Quantcast
venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 21:19

Perugia, negata trascrizione a bimbo con due mamme. Comune: «Applicata legge»

Il piccolo è nato in Spagna ma il Comune dice no alle due genitrici perugine. Protesta Omphalos: «Atto discriminatorio e crudele»

Il Comune di Perugia ha rifiutato la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino di sei mesi nato in Spagna, figlio di due mamme perugine, Chiara e Laura. La storia è stata pubblicata dal Corriere dell’Umbria e a denunciarla è Omphalos, che ha assistito le ragazze con il suo sportello legale. Il bimbo è ora senza identità e senza la possibilità di poter viaggiare per tornare in Italia e le due mamme hanno ora annunciato di voler ricorrere in tribunale.

Atteggiamento crudele «Ci chiediamo con che coraggio l’amministrazione comunale abbia scelto di negare ad un bambino di sei mesi il diritto all’identità – dichiara Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – questo atteggiamento, oltre che essere fuori dal tempo, è fortemente discriminatorio e crudele. Crudele perché a farne le spese è un bambino la cui unica “colpa” è quella di avere due mamme che lo hanno tanto desiderato e che lo amano. I tribunali di molte città e persino la Cassazione si sono già espressi più volte ordinando ai comuni reticenti di procedere alla trascrizione, ma il Comune di Perugia ha ignorato tutte le sentenze e ha rifiutato la trascrizione per motivi di ordine pubblico. Motivazione al limite del ridicolo. Al Comune evidentemente piace spendere denaro pubblico in ricorsi persi in partenza e noi non ci tireremo certo indietro.»

Atteso incontro col sindaco Omphalos, che insieme a Rete Lenford in questi mesi ha seguito la vicenda, aveva cercato un contatto con l’amministrazione comunale per approfondire la questione, chiedendo ufficialmente un incontro urgente al sindaco Andrea Romizi. Richiesta sulla quale l’associazione è ancora in attesa di una risposta, anche se ormai il rifiuto alla trascrizione è stato già notificato alle due mamme.

Amministrazione inadatta a Perugia «È triste pensare che l’amministrazione comunale si concentri tanto nell’interpretazione di una locandina (quella del Perugia pride village, ndr), assecondando polemiche inutili e faziose, mentre continua a negare diritti civili a coppie gay e addirittura ai loro figli – conclude Bucaioni –. Siamo sicuri che non è questo quello che i nostri concittadini vogliono. Perugia, la città che conosciamo e nella quale viviamo, non abbandonerebbe mai un bambino di 6 mesi in un altro paese senza documenti né identità, solo perché figlio di due mamme. Se questa amministrazione comunale ha deciso di farlo, questa non è l’amministrazione adatta a questa città. Forse è bene cominciare ad interrogarci su queste scelte, invece che dare retta alle visioni e alle fantasie dei soliti quattro oltranzisti omofobi».

La replica del Comune «La trascrizione di un atto di nascita di soggetto nato all’estero ed ivi registrato – risponde il Comune di Perugia – è contemplata dalla normativa vigente che non disciplina tuttavia le trascrizioni riguardanti figli di genitori dello stesso sesso. A tale proposito è stato richiesto un parere alla prefettura e l’atto di diniego espresso dagli ufficiali di stato civile si è conformato al predetto parere. Ciò posto, l’amministrazione comunale, che come noto, non ha potestà legislativa, è chiamata all’applicazione delle norme vigenti ed alle funzioni di stato civile, in forza della delega prefettizia, e rimane in attesa degli eventuali interventi del legislatore alla luce anche della recente pronuncia della Cassazione. Pronuncia, comunque, successiva rispetto all’atto di diniego».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.