Calamita Cosmica (foto Cecchini)

di Maurizio Troccoli

Compare anche il messaggio ‘arte contemporanea’ tra le voci di spesa del piano nazionale di ripartenza e resilienza che la Regione Umbria ha stilato per indicare come investire le risorse del Recovery plan. Il contemporaneo però è da intendersi prevalentemente al passato prossimo.  Ci sono 11 milioni di spesa previsti per realizzare «forme di mobilità dolce e sostenibile: la bicicletta, il treno, i cammini». Per andare da dove a dove? Dai luoghi di «Burri a Città di Castello», a «Palazzo della Penna e i suoi tesori (le Lavagne di Beuys) a Perugia», fino alla «Calamita cosmica di De Dominicis a Foligno», a «Palazzo Collicola a Spoleto (Calder e Lewitt)», per poi raggiungere «le sculture di Arnaldo Pomodoro a Terni». Infine collegare questa «dorsale» con «Todi e il parco monotematico di scultura contemporanea dedicato all’artista americana Beverly Pepper» e risalire, magari attraverso la «ciclabile del Tevere» verso «Umbertide con il museo delle ceramiche Rometti», per poi virare verso «l’area del Sagrantino con il Carapace di Pomodoro, la prima scultura al mondo in cui sia possibile vivere e lavorare», senza dimenticare  «Brufa con il Parco delle sculture». Nel piano c’è scritto che va definito un progetto «che si dispiega lungo i cammini esistenti come la Via di Francesco, la pista ciclabile lungo il Tevere e i percorsi cittadini che guidano alla scoperta di piazze, quartieri, musei e biblioteche» e che guardi a un «fruitore di target medio-alto».

ECCO I 44 PROGETTI

Che c’è di nuovo? «Il coinvolgimento delle “performing arts”, gli eventi musicali e i festival». Tra questi ce n’è uno, talmente nuovo da essere immaginario. Si chiama ‘Festival del Contemporaneo’ «durante il quale far conoscere le diverse eccellenze artistiche umbre e a sostenere ed incentivare la crescita e nascita di nuove attività imprenditoriali e delle “performing art”». Esempi? Attualmente, non citati. I soldi richiesti dovrebbero servire, tra l’altro per «interventi di adeguamento infrastrutturale, segnaletica, implementazione di servizi adeguati – la fruizione secondo modalità dolce, tra cui «mezzi a basso impatto ambientale in modalità sharing». Tramite i quali, qualora si riuscisse a collegare le opere già elencate, occorre raggiungerne altre «per  il riposizionamento all’interno di tale percorso. Ad esempio il Centro di documentazione arte contemporanea a Città di Castello, l’ex Ospedale Fatebenefratelli, le ex Officine Fratti, il Palazzo di Primavera e il Teatro Verdi a Terni e infine la Rocca Paolina di Perugia che necessita tra l’altro di lavori di consolidamento e valorizzazione». A proposito di festival e di territori si pensa e si scrive di un non meglio precisato «investimento sul territorio con gli artisti che – in una logica di performing – realizzano durante il Festival stesso opere durature progettate in dialogo con le comunità locali, per comprendere necessità e potenzialità dei luoghi lungo il percorso».

INFOGRAFICA: L’ELENCO DEI 44 PROGETTI PRESENTATI

 L’attualità Manca, forse, un contemporaneo attuale. Non c’è traccia, cioè, di un museo-incubatore, di un laboratorio, un polo regionale sulla ricerca artistica, un’entità simile che individui, colleghi e valorizzi soggettività omogenee esistenti e distanti, dialogo tra mondo accademico, impresa e dinamiche innovative di fruizione, meccanismi virtuosi in grado di trasformare intuizioni artistiche in occasioni di professionalizzazione. Quel qualcosa che attragga non soltanto per quel che è stato fatto, ma per quanto si muove intorno ed è in evoluzione. Che osservi ed elabori, sistematicamente, opzioni di convergenza tra i microcosmi delle arti umbre, e che determini link proficui con il resto del mondo, anche nell’ottica dell’espansione turistica. Aderendo alla missione di «digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura».

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