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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 13:36

Nuovo Piano sanitario, distretti passano da 12 a 5: ecco gli accorpamenti. «Non è una penalizzazione»

Documento preadottato dalla giunta, dai pronto soccorso agli ospedali: le novità. Sul numero di Usl e Aziende ospedaliere ultima parola al consiglio

La mappa dei nuovi distretti

di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi

Ottantaquattro pagine per provare a tratteggiare il futuro della sanità regionale. Mercoledì dopo il rinvio della scorsa settimana la giunta regionale ha preadottato il nuovo Piano sanitario 2021-2025, il documento che – dopo il vecchio Piano del 2009 e l’accorpamento delle aziende datato 2012 – segnerà comunque vada una fase nuova. Un atto tra i più importanti della legislatura e politicamente molto delicato tanto che, dopo i timori espressi settimane fa durante una riunione di maggioranza, allo studio c’è una campagna di comunicazione ad hoc da parte di Palazzo Donini. Quello di mercoledì è solo il fischio di inizio di una partita molto lunga: dopo la preadozione infatti inizierà una fase di partecipazione con tutti i soggetti interessati e poi l’iter consiliare; insomma, serviranno mesi.

IL TESTO DEL PIANO

TENSIONE LEGA-FDI, SALTA LA RIELEZIONE DI PACE

Sei strategie Il Piano è stato costruito analizzando le diverse criticità e tenendo conto di una popolazione – quella umbra – sempre più vecchia e in costante calo dal 2013. Il documento tratteggia sei linee strategiche e 12 priorità, che ricalcano quelle approvate nel marzo scorso. Partendo dalle prime, non si può non iniziare dal Covid che ha travolto tutto il sistema: l’obiettivo è «applicare all’ordinario» ciò che si è imparato, dalla gestione di ogni tipo di risorsa fino all’impiego delle tecnologie, all’analisi dei dati allo smart working. Integrazione è poi «la nuova parola d’ordine», che dovrà valere per la medicina di base e per quella specialistica, per gli ospedali e il territorio e anche per i servizi sociali. E poi semplificazione burocratico-amministrativa, necessità di assicurare servizi omogenei, valorizzazione e incremento del personale e, in generale, «una sanità a misura di cittadino».

IL VERTICE DI MAGGIORANZA E I TIMORI SULLA COMUNICAZIONE

LE 12 LINEE STRATEGICHE DEL NUOVO PIANO 

Governance Molto vasto è il capitolo della governance. «L’attuale organizzazione del Ssr – è detto nel documento – non risponde più, in maniera adeguata, ai fabbisogni complessi» di un’Umbria che ha bisogno di «una visione centrale più forte», di accentrare alcune alte specialità decentrando cronicità e prestazioni ordinarie e di maggiori sinergie. Per anni un dibattito a tratti esplosivo è ruotato intorno al numero di Usl e Aziende ospedaliere: la giunta Tesei su questo punto non tocca nulla, rimandando però la valutazione finale all’aula. «Questa decisione – dice Coletto – è in mano al consiglio regionale». A essere drasticamente ridotti, come emerso già a marzo, saranno i distretti, che da 12 diventeranno 5 «ma questo non va visto come una penalizzazione – garantisce l’assessore – visto che i distretti saranno inglobati pur mantenendo la loro identità. Il cambiamento infatti, ha solo lo scopo di accorciare la catena di comando per rendere più agevole il governo».

RICERCA E NUOVE CURE, IN UMBRIA SI LAVORA ALL’IRCCS

I nuovi distretti Il taglio è stato fatto guardando agli indici demografici e alle caratteristiche morfologiche dei territori. Trasimeno e Alto Tevere diventeranno l’Ausl 1 nord-ovest (133 mila abitanti), Perugino e Media valle del Tevere l’Ausl Centro (251 mila), Assisano e Alto Chiascio la nord-est (116 mila), Foligno, Spoleto e Valentina la sud-est (156 mila) e, infine, Orvieto, Narni-Amelia e Terni la sud-ovest (223 mila). Distretti che saranno gestiti da un coordinatore. Al vertice della piramide c’è la «cabina di regia politica», formata da presidente, assessore e altri vertici della sanità che avrà «funzioni di ascolto e indirizzo» su temi chiave come gli investimenti, ruolo di ogni ospedale, reclutamento di personale e sinergie. Il nuovo Piano e i fondi del Pnrr porteranno poi, per ogni progetto, alla creazione di una «gestione dedicata da affiancare a quella ordinaria». Già nelle settimane passate, inoltre, era stato varato il Creva, il Comitato regionale di valutazione che dovrà dare l’ok a proposito di molte scelte strategiche.

