spetta alla presidente Donatella Porzi e la seduta potrebbe esserci già martedì 23. La data, comunicata dall’Ufficio di presidenza, era stata scelta in mattinata come quella in cui discutere le tre mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni. Atti che ora chiaramente decadono, così come passa in secondo piano la vicenda legata alle dimissioni da consigliere di Luca Barberini, al posto del quale potrebbe entrare la prima dei non eletti, Alessia Dorillo; se non accettasse, dopo di lei ci sarebbe l’ex segretario della Cgil Mario Bravi.

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Elezioni probabili in autunno Al momento poi non è chiaro neanche quando si voterà. Una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito che il vice presidente deve convocare le elezioni in un massimo di tre mesi. Il che vuol dire che, tra ratifica delle dimissioni e passaggio di consegne al vice Paparelli, si andrebbe a finire in piena estate. A quel punto, il governo potrebbe, ed è probabile che lo faccia, posticiparle di un mese o due: le urne, quindi, potrebbero aprirsi in autunno, ma sulla data ci potrebbe essere battaglia. L’annuncio ufficiale delle dimissioni è stato l’ultimo atto di una giornata convulsa e tesa. La svolta è arrivata poco dopo il rinvio della seduta del consiglio regionale, quando le agenzie hanno battuto le parole del segretario Nicola Zingaretti: «Confido – ha detto – nel senso di responsabilità e nelle valutazioni della presidente Marini perché faccia ciò che è meglio per l’Umbria e la sua comunità». Parole che hanno bisogno di poche interpretazioni: Zingaretti, che ha parlato a lungo con la presidente, vuole dare un segnale subito anche perché tra 40 giorni si vota, Lega e 5S attaccano e i sondaggi preoccupano. Insomma, a Roma la sensazione era che così non si poteva andare avanti e che serviva un segnale, senza però bracci di ferro plateali.

I PRIMI INTERROGATORI

La riunione E se Zingaretti ha usato toni soft, Calenda ha scelto il cannone: «La situazione in Umbria è vergognosa, Marini si deve dimettere». Il pressing è forte e l’indicazione dei vertici dem è chiara. A Roma, dove ha incontrato i vertici del Pd, è rimasto fin quasi le 13 il neo commissario del partito umbro, Walter Verini che, intorno alle 15, è entrato a Palazzo Donini. Il deputato uscirà dopo quasi tre ore di incontro: «La presidente sta valutando la situazione. È una persona seria che ha sempre anteposto gli interessi delle istituzioni ai suoi personali o di consorteria. Per cui qualsiasi decisione prenderà lo farà nell’interesse dell’Umbria e dell’istituzione. Pressioni da Roma? Non c’è nessuna pressione da Roma».

LE INTERCETTAZIONI

Zingaretti e la Lega La decisione in realtà era già stata presa ma ovviamente il bon ton politico-istituzionale imponeva  di spiegare che la decisione era nelle mani della presidente. «Zingaretti? Non mi ha chiesto niente» risponde Marini ai giornalisti prima di infilarsi in macchina. Nel frattempo la Lega, che punta a candidare un suo uomo (o una donna, cioè Donatella Tesei) mentre FdI punta su Squarta, gongola e già nel pomeriggio a Palazzo Cesaroni circolavano i cartelli blu con la scritta «Marini si è dimessa». E mercoledì arriverà Salvini. La campagna elettorale è già partita.

 Ecco le dichiarazioni della Marini:

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