domenica 24 maggio - Aggiornato alle 23:30

Repubblica dell’arte di Frigolandia, l’appello: «Salviamola dall’assurda minaccia di sgombero»

Da anni nelle campagne di Giano dell’Umbria, una delle più originali esperienze artistiche europee ha rivolto la petizione al presidente della Repubblica e al ministro Franceschini

L'ingresso di Frigolandia a Giano dell'Umbria

di Danilo Nardoni

«Frigolandia rischia di scomparire per un’assurda iniziativa ostile del Comune di Giano dell’Umbria. Se ami l’arte, la cultura, il libero pensiero firma e fai firmare l’appello». Viene presentato così l’appello con l’invito a firmare la petizione su www.change.org. La chiusura della Repubblica di Frigolandia cancellerebbe così in un colpo solo la sede delle riviste Frigidaire e ‘Il nuovo male’, il Museo dell’Arte Maivista, e l’archivio storico che conserva migliaia di opere, fotografie e pubblicazioni degli ultimi 40 anni. Quella che sembrava una coesistenza unica e suggestiva, tra l’immaginaria Città dell’Arte Maivista (definizione inventata nel 1985 da Andrea Pazienza e Vincenzo Sparagna) e le campagne umbre di Giano che va avanti dal 2005, sembra quindi ormai solo un ricordo. In attesa di capire come andrà avanti la vicenda, intanto Frigolandia ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al ministro dei beni culturali Dario Franceschini.

Ordinanza di sgombero «Con un’ordinanza di sgombero emanata l’11 marzo scorso in piena emergenza Coronavirus, sulla cui dubbia legittimità dovrebbe pronunciarsi il TAR o la Presidenza della Repubblica, la Giunta del Consiglio Comunale di Giano dell’Umbria sta cercando di cancellare la straordinaria esperienza della immaginaria Repubblica dell’Arte di Frigolandia» afferma Vincenzo Sparagna, direttore di Frigidaire e de Il Nuovo Male, fondatore del centro culturale. La minaccia di sgombero – spiegano ancora da Frigolandia – «è tanto più assurda in quanto Frigolandia non ha mai ricevuto contributi pubblici, paga regolarmente il canone previsto dal contratto di concessione firmato nel 2005, ed è in piena attività con la pubblicazione di riviste e libri, la realizzazione di seminari di studio, l’organizzazione di mostre di successo ed eventi culturali in molte città italiane». «L’azione ostile del Comune è particolarmente infida – sottolinea Sparagna -, poiché si basa su un’ordinanza, strumento amministrativo che ci costringe a ricorrere non a un normale tribunale civile, ma addirittura al TAR o alla Presidenza della Repubblica».

Le tappe della «persecuzione» Documenti alla mano, per gli autori dell’appello «è l’ennesimo tentativo di attacco per cancellare la “Libera Repubblica dell’Arte”». «Già nel 2008 – raccontano a Frigolandia – il Comune avviò una causa di sfratto per una presunta morosità, inviando le notifiche a un indirizzo sbagliato: ne venimmo a conoscenza solo dopo una prima sentenza di sfratto esecutivo, riuscendo ad opporci in extremis. A quel punto si è svolto un regolare processo durato quattro anni, che si è concluso nel 2012 con la condanna del Comune al pagamento delle spese legali non avendo il preteso sfratto alcun fondamento giuridico». Qualche anno di tranquillità, e nel 2015 va in scena il secondo atto di questa «incomprensibile persecuzione». Il Comune decide di considerare unilateralmente concluso l’affidamento, anche se, come ripetutamente sottolineato dagli avvocati di Frigolandia, la convenzione decennale, stipulata nel 2005 a seguito di una delibera della Giunta comunale (la n.106 dell’08/11/2005), prevede la possibilità di altri tre rinnovi automatici agli stessi patti e condizioni ciascuno per un periodo di dieci anni, e solo il Concessionario, ovvero Frigolandia, «può recedere dalla convenzione – si legge nel testo del contratto – comunicando al Comune tale volontà mediante preavviso scritto da inviarsi con almeno 12 mesi di anticipo». «Ignorando tali esplicite disposizioni – osservano da Frigolandia -, il Comune pretende che i canoni di affitto pagati dal 2016 ad oggi (6000 euro all’anno, come da convenzione) sono da considerare un “risarcimento” per non aver riconsegnato l’area su cui sorge Frigolandia (un ex complesso turistico, a lungo abbandonato, conosciuto come La Colonia), e questo nonostante la società concessionaria non sia in alcun modo tenuta a farlo. Ora, a marzo 2020, è arrivata l’ordinanza di sgombero». «Al di là dell’aspetto giuridico della questione – sottolinea Sparagna – è scandaloso il tentativo di sopprimere un centro culturale, editoriale e artistico visitato in questi anni da migliaia di persone, che non ha mai ricevuto aiuti pubblici e paga puntualmente il canone previsto dal contratto di concessione. Dal 2005, oltre a risistemare a nostre spese gli edifici e curare il parco che li circonda, abbiamo organizzato mostre, incontri, laboratori, attività di promozione culturale, diventando un polo di attrazione e quindi anche di promozione turistica per tutto il territorio».

Frigolandia Sede delle riviste Frigidaire e Il Nuovo Male, Laboratorio di Grafica e Museo dell’Arte Maivista (MAM) dedicato al fumetto e all’illustrazione, che conserva migliaia di opere dei maggiori autori italiani, come Pazienza, Tamburini, Scozzari, Sparagna, Vincino, Liberatore, Igort, Echaurren e tanti altri, Frigolandia è stata visitata negli anni da migliaia di famiglie, giovani, studiosi e ricercatori di ogni parte d’Italia e del mondo, moltiplicando così anche l’afflusso turistico sul territorio umbro. La scomparsa di Frigolandia distruggerebbe così una delle più originali esperienze artistiche e giornalistiche europee che ha le sue radici nella rivista Frigidaire fondata nel 1980 e prima ancora nella satira del Il Male. La chiusura degli spazi significherebbe anche la chiusura delle riviste Frigidaire e Il Nuovo Male e del Museo dell’Arte Maivista, la dispersione della biblioteca e del prezioso archivio storico, oggetto di molte tesi di laurea italiane e di studi specialistici anche nella prestigiosa Università di Yale nel Connecticut. «Sarebbe un danno irreparabile e un vero crimine culturale» evidenziano ancora da Frigolandia per poi aggiungere: «Ci appelliamo alle autorità nazionali perché fermino la persecuzione in atto, in modo che Frigolandia possa continuare a vivere ed operare liberamente».

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