martedì 4 agosto - Aggiornato alle 00:28

Il mondo della sanità in piazza ottiene un’audizione. Umbria salute, in 180 a rischio

Di fronte alla sede del consiglio regionale i lavoratori hanno chiesto confronto su una serie di problemi. Coletto: «Li risolveremo»

Alcuni dei manifestanti in piazza (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Hanno ottenuto un’audizione in Terza commissione le lavoratrici e i lavoratori del mondo della sanità che, martedì mattina, si sono ritrovati in piazza Italia. Davanti alla sede del consiglio regionale, in contemporanea con la seduta dell’aula in cui piatto forte era l’approvazione del Piano di potenziamento della rete ospedaliera, c’erano Cgil, Cisl e Uil, i lavoratori di Umbria salute, gli specializzandi che continuano a chiedere attenzione e anche un gruppo di associazioni nuovamente in protesta contro le scelte della giunta sull’aborto farmacologico. La presidenza dell’Assemblea ha promesso che si terrà a breve un’audizione in commissione Sanità «anche se non è da lì – spiegano i sindacati – che possono arrivare le risposte che vogliamo; pretendiamo un confronto serrato».

FOTOGALLERY: LA PROTESTA IN PIAZZA

Confronto A prometterlo, di fronte all’ingresso di Palazzo Cesaroni (l’assemblea è ancora blindata come nel pieno del lockdown), è stato l’assessore alla Sanità Luca Coletto, che si è brevemente confrontato con i sindacati che, tra le altre cose, gli hanno sottolineato i problemi che vivono i 180 precari di Umbria salute «in attesa di risposte e preoccupati per il loro futuro», dato che i contratti sono in scadenza a dicembre. Coletto ha assicurato che «affronteremo e risolveremo anche questo problema; ho sempre cercato di condividere quello che si poteva condividere tenendo un atteggiamento propositivo e non distruttivo. Ci hanno lasciato molti dossier aperti – ha aggiunto – e non sono mai scappato di fronte alle responsabilità degli altri. Appena possibile ci confronteremo».

La protesta «Sono mesi – sostengono – che chiediamo un incontro con la Regione per sapere quale sarà il nostro futuro. Siamo stati anche in prima linea durante l’emergenza a fare cose che non ci competevano nemmeno». «In generale – spiegano – non c’è il personale per offrire queste e altre prestazioni. Le risorse ci sono, le norme anche, vogliamo capire dalla Regione quali sono i tempi per un confronto sul piano dei fabbisogni». Della vicenda si è discusso anche in aula con un’interrogazione in cui il Pd ha chiesto se la giunta «intende ristabilire, pur mantenendo i protocolli di sicurezza, l’accesso diretto ai Cup, come intende tutelare i lavoratori di Umbria Salute e perché non sta attivando tutte le competenze necessarie per dare seguito al contratto collettivo di prossimità siglato il 25 ottobre». Per quanto riguarda i Cup Coletto ha spiegato che laddove possibile si stanno usando mail e altri canali telematici, come il telefono, mentre a Città di Castello le prenotazioni si possono fare tramite i medici di base. Il caso dei 180 precari, invece, sarà approfondito durante il prossimo cda di Umbria salute del 24 luglio.

Eroi non ascoltati In piazza c’erano «medici e infermieri prima definiti eroi e poi non ascoltati: è una situazione intollerabile». Tra «i tanti problemi irrisolti» in particolare «la mancanza di un confronto che viene promesso da mesi su organizzazione e programmazione delle attività in questa nuova fase dopo il picco dell’emergenza Covid-19, per valorizzare la sanità pubblica e garantire sicurezza a lavoratori e cittadini». I sindacati hanno sottolineato che terminata questa fase «sono esplose le contraddizioni e le criticità di una politica sanitaria regionale che non sembra aver imparato la lezione impartita dall’emergenza coronavirus». Tra i temi più importanti messi sul tavolo ci sono il potenziamento degli organici, una riorganizzazione che rafforzi e non indebolisca la sanità pubblica sul territorio e la riduzione dei tempi di attesa per i cittadini che accedono ai servizi.

Specializzandi E a far sentire nuovamente la loro voce sono stati anche i giovani medici specializzandi: «Il nostro percorso – ha detto Cecilia, una di loro – è molto complesso quando invece dovrebbe essere lineare. Gli studenti entrano a Medicina in numero programmato e nonostante ciò, dopo laureati, devono affrontare il precariato dato che più del 50% di loro non trova posto nelle scuole specializzazione visto che a livello nazionale i posti sono pochi». Giovani medici che, nel caso delle donne, «dovrebbero interrompere la specializzazione per andare in maternità. Lavoriamo come gli altri ma non abbiamo gli stessi diritti».

Twitter @DanieleBovi

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