Walter Verini (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Una delle leggi fondamentali della politica riguarda la pericolosità del vuoto, che in generale viene subito riempito. Il 4 marzo per il Partito democratico umbro ha rappresentato una data spartiacque, quella che segna un prima e un dopo: partito appena sopra l’abisso della media nazionale, zero a cinque nei collegi uninominali, la consapevolezza di una corsa in salita alle regionali 2020 e vertici, a partire dall’ex segretario Giacomo Leonelli, decapitati. Poi sono arrivate le comunali di domenica che, in attesa dei ballottaggi dove il Pd può giocarsela (Spoleto e Umbertide), sono inevitabilmente segnate dalla pesantissima sconfitta di Terni, non certo controbilanciata dai successi in Comuni di minore peso. Un ko per certi versi annunciato, anche se probabilmente non con queste dimensioni.

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Presidente-segretario In questo quadro spesso e volentieri la segreteria regionale del partito si è spostata, volente o nolente, a Palazzo Donini, sede della giunta regionale dove Catiuscia Marini di fatto in più occasioni ha vestito i panni del segretario. Basti vedere ad esempio il comunicato arrivato dopo il voto di domenica, in pratica l’analisi che avrebbero dovuto fare i vertici del partito, con tanto di palese apertura al Movimento 5 stelle a Terni; un messaggio che, a leggerlo bene, non può non riguardare anche Spoleto e Umbertide, dove al Pd servono anche i voti pentastellati. A Palazzo Donini sono stati filati anche pezzi della tela in vista dei ballottaggi di Umbertide e Spoleto, vedi il faccia a faccia tra la presidente-segretario e Giampiero Giulietti, nonché i contatti con Maria Elena Bececco. Insomma, in assenza di un segretario si fa politica. È chiaro però che una situazione di questo tipo non può andare avanti a lungo e che la macchina del partito, attesa anche dalla decisiva tornata amministrativa del 2019 – quando al voto andranno decine di città tra le quali Perugia, Foligno, Gubbio e Orvieto – si deve rimettere pienamente in moto.

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Verini in pista Ecco perché da settimane va montando sempre di più un’ipotesi, quella di mettere il partito nelle mani del deputato Walter Verini. Lontano dai riflettori si va tessendo una tela fatta di telefonate, sondaggi, incontri e chiacchierate che coinvolgono sindaci, consiglieri regionali, prime file del partito e pure leader di organizzazioni di categoria. In questo confronto che va avanti da tempo vengono elencati i punti a favore di Verini, per lungo tempo braccio destro di Walter Veltroni e arrivato alla terza legislatura: in primis sarebbe una figura fuori dal dualismo Marini-Bocci che ha schiacciato i dem (così come dalle lotte nazionali), autorevole, un arbitro che non punta a nessuna candidatura in futuro, con solidi canali con i vertici nazionali del partito, uno «in grado di unire e non di dividere» come dice un sindaco del Trasimeno, di recuperare rapporti logorati e di parlare alla coalizione e di sostenere, come spiega un consigliere regionale, il lavoro della giunta senza appiattirsi. Da non dimenticare poi il lavoro da fare in vista del 2019, ovvero la costruzione di candidature in territori dove il partito è lacerato da logoranti battaglie interne.

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«Si parla di questo» Le chiavi della macchina, almeno secondo i ragionamenti che si fanno in queste ore, potrebbero essere consegnate non attraverso un congresso, al termine dell’ennesima conta, ma con una esplicita richiesta di quel che rimane del gruppo dirigente umbro. Dalla sua Verini la mette giù così: «È vero – dice a Umbria24 – che si parla di questo nel Pd umbro, vista la fase davvero delicata. Io non sono candidato a niente e se mi verrà chiesto di dare una mano più concreta alla ricostruzione di un Pd e di un centrosinistra aperti anche in Umbria, non mi tirerò indietro. Ma non è un problema di galloni o di cariche: in qualsiasi ruolo. E in qualche modo lo stiamo facendo anche in questa fase, come è giusto che sia». Il deputato sottolinea poi che «non è un problema di una persona: dobbiamo tutti lavorare e innovare insieme. E in ogni caso, chiunque guiderà il partito in questa regione, secondo me, anche in vista delle comunali 2019 e delle regionali 2020, dovrà essere davvero arbitro e non giocatore». Quel che è certo è che l’operazione Verini si fa sempre più concreta.

Twitter @DanieleBovi

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