martedì 31 marzo - Aggiornato alle 16:14

Pd, Verini prova a ripartire: «Emerso schifo ma abbiamo forza per rialzarci. Brava Marini»

Il commissario regionale elogia la presidente: «Suo gesto coerente e autonomo». Sulle elezioni: «Bisogno di rinnovamento». E attacca Salvini: «Sciacallo che sta facendo per l’Umbria?»

Walter Verini nella sede Pd

di Ivano Porfiri

«Quello che abbiamo letto fa schifo ma abbiamo nel nostro Dna i valori del Berlinguer che ha denunciato per primo la questione morale. Anzi, il gesto stesso di Catiuscia Marini è stato doloroso ma è il segno che il Pd ha la forza per potersi rialzare». Il commissario del partito democratico umbro, Walter Verini, convoca una conferenza stampa nel “day after” delle dimissioni della presidente. Sa bene che c’è un partito ferito, che molti militanti sono inferociti per quello che hanno lette nelle intercettazioni, ma vuole alzare un argine specie a poche ore dall’arrivo a Perugia di Matteo Salvini: «Chissà con felpa verrà a fare lo sciacallo – attacca – piuttosto venga a dirci cosa sta facendo questo governo per l’Umbria».

VIDEO: LA CONFERENZA DI VERINI

Marini e Pd giustizialista Prima di sottoporsi alle molte domande, Verini fa un lungo elogio alla Marini. «Il gesto di ieri non era un atto dovuto, nessuno glielo ha chiesto ma la conosco da 30 anni e la sua è una scelta coerente per chi ha sempre anteposto le istituzioni agli interessi personali o di consorteria». La presidente uscente, però, non è andata leggera col gli strali arrivati da Roma per spingerla a dimettersi denunciando la deriva giustizialista del partito. «Non siamo giustizialisti – ha risposto Verini – credo che lei ce l’avesse con Calenda, che ha detto frasi che io non condivido e neppure Zingaretti».

Dimissioni irrevocabili? Sempre restando sulla Regione come istituzione, Verini non ha voluto esporsi sul passaggio in Consiglio regionale, quando Marini andrà a motivare le dimissioni e i consiglieri di maggioranza, che proprio ieri le hanno riconfermato la fiducia, potrebbero votare per respingerle (a quel punto lei avrebbe 15 giorni per confermarle o ritirarle). «Non entro in questo perché non spetta a me dire cosa debbono fare gli eletti con la loro autorevolezza e autonomia», chiosa Verini. In realtà, la governatrice ha già confermato all’Ansa che le sue sono dimissioni irrevocabili.

Sclerosi e incrostazioni A proposito dell’inchiesta, invece, Verini non si tira indietro. «L’Umbria è una terra sana, anche se non immune a tentativi di inquinarla da parte della criminalità. Ma il tessuto, in generale, è ancora caratterizzato da forte coesione sociale. Quello che è accaduto a livello politico, tuttavia, è che anni di governo hanno generato pigrizie, sclerosi, opacità che non siamo stati capaci di vedere. E non parlo di reati, dei quali si deve occupare la magistratura andando fino in fondo. Noi, però, dovevamo arrivarci prima, capire prima che bisogna separare il livello politico dalle nomine nelle aziende sanitarie, affidare la scelta di professionisti a cacciatori di teste, rivedere le procedure dei concorsi. Invece non lo abbiamo fatto e il dramma è questo».

Liste pulite E da qui è arrivato lo choc dell’inchiesta. «Ma proprio perché è stato uno choc – secondo Verini – vuol dire che sono cose che non ci appartengono, ci indignano. Quindi dobbiamo ripartire da questo come partito. Da questa vitalità e incazzatura della gente e ognuno deve mettersi in gioco, non voglio sapere per chi avevano votato alle primarie». Il primo passaggio sarà la composizione delle liste per le comunali. «Se prima dovevamo già affermare certi principi di rinnovamento, ora ancora di più. In alcune città come a Perugia con Giubilei o Foligno con Pizzoni è avvenuto. Chiedo a tutti un segnale ulteriore e anche di superare certi maldipancia come su Stirati a Gubbio o Germani a Orvieto». Quanto al destino politico della regione: «Davvero l’alternativa a noi non possiamo essere noi? Davvero ci dobbiamo rassegnare a quanto sta succedendo a Roma coi 5 stelle o a Terni con la Lega? O affidare l’Umbria a Tesei, che ha lasciato un Comune come Montefalco in dissesto?».

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