Dopo le polemiche dei giorni scorsi il Comune ha deciso di ritirare giovedì il patrocinio al Perugia Pride Village, il che però non va interpretato «come un atto ostile». «La provocatoria caricatura di un’immagine sacra – scrive l’Amministrazione in una nota – per i credenti costituisce una drastica rottura di quegli irrinunciabili principi di rispetto dell’altro, nei quali tutti dovrebbero riconoscersi; compreso chi si è lasciato andare ad inaccettabili insulti omofobi e compreso chi, strumentalmente ed ancora provocatoriamente, si è scagliato in maniera offensiva contro l’Amministrazione Comunale. La vera laicità, giova ricordarlo, non passa dalla legalizzazione della denigrazione dei simboli religiosi altrui ma pretende che ognuno sia pienamente rispettato nella sua scelta di credente o di non credente. Diviene, perciò, inevitabile procedere con la revoca di quel Patrocinio. È un atto dovuto alla nostra Perugia».
IL PROGRAMMA DEL PRIDE VILLAGE
La nota del Comune «Perugia – recita la nota del Comune – è una grande città, nella quale il pensiero differente è una ricchezza che ci sollecita tutti i giorni. Con questo spirito non può che essere interpretato il riconoscimento del patrocinio del Comune di Perugia alle più diverse manifestazioni di associazioni rappresentative del nostro dibattito civile. È bene precisarlo per chi, ancora, ogni tanto, esprime dubbi per questo o quell’altro patrocinio, che non può essere inteso come sostegno e adesione totale della comunità perugina a un solo pensiero, ma è atto di dovuto riguardo a quella specifica espressione delle nostre più varie ricchezze civili. Cionondimeno, non può essere banalizzata l’immagine, non rientrante nel materiale oggetto di patrocinio, con la quale, nei giorni scorsi, gli organizzatori del “Perugia Pride Village” hanno ritenuto di ricercare visibilità». E ancora: «A nessuno sia consentito interpretarlo quale atto ostile nei confronti dell’associazione Omphalos e dei diritti che sostiene, chi cercherà di farne motivo di propaganda riuscirà solo ad avvilire ulteriormente le ragioni che afferma e nessuno esulti per questa revoca perché, pur doverosa, segnala una ferita nel nostro tessuto civile che dovremo essere tutti capaci di sanare al più presto».
TRASCRIZIONE NEGATA, INTERROGAZIONE A MINNITI
La risposta Il presidente di Omphalos Stefano Bucaioni parla di una revoca che «sottende ben altre motivazioni», ovvero lo «scandalo che ha visto di recente il Comune di Perugia negare la trascrizione ad un bambino di soli 6 mesi con due mamme». «Siamo sconcertati dalla decisione del sindaco Andrea Romizi – commenta Bucaioni – non pensavamo che il Comune di Perugia arrivasse a tanto. Sulla locandina abbiamo a più riprese spiegato e motivato la nostra scelta con la necessità di un dibattito e di una riflessione seria sul tema della laicità. Evidentemente questo non è bastato, ma siamo convinti che la locandina sia una mera scusa che copre anche il grande imbarazzo sul recente caso del piccolo Joan a cui il Comune di Perugia ha negato la trascrizione. Evidentemente abbiamo colpito un nervo scoperto dell’amministrazione comunale, che a parole si dice vicina a tutte e tutti, ma che nella realtà nei fatti si è dimostrata ostile alla comunità Lgbti (lesbica, gay, bisessuale, trans e intersex) tutta».