L’articolazione dei distretti

Il ruolo degli ospedali Altro tema di cui si parla da anni è quello della «ridefinizione della vocazione degli ospedali», che dovranno essere dedicati al trattamento dei casi più gravi, mentre attraverso una «radicale trasformazione dell’organizzazione della medicina territoriale», quest’ultima si occuperà dell’erogazione di diversi servizi attraverso articolazioni come le Case e gli ospedali di comunità; le prime sono il punto di riferimento H24 per le cure primarie e al momento ce ne sono quattro (a Marsciano, Città della Pieve, Bastia e Trevi); numero che andrà incrementato. Gli ospedali di comunità hanno invece un ruolo intermedio tra le cure domiciliari e il ricovero ospedaliero; in generale si tratta di strutture da 15-20 posti letto per ricoveri brevi, stabilizzazione clinica e recupero. Strutture che verranno affiancate da modelli di lavoro come quelli dell’équipe dei medici di medicina generale, delle Aggregazioni funzionali territoriali, delle Unità complesse di cure primarie e da nuove figure come l’infermiere di famiglia e di comunità.

SULLE SCELTE STRATEGICHE SERVIRÀ L’OK DEGLI UFFICI

Formazione e PS Accentramento sarà invece la parola d’ordine per quanto riguarda la formazione del personale attraverso un unico centro interaziendale. Spazio ovviamente viene dedicato anche alla rete dei pronto soccorso: la riorganizzazione punta alla riduzione dei tempi di attesa, con l’introduzione di corsie preferenziali per bambini e donne in gravidanza. Quanto all’eccessivo numero di codici bianchi, andranno valutati percorsi differenziati e «forme di deterrenza» come il pagamento del ticket. E poi si arriverà al servizio di elisoccorso dedicato e una «razionale distribuzione territoriale» dei mezzi di soccorso.

 Cure palliative anche in età pediatrica Carenza di personale, offerta residenziale ridotta a tal punto da non essere adeguata alla normativa e completa assenza della rete delle cure palliative pediatriche sono invece le criticità dell’assistenza nel fine vita in Umbria che, con il Piano, dovranno essere superate, a cominciare dall’indispensabile aumento dei posti letti fino al potenziamento delle cure territoriali attraverso l’incremento delle figure professionali e il coinvolgimento delle associazioni no profit, che già operano. Prevista anche una ridefinizione del ruolo dell’hospice che dovrà diventare un perno della rete assistenziale per approcci non eseguibili a domicilio né in ricovero ospedaliero. Fondamentale, infine, l’organizzazione di una rete per le cure palliative in età pediatrica, su cui pende l’ipotesi di costituzione di un Centro di coordinamento regionale, anche se il primo passo sarà il censimento dei piccoli affetti da patologie inguaribili e, a seguire, la valutazione di tutte le patologie rare presenti nel registro regionale per individuare i bimbi che devono accedere ai percorsi.

Ricerca Sul fronte della ricerca sanitaria le priorità individuate dal Psr vanno dall’istituzione di organismo di riferimento per garantire una governance integrata dei diversi ambiti della ricerca alla realizzazione, di cui Umbria24 ha parlato nei giorni scorsi, di un Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Ircss) in Umbria fino alla volontà di dare nuovo impulso alla ricerca in ottica «One health», ovvero non limitata all’uomo, ma in sinergia con la valutazione dello stato sanitario degli animali e di quello dell’ambiente.

Sanità digitale Lo stato dall’arte della sanità digitale in Umbria è caratterizzato da frammentarietà e sistemi obsoleti che condizionano anche servizi digitali più recenti, compresi quelli realizzati durante la pandemia, costretti a interfacciarsi con quelli preesistenti, subendone rigidità e vulnerabilità. La sfida fissata dal Psr è superare questo quadro, prevedere l’evoluzione degli applicativi attraverso la piena integrazione di tutti i documenti sanitari e tipologie di dati, la creazione e implementazione di un’architettura centrale regionale, la progettazione di un’interfaccia utente standardizzata, la definizione dei servizi che il fascicolo sanitario elettronico dovrà fornire e la formazione degli operatori.

Integrazione sanità e sociale In questo quadro la Regione intende ridare linfa alle Zone sociali, anche attraverso il riconoscimento di risorse premiali, al fine di incentivare il raggiungimento degli obiettivi. Intanto il Psr indica le Conferenze di zona, che saranno chiamate a dotarsi di un regolamento, come il primo livello di integrazione tra le politiche sociali e quelle sanitarie. Dopodiché dal marzo 2022 spetterà al cosiddetto Ufficio di piano di zona, che pure dovrà dotarsi di un regolamento, il compito di elaborare la proposta del Piano sociale di zona sulla base dei bisogni del territorio rilevati e, ai fini dell’integrazione sociosanitaria, in coerenza con gli altri documenti programmatori. Per quanto riguarda la quota di risorse premianti saranno le linee guida per la redazione dei Piani di zona a indicare i meccanismi, ma tra gli indicatori viene fin da ora spiegato che ci saranno: presenza di convenzione in corso di validità per la gestione associata di tutte le funzioni sociali di competenza dei Comuni della Zona sociale; istituzione del Fondo sociale unico zonale degli enti locali; cofinanziamento del Piano di zona da parte dei Comuni; stipula di accordi e protocolli di intesa tra Zona sociale e Distretto sanitario. In generale, un Piano che punta a un’integrazione più stretta fra servizi sanitari e sociali.

 

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