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sabato 8 agosto - Aggiornato alle 19:57

Piano rifiuti, si insediano gli esperti. Nodo Css, Morroni attacca «gli agitatori di popolo»

Il comitato insieme a Morroni e Tesei (foto U24)

di Daniele Bovi

Chiudere il lavoro preliminare entro dicembre per poi far partire in consiglio l’iter del nuovo Piano regionale dei rifiuti, con voto finale previsto in aula entro l’estate 2021. Martedì a Palazzo Donini è stato presentato il comitato tecnico-scientifico che in cinque mesi dovrà «fornire strumenti, metodologie scientifiche e proposte volte a effettuare una valutazione dello stato attuale e degli scenari di Piano in termini di sostenibilità ambientale, sanitaria ed economica». A farne parte sono quattro professori dell’Università di Perugia, alcuni tecnici della Regione, Auri, Arpa e uno del Parco tecnologico agroalimentare 3A, società in house di Palazzo Donini. Per nessuno, come è stato ribadito martedì, sono previsti compensi.

LA COSTITUZIONE DEL COMITATO E I COMPITI

Il comitato I docenti sono Gabriele Cruciani (Biologia), che sarà anche il coordinatore, Fabrizio Stracci (Medicina) che si occuperà di impatto e tutela della salute, Pierluigi Manciola (Ingegneria) di sviluppo e sostenibilità ambientale e Francesco di Maria (Ingegneria) della gestione economica. Per quanto riguarda la Regione ci sono Stefano Nodessi Proietti (direttore della Direzione Governo del territorio, ambiente e protezione civile), Andrea Monsignori, Michele Cenci, Nicola Casagrande, Maria Ruggiero, Paola Casucci, il direttore dell’Auri Giuseppe Rossi, quello dell’Arpa Luca Proietti e, per il Parco, Luciano Concezzi. «Li abbiamo scelti – ha detto il professor Cruciani – per il loro curriculum e per la loro disponibilità. Questo è un gruppo aperto e se qualcuno vorrà interagire con noi e dare il proprio contributo ne saremmo felicissimi». Il lavoro del comitato non si scontrerà con quello di Auri, l’Autorità regionale che sta redigendo il piano d’ambito, uno strumento applicativo delle indicazioni fornite attraverso il piano che vedrà la luce entro metà 2021.

I cinque obbiettivi «Scontiamo qualche ritardo, anche a causa della pandemia, ma il tema è molto urgente – ha detto la presidente della Regione Donatella Tesei – e prima riusciremo ad avere il risultato e prima potremo organizzarci». Il lavoro del comitato, che si è insediato formalmente martedì, inizierà già ad agosto e avrà il compito di fornire «solide basi scientifiche e tecniche con l’obbiettivo di fare dell’Umbria – ha detto l’assessore all’Ambiente Roberto Morroni – un caso di best practice. Vogliamo conoscere in modo puntuale le migliori esperienze italiane ed europee per delineare una visione di lungo periodo, almeno per i prossimi 20 o 25 anni». Gli obbiettivi sono cinque: chiusura del ciclo, creare un sistema autosufficiente, salvaguardare ambiente e salute e gestione economica dell’intero ciclo.

Nodo Css Il nodo chiave, nell’ambito di quella che è una delle partite più importanti e politicamente delicate dell’intera legislatura, è quella della chiusura del ciclo. Morroni ha assicurato che «non abbiamo sposato alcuna soluzione, dato che sarebbe incoerente con il lavoro che stiamo portando avanti», sottolineando di nuovo che l’autorizzazione chiesta alla Regione dai cementifici di Gubbio di poter bruciare il Css (il Combustibile solido secondario) non è connessa con la chiusura del ciclo: «Lo utilizzano in tutta Europa – attacca Morroni – e in molte regioni italiane. I cementifici hanno avanzato questa richiesta per chiedere quanto previsto dalla normativa e preservare l’ambiente». Poi l’affondo mettendo nel mirino chi, a Gubbio ma non solo, si sta battendo contro questa ipotesi: «Trovo singolare che ci siano agitatori di popolo che, non si capisce su quali basi scientifiche, montano una polemica fuori luogo».

Cementifici La richiesta di modifica dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, è stata fatta agli uffici della Regione a maggio e, secondo le stime, il percorso burocratico dovrebbe concludersi entro la fine dell’anno. Al momento è in corso una verifica preliminare di assoggettabilità a Via (la Valutazione integrata ambientale) che dovrebbe concludersi, una volta raccolta tutta la documentazione, nel giro di 30 giorni; in caso di esito positivo, non servirà la verifica di assoggettabilità, mentre in caso contrario, se non ci sono significativi impatti ambientali la pratica viene avallata dal punto di vista tecnico per la modifica dell’autorizzazione; il tutto nel giro di 60 giorni. Entro la fine dell’anno, dunque, si saprà se i cementifici potranno o no bruciare il Css.

Soluzione Combustibile Il Combustibile solido secondario (composto da frazione secca, rifiuti bioessiccati e scarti provenienti dalla differenziazione) potrebbe anche essere l’opzione scelta nei prossimi mesi per la chiusura del ciclo. Il vecchio piano regionale, aggiornato nel 2015, prevedeva tre centri di produzione del Css (Perugia, Terni e Foligno), che poi sarebbe stato esportato e bruciato fuori dall’Umbria. L’intenzione dell’attuale giunta però, come visto, è rendere la regione autosufficiente. Tra i principali nodi tecnici da sciogliere c’è quello che riguarda la tipologia di Css, che si divide in combustibile (considerato, per le sue caratteristiche fisico-chimiche, un non rifiuto) e in Css ‘normale’, considerato a pieno titolo rifiuto. La differenza, in ottica di gestione e smaltimento e quindi di impiantistica necessaria, è notevole. Di sicuro c’è che non bisognerà conferire più del 10% dell’immondizia in discarica entro il 2035, mentre oggi la percentuale si aggira intorno al 30%; in qualche modo, pur tenendo conto di una minor produzione di rifiuti nel corso dei prossimi anni, questa differenza andrà gestita.

Twitter @DanieleBovi

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