FIGLIO DI DUE MAMME, COMUNE NEGA TRASCRIZIONE
Gettata la maschera «Il fatto che il patrocinio al Perugia Pride Village venga ritirato – continua Bucaioni – è l’esatta dimostrazione di quello che il manifesto vuol fare emergere: un’amministrazione che ha di certo più a cuore l’indignazione per un simbolo legato alle “indecorose” persone Lgbti, che gli innegabili diritti di un bambino e di una comunità continuamente discriminata. Una cosa è certa, ora la maschera dell’amministrazione buona e civica è stata finalmente gettata. Ora è chiaro a tutta la città che a Palazzo dei Priori c’è una giunta nei fatti ostile alle battaglie e agli ideali di libertà e non discriminazione portati avanti da Omphalos e da una larga fetta di società civile. Siamo ancora più convinti che questa amministrazione sia inadeguata a guidare questa città e non accettiamo certo lezioni di laicità da chi ha abbandonato un bambino di 6 mesi in un altro paese senza documenti. Ci vogliono composti e poco rumorosi. Vogliono le nostre manifestazioni e i nostri pride sobri e pacati. Ma noi non ci stiamo e mai ci staremo. Continueremo nel nostro lavoro di denuncia e di sensibilizzazione, anche senza il patrocinio del Comune di Perugia. Il Perugia Pride Village va avanti e ancora più forte che mai».
Cgil «Sconcertate» si definiscono anche Barbara Mischianti e Vanda Scarpelli, rispettivamente segretaria della Cgil dell’Umbria e di Perugia, secondo le quali in questo modo «il Comune di Perugia dimostra di non essere rappresentativo del sentire comune di una città aperta e moderna come Perugia è». Mischianti e Scarpelli parlano di un «appuntamento di grande rilievo» per la città anche per il dibattito che ogni anno viene animato su «tematiche fondamentali come quelle dell’uguaglianza, del rispetto delle differenze e dei diritti di tutte e tutti. Tematiche che sono centrali per la Cgil», che sarà al Pride con un suo stand. Al Pride saranno anche i Radicali di Perugia, per i quali la revoca « è uno schiaffo dato dall’amministrazione comunale a Omphalos e alla comunità Lgbti della nostra città. La famigerata locandina oggetto dello scandalo è solo un pretesto per poter mostrare i muscoli e appagare la pancia della frangia più integralista della minoranza che lo sostiene. In questa vicenda di volgare ci sono solo questi mezzucci usati per una sorta di ripicca».
Radicali «Insieme a Omphalos – proseguono i Radicali – ci troviamo fianco a fianco da anni a difesa dei diritti civili, ultima la mobilitazione per l’approvazione della legge regionale umbra contro l’omotransfobia. Constatiamo con amarezza che Omphalos rimane uno dei pochi centri persino a livello nazionale, di servizi verso la cittadinanza, di attività culturali, ricreative, e di sostegno psicologico come il telefono amico e il centro d’ascolto sui temi Lgbti. Ringraziamo Omphalos per aver sollevato per primi il tema del rifiuto da parte del Comune di Perugia sulla trascrizione dell’atto di nascita di Juan, il bambino nato in Spagna da Chiara e Laura, una coppia di ragazze perugine. Si tratta di una decisione grave da parte dell’amministrazione comunale, a partire dall’atteggiamento del sindaco Andrea Romizi».
Udu Critiche arrivano anche dagli studenti di Sinistra universitaria-Udu, secondo i quali la revoca è «un atto grave e indegno». «Il Pride Village – scrivono – è un momento che arricchisce culturalmente la città, concedendo spunti e spazi di riflessione e discussione su tematiche quanto mai attuali e storiche. Il patrocinio delle istituzioni è un riconoscimento che di norma viene concesso ad iniziative di valore di questo tipo ed è proprio la sua revoca che rappresenta un danno per l’intera cittadinanza, ancora di più visto le motivazioni meramente politiche dell’atto: per il Comune il valore del Pride non va oltre le polemiche sulla locandina».

amen
Credo che il Sindaco di Perugia abbia usato tanto buon senso ed equilibrio. Tutti possono manifestare e chiedere i diritti che vorrebbero vedere concessi, ma nel più ampio rispetto dei diritti altrui ivi compreso il diritto di vedere rispettata la fede qualunque sia la fede. Gli omosessuali hanno sbagliato tutto fino ad oggi, hanno ottenuto a suo tempo concessioni errate per la politica disatrosa della famiglia che la sinistra non ha saputo gestire ed infatti questo anche ad essa ha portato molti danni fino quasi a scomparire.