di Marta Rosati

«Legalità e competitività siano due facce di una stessa medaglia». Con questo slogan Giammarco Urbani, facendo gli onori di casa – ha aperto l’ultimo Legality day promosso da Thyssenkrupp- Acciai speciali Terni, in collaborazione con la prefettura e la stessa Confindustria Terni di cui è presidente. Un claim che ha rappresentato un po’ lo spirito con cui i vari relatori hanno affrontato la giornata di approfondimento sul decreto 231.

VIGILANZA, MODELLO POST-INCHIESTE: VIDEOINTERVISTA

Etica d’impresa Il giurista d’impresa Roberto Marraffa: «La 231 è la concretizzazione dell’etica d’impresa, concetto molto vago pare più da filosofo che da giurista ma il Lavoro è alla base della nostra vita e se l’impresa ha come obiettivo il profitto,  il perseguimento di questo non può prescindere dal rispetto delle leggi».  Presente, tra gli altri, l’ex senatore Guido Calvi, promotore dello stesso decreto legislativo nel 2001: «Questa legge – ha detto – l’ho proposta, votata, voluta e condivisa. Gran parte dei reati oggi fa da presupposto all’applicazione della 231 che norma il caso in cui il corruttore opera a vantaggio dell’impresa».

TERZO LEGALITY DAY: FOTOGALLERY

Decreto 231 del 2001 «La possibilità di evitare questi effetti – ha banalizzato per rendere comprensibile la materia – è molto semplice, non servono sovrastrutture di controllo di chissà quale complessità. Serve un codice etico, una mappatura dei rischi, un organismo di controllo semplice, un adeguamento dei sistemi di vigilanza già esistenti e un aggiornamento di regolamenti e disciplinari sanzionatori. Basta insomma un efficace modello organizzativo. Metaforicamente è facile come un vaccino ed è necessario che ogni azienda, a seconda delle sue dimensioni, si doti di uno strumento funzionale come questo perché la responsabilità di carattere penale ha talvolta effetti più devastanti sull’impresa che sull’individuo che commette il reato».

Le inchieste giudiziarie Molto interessante l’intervento Antonio Buonafine, membro dell’Organismo di vigilanza Ast (Odv) e regional compliance officer di Thyssenkrupp Italia che ha fornito una panoramica sull’elaborazione del modello organizzativo richiamato proprio da Calvi: «Il modello viene tarato su rischi potenziali di illegalità e sulle dimensioni delle aziende. Per Acciai Speciali Terni, siamo partiti dai fatti del 2014 e 2015 e in modo particolare ci siamo concentrati sui reati accertati dalle varie indagini della Procura, è partito un processo di verifiche e di lì a poco l’elaborazione del modello vero e proprio tenendo conto che sotto il tetto della 231 si intrecciano anticorruzione, salute e sicurezza, ambiente, marchi e brevetti. In ogni caso – ha sottolineato – i fatti che si sono consumati in Ast per la verità erano a danno dell’azienda e mai a vantaggio di essa ma c’è stata comunque la necessità di revisione dell’Organismo di vigilanza. La parte generale approvata nel settembre 2016 e quella speciale nel novembre dello stesso anno».

Organismo di vigilanza Thyssenkrupp-Ast Sulla scia di quanto introdotto da Buonafine, i suoi due colleghi nel cosiddetto Odv, ovvero l’avvocato penalista Roberto Fiore e il presidente dell’Organismo di vigilanza Ast Alessandro Foti, hanno focalizzato l’attenzione proprio sul modello adottato: «Ci siamo assicurati che fosse adeguato ed efficace e continuiamo a farlo perché il lavoro è costante ne rapporto col Cda, nella formazione del management così come l’analisi dei flussi informativi e delle segnalazioni ricevute, gli incontri con altri organismi di controllo e i report che sono periodici». Tra gli obiettivi anche quello di un’informazione capillare rivolta ai dipendenti «in parte attuata, in parte da attuare nel corso di questo anno».

@martarosati28

 

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