Bandiere del Pd

di Daniele Bovi

Bastano un paio di pagine a far salire la temperatura dentro il Pd perugino in vista di una partita assai importante, quella che riguarda la composizione della lista di candidati consiglieri da presentare alle comunali di fine maggio. Nelle ultime ore nel partito si parla molto della lettera firmata da Tommaso Bori con cui il consigliere pone una serie di questioni alla commissione di garanzia del Pd perugino, all’ufficio di presidenza dell’assemblea comunale e alla segreteria guidata da Paolo Polinori. Al centro c’è la vicenda delle deroghe per chi ha già sulle spalle due mandati: Bori insieme al segretario provinciale Leonardo Miccioni ha deciso di non chiederla, mentre Erika Borghesi e Alvaro Mirabassi sì.

Lo statuto Bori nella lettera parte ricordando le regole dello statuto nazionale e regionale del Pd, che prevedono la possibilità di concedere una deroga per un numero di casi «non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti nella corrispondente tornata elettorale precedente». In pratica se si volesse seguire lo statuto a Perugia ci sarebbe spazio soltanto per un terzo mandato. Le regole poi, oltre a una votazione dell’assemblea con una maggioranza dei due terzi, prevedono che vada presentata una relazione in cui «si evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtù dell’esperienza politico istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro, il soggetto per il quale viene richiesta la deroga potrà dare nel successivo mandato all’attività del Partito democratico».

Spinte e controspinte Partendo da ciò, Bori chiede il rispetto dello statuto, l’invio delle relazioni e un’accelerazione dato che tra meno di un mese scadono i termini per la presentazione della lista, e il sospetto è quello che si voglia far passare il tempo per poi presentare un pacchetto completo modello prendere o lasciare. L’ultima riunione della segreteria risale a pochi giorni dopo le primarie del 4 marzo, e un’assemblea al momento non è stata convocata. La vicenda va inquadrata nell’ambito delle spinte e controspinte dentro il Pd perugino per la formazione della lista (da una parte quelli che ritengono indispensabile l’apporto di consenso e di esperienza degli uscenti, dall’altra quelli che vorrebbero concedere chance maggiori a nomi nuovi)  e va letta anche alla luce di quanto successo in altre realtà. A Foligno infatti, vera linea Maginot per il Pd umbro a fine maggio, per usare un gioco di parole lo statuto sulle deroghe è stato derogato: pochi giorni fa infatti l’assemblea in cui è stato dato il via libera al candidato sindaco Luciano Pizzoni ha deciso di concedere ben cinque deroghe.

Twitter @DanieleBovi

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