Palazzo Spada

di F.T.

Mentre dalle riunioni istituzionali emergono proposte, come quella del sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, e ‘road map’ serrate per valutare le reali possibilità di un nuovo assetto delle due province, i promotori del referendum territoriale “Terni con Perugia o con Roma?” esultano per il raggiungimento delle 2.500 firme necessarie per proseguire nell’iter previsto dalle norme. «A poco più di un mese, abbiamo raggiunto la prima tappa fondamentale: 2.500 cittadini hanno già deciso che debbano essere i ternani e non altri a stabilire la propria collocazione territoriale. Per una città delle nostre dimensioni si tratta della prima volta in Italia».

Comitato soddisfatto Il Comitato referendario si dice «soddisfatto della risposta della comunità locale, avvenuta senza indugi pur in un contesto climatico ostile e in un mese non certo ideale per tali iniziative. Per Terni – spiegano – è una prova d’orgoglio e uno scatto identitario che porta con sé anche una riflessione aperta sull’esperienza regionalistica umbra. Con la fine ormai prossima della provincia di Terni e dopo 40 anni di sperequata gestione regionale, la città rialza la testa per decidere se allearsi con la nuova provincia della Tuscia e della Sabina o se rimanere dentro a un assetto istituzionale dagli evidenti limiti economico-finanziari».

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4 replies on “Referendum «Terni con Perugia o Roma?», il comitato: «Raccolte le 2.500 firme necessarie»”

  1. Tecnicamente non saranno solo i cittadini “ternani” ad esprimersi. Difatti il regolamento comunale (ma chi l’ha scritto?) consente di votare anche a chi non ha la residenza ternana ma dimostri di lavorare nel territorio da un certo periodo di tempo. Saranno poi chiamati al voto anche i sedicenni, ossia coloro che, non certamente per colpa loro, non hanno mai ancora potuto studiare diritto costituzionale, amministrativo e diritto dell’UE. Chissà quali sono i criteri ispirativi del voto di un teenager? Chissà se questi “padri di famiglia” sapranno valutare attentamente i pro e i contro di un cambio di appartenenza amministrativa che potenzialmente rivoluzionerebbe i costi ed i servizi nelle materie di competenza regionale, in primis la sanità, nonchè l’intero regime dei Fondi Strutturali europei, degli aiuti di Stato Regionali, degli Accordi di Programma e del Piano d’Azione nazionale (concordato con la Commissione europea) per la politica regionale di sviluppo. Ma sicuramente i promotori del referendum hanno già predisposto di divulgare degli studi approfonditi in merito, e non si saranno semplicemente appigliati a studi vecchi di 20 anni quando non c’era l’Europa a 27, il Comitato delle Regioni UE e la globalizzazione non era ancora tale da richiedere una pianificazione dello sviluppo territoriale di concerto con le autorità locali….E intanto dal Lazio si parla solo di ricorso per incostituzionalità contro l’art. 17 della Spending Review, e da inizio Settembre a Rieti comincerà la raccolta di firme per passare con Terni IN UMBRIA. ALLUCINANTE!!!!!!!!!!!!!

  2. Sarebbe bello che i promotori del referendum informassero i cittadini anche della sanità a rischio di commissariamento, dei trasporti che sono un “pericolo pubblico” più che un servizio pubblico (puntata di Report su Rai 3) perché non ci sono soldi neppure per le manutenzioni e dei 20miliardi di debito della Regione Lazio…ecco, dopo questo si potrebbe chiedere ai ternani di votare…

    1. nessuno sembra considerare che il referendum non eè per mettere sotto accusa il lazio.
      lkazio che a noi ternani per altro non ha fatto nulla.
      nel bene ma anche nel male,
      qui è in ballo il diritto di una comunità a sottrarsi.
      è una decisione che riguarda solo i ternani e il loroi rapportoi con la regione umbria negli ultiumi 40 anni.
      la domanda giusta è:
      nel 1975 terni aveva 109mila abitanti, perugia 123mila.
      oggi dopo meno di 40 anni terni ne ha 115mila di cui 13mila immigrati residenti, perugia 170mila.
      come mai?
      lo sviluppo abnorme di questa “piccola washington” è dovuto alla regionalizzazione ed alle gigantesche inutili e improduttive strutture della regione umbria,
      centri direzionali, enti intermedi, agenzie regionali, università e chi più ne ha più ne metta.
      nulla di produttivo.
      per questo è stato necessario ed “è” necessario succhiare risorse da tutta la regione ed in primis dai distretti produttivi che producono ricchezza.
      quindi terni.
      questo è significato una ineguale distribuzione delle richhezze prodotte e soprattutto delle possibilità di crescita.
      questa è la domanda da porsi.
      parlare delle magagne del lazio è come dire: “ti ho maltrattato per 40 anni, ora tu hai una chiave per sottrarti a questo. io non cerco di trattenerti riconoscendo i torti e cercando di rimediare, ma ti dico che se esci da quella porte verri maltrattato di più, come se il destino di terni sia inevitabilmente quello di essere penalizzati”.
      ecco, questa argomentazione è vile.
      ma non avevo dubbi.

  3. Se l’esito del referendum fosse favorevole a Perugia, a Perugia scatterà il referendum: “La volete terni in Provincia di Perugia?”. Se questo è alzare la testa, rimettetela dentro al buco.

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