di Massimo Colonna
«Ci sono 13 nuovi casi di positività. Stiamo aspettando i risultati degli ultimi tamponi effettuati ma la situazione intanto è abbastanza confusa. Il prolungamento della Zona rossa? Una ipotesi che non voglio prendere nemmeno in considerazione. Dobbiamo fare di tutto affinché si possa tornare a lavorare, ovviamente in totale sicurezza». Così il sindaco di Giove, Alvaro Parca, raggiunto al telefono da Umbria24 fa il punto della situazione dopo la notizia di 13 nuovi casi di positività (tutti asintomatici) nel suo Comune, da due settimane trasformatosi in Zona rossa con il provvedimento che è stato esteso poi fino alla mezzanotte del 3 maggio. Nel frattempo si registrano anche venti guariti per cui i casi sul territorio scendono da 50 a 30 complessivi. Uno scenario che l’assessore alla Sanità Luca Coletto commenta così: «Un dato confortante che conferma il contenimento dell’infezione tra la popolazione che potrà gradualmente tornare alla normalità». Intanto i residenti hanno scritto una lettera alle istituzioni chiedendo che «chi è risultato negativo al test sierologico sia fatto uscire dal perimetro della zona rossa per poter tornare a lavorare».
Situazione confusa Gli ultimi dati che arrivano dai laboratori della Usl. «Ieri sera (lunedì sera, ndr) ho firmato le ordinanze per i provvedimenti relativi a 13 nuovi casi di positività – spiega Parca – mentre siamo ancora in attesa dei risultati definitivi per ulteriori tamponi effettuati nelle scorse ore. Una notizia che non ci voleva. La situazione è abbastanza confusa. Un prolungamento della Zona rossa? È uno scenario che non voglio nemmeno prendere in considerazione: la situazione è pesante. Molti cittadini rischiano di perdere definitivamente il lavoro se non potranno tornare a lavorare a breve e c’è preoccupazione da questo punto di vista. Ovvio che bisogna mettere la sicurezza davanti a tutto, ma la situazione per molte famiglie sta diventando pesante».
I test Martedì mattina intanto sono arrivati gli ultimi esiti dei tamponi e quindi il dato a disposizione è da considerare definitivo. Su 909 test sierologici rapidi su sangue capillare effettuati, per 73 soggetti è stato necessario ricorrere ad ulteriore approfondimento con l’esecuzione del tampone, come spiega la Regione in una nota. Di questi, 13 soggetti sono risultati positivi che portano a 50 il numero complessivo dei casi Covid registrati nel territorio di Giove dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Al momento però, sono 30 gli attualmente positivi, visto che 20 soggetti sono guariti.
Coletto L’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto ha evidenziato come «l’indagine promossa dalla Regione Umbria abbia permesso di isolare 13 nuovi soggetti, tra l’altro totalmente asintomatici, ma positivi al Coronavirus che avrebbero potuto diffondere ulteriormente il contagio tra la popolazione. La riuscita di questo monitoraggio capillare – ha concluso l’assessore – è stata possibile grazie al contributo e al lavoro sinergico dell’amministrazione comunale di Giove, della Protezione Civile, delle associazioni di volontariato locali e regionali, delle forze dell’ordine e degli operatori, medici ed infermieri dell’Azienda Usl Umbria 2 distretto di Narni e Amelia, che hanno messo in campo un’organizzazione efficace ed efficiente che ha garantito tempi rapidi di esecuzione ed evitato assembramenti».
