Foto Archivio

di Ivano Porfiri

Discutevano su come adescare i bambini, quali droghe somministrare per non farli ribellare e rimuovere dalla loro mente gli abusi subiti. C’era questo, oltre al più grande archivio mai trovato in Italia di materiale pedo-pornografico, nei siti del cosiddetto «deep web» scoperti dalla polizia postale di Salerno. In manette sono finite 10 persone fra Campania, Lazio, Umbria, Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto. Uno degli organizzatori era un ternano 50enne disoccupato con precedenti specifici. E’ l’unico finito in carcere insieme a un lombardo, mentre gli altri sono ai domiciliari o con obbligo di dimora. Le misure cautelari disposte dal gip sono state modulate in base a quanto queste persone erano attive nello scambiare e divulgare materiale pedo-pornografico.

Associazione a delinquere Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica di Salerno, Franco Roberti, hanno consentito di far emergere un gruppo criminale dedito alla divulgazione e allo scambio di materiale pedo-pornografico, con particolare riguardo a materiale inedito di particolare crudezza. L’operazione rappresenta la prima ad avere individuato, non solo un così ingente archivio di files video e fotografici, ma soprattutto un’associazione a delinquere operante nel «deep web» (il lato oscuro della rete: siti nascosti che garantiscono l’anonimato degli utenti).

5 milioni di files Secondo le indagini, il sodalizio criminale si è costituito in una «comunità virtuale» dedita allo scambio e alla divulgazione di materiale pedo-pornografico composto da cinque milioni di files, molti dei quali assolutamente inediti. L’inchiesta ha consentito di disvelare il più grande archivio pedo-pornografìco mai rinvenuto in Italia.

Il ternano L’uomo arrestato dalla polizia a Terni è un disoccupato di 50 anni con precedenti specifici. Secondo quanto emerso, era un elemento di spicco dell’organizzazione, uno dei moderatori di una sorta di forum in cui gli utenti si scambiavano materiale proibito. A casa sua la postale avrebbe trovato e sequestrato materiale su supporti informatici che verrà scandagliato nei prossimi giorni.

Tra gli indagati anche una donna siciliana che ha prodotto e pubblicato fotografìe che la ritraggono mentre, vestita da suora, compie atti sessuali con il proprio figlio di otto anni. La donna, per questo stesso reato, era già stata arrestata nell’ambito di un indagine della procura di Catania.

I contenuti Le indagini condotte dalla sezione di Salerno del Compartimento della polizia postale hanno avuto avvio dopo il rinvenimento in seguito a una segnalazione di alcuni siti anonimi, attraverso i quali gli utenti, oltre a pubblicare e a scambiarsi materiale  pedopornografico, discorrevano su come adescare i minori; le sostanze stupefacenti da somministrare alle giovani vittime (per evitare che si ribellassero o memorizzassero i soprusi subiti); le violenze perpetrate; la esaltazione del cosiddetto «amore pedofilo». A far scattare la denuncia nel febbraio scorso era stata la denuncia di un a giovane salernitana che, convinta di aver scaricato dei files musicali di Edith Piaf, si era invece ritrovata nel computer immagini raccapriccianti con bambini violentati.

Le sezioni dell’orrore Il materiale rinvenuto si presenta accuratamente suddiviso in sezioni. C’è il settore definito «soft», le immagini ritraggono bambini nudi; in quello denominato «hard» i files contengono immagini di bambini sessualmente  violentati; in quello chiamato «hurt», i documenti ritraggono violenze sessuali e torture; in quello «death», i files documentano l’apparente uccisione dei bambini violentati. Secondo il procuratore di Salerno, Franco Roberti, servirebbe adesso una cooperazione con le polizie internazionali per identificare chi ha commesso tali violenze ai danni di tanti bambini.

Struttura gerarchica Estremamente sofisticata si è rivelata l’organizzazione dell’associazione. Sono emerse, infatti, rigide procedure di accesso e stringenti regole disciplinanti la permanenza nel sodalizio degli adepti. La stessa associazione era organizzata in una struttura piramidale dell’apparato gerarchico. Complessa anche la procedura di adesione: l’aspirante, infatti, per aderire ad un sito riconducibile all’associazione, era tenuto, in primo luogo, ad installare un softwrire dedicato per l’accesso alla rete; per creare, poi, un proprio spazio web, doveva munirsi di un ticket – o biglietto di invito – rilasciato da un promotore/amministratore; quindi individuare, online, attraverso il passaparola tra gli iscritti, gli indirizzi url contenenti il materiale pedo-pornografico (all’intero della rete, infatti, i domini ed i loro contenuti non sono indicizzati).

Le regole degli adepti La permanenza nell’organismo è assicurata solo dal rispetto incondizionato di una stringente normativa. In caso contrario – si pensi, ad esempio all’ipotesi che il socio compia operazioni di hacking e/o di profiling conto il provider o contro altri utenti -, inesorabilmente scattano policy di esclusione.

Infiltrati La individuazione degli affiliati italiani è stata resa possibile e dalla adozione di innovative tecniche investigative – che, tra I’altro, hanno comportato la sperimentazione  i nuovi software e la messa a punto di uno studio di fattibilità di originali forme di intercettazioni telematiche – e dalla quotidiana e meticolosa opera di alcuni agenti della polizia postale di Salerno, i quali, dopo essere stati autorizzati ad infiltrarsi in regime di sottocopertura nelle maglùie dell’organizzazione, hanno acquisito necessari trust dei diversi pedofili tanto da riuscire ad identificarli facendoli navigare su siti dove non era garantito né l’anonimato né la non tracciabilità.

Ancora indagine   L’indagine, che per ora ha potuto individuare chi era attivo in questi nodi virtuali, potrebbe svilupparsi per identificare ad esempio chi ha abusato dei bambini facendo delle riprese con la telecamera. Anche se, questo livello di indagine è ancora più arduo, visto che servirebbe  la cooperazione delle polizie internazionali. Secondo il procuratore di Salerno inoltre, quella della pedopornografia sarebbe solo una delle declinazioni dei reati commessi. Per il magistrato infatti, ci sarebbero anche scambi di armi, di droga e di soldi sporchi.

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2 replies on “Pedofilia, nel ‘deep web’ immagini di bambini drogati, violentati e uccisi. In manette ternano 50enne”

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