La lettera Intanto Rita Benigni, avvocato residente del paese, ha inviato a tutti i suoi concittadini e a tutte le istituzioni umbre, comprese Regione e Prefettura di Terni, una lettera-sfogo, condivisa su Facebook anche dallo stesso sindaco Parca. Il testo parla di «solitudine in cui si sono ritrovati gli abitanti» dopo l’istituzione della zona rossa e di tutte le difficoltà, anche psicologiche, emerse in questi giorni. «Mi rivolgo a voi (istituzioni, ndr) anche a nome dei compaesani che mi hanno già chiesto di farmi loro interprete, e di quanti altri, nelle prossime ore, vorranno condividere questo testo nei social. Abitiamo a Giove, 1900 anime che come nessun’altra popolazione in Umbria si trova faccia a faccia con il Covid 19. Contagi in rapida crescita, con interi nuclei familiari coinvolti (compresi bambini, ragazzi, anziani). E così siamo entrati in zona rossa per 14 giorni, ora prorogati fino alle 20:00 del 3 maggio. Con i contagi è aumentata la paura per sé stessi e la preoccupazione per i contagiati, ma la comunità intera ha reagito: ha fatto squadra per soccorrere i bisognosi ed affrontare le difficoltà ulteriori della zona rossa. La spesa in ordine alfabetico settimanale nei negozi paesani, encomiabili ma purtroppo insufficienti per le esigenze di tutti noi, cosi da costringere la nostra protezione civile (con l’aiuto del Comune di Attigliano e di volontari di Lugnano ed Amelia) ad approvvigionamenti fuori e consegne a domicilio, con inevitabili mancanze ed errori di prodotti. L’ufficio postale fa orario ultraridotto e con le tabaccherie chiuse pagare una bolletta o fare una ricarica telefonica è pressoché impossibile; inoltre l’unico bancomat funziona a intermittenza. A questi ed altri disagi si somma per molti l’azzeramento del reddito a causa della totale sospensione di attività economiche oppure il rischio grave di perdere il lavoro fuori del perimetro, se la zona rossa non dovesse essere revocata o stemperata a breve. Scopo primario, quest’ultimo, per cui la popolazione si è sottoposta in massa allo screening sierologico a tappeto disposto dalla Regione, con tempistiche opinabili».
I problemi «Tutti insieme ne usciremo, continuiamo a ripeterci. Con l’orgoglio di appartenere ad una comunità che nel mezzo della tempesta è rimasta unita, non ha cercato colpevoli e non ha additato untori. Ma anche con la comune, amara sensazione di solitudine, per la mancanza di considerazione specifica e persino di qualsivoglia parola di incoraggiamento e di solidarietà, da parte delle Istituzioni civili (Prefettura, Regione, molti Comuni limitrofi). Non ultimo per le carenze della stampa, che si è affrettata a concederci la ribalta con titoli allarmistici sui numeri del contagio, spesso non rispondenti alla realtà del momento, preoccupandosi ben poco delle persone. Dimenticheremo invece le tante voci, dentro e fuori dai social, che fin dai primi contagi ci hanno additati come indesiderati untori, causa del proprio male per supposti comportamenti sconsiderati. Auto-consolatoria motivazione, umanamente comprensibile, che offende chi l’epidemia la vive, sapendo di aver rispettato le regole di distanziamento non meno di altri. Ma pazienza, tant’è. Tutti insieme ne usciremo, continuiamo a ripeterci, avendo negli occhi l’Italia migliore, fatta di una comunità ferita e impaurita che tuttavia va avanti con l’aiuto di molti amici oltre il confine; ma anche l’Italia che non ti aspetti e che oggi sollecitiamo a cambiare passo. Alle Istituzioni in indirizzo chiediamo con forza un’immediata riconsiderazione delle misure restrittive, che coniughino la tutela della salute con le necessità lavorative di molti concittadini, abbreviando il termine finale del 3 maggio o consentendo almeno a coloro che sono risultati negativi ai test di riprendere le attività lavorative fuori dal perimetro, ma anche dentro in assenza di contatti interpersonali. In ogni caso chiediamo l’adozione di misure immediate per assicurarci i servizi essenziali (con la riapertura delle tabaccherie, il perfetto funzionamento del bancomat, l’arrivo nei nostri negozi di generi di necessità quotidiana in quantità e qualità adeguata); ed ancora l’invio di fondi speciali per far fronte alle tante esigenze alimentari che la zona rossa ha generato ed aggravato. Affinché l’Italia che non avremmo mai voluto vedere si riscatti, per non ripresentarsi mai più a nessun’altra comunità cui dovesse toccare analoga sorte».
Twitter @tulhaidetto
