Al centro il professor Alessandro Montrone

di Daniele Bovi

Niente, se non i 156 di tassa regionale per il diritto allo studio, con un Isee da zero a quindicimila euro (duemila in più rispetto a quanto fissato dal governo con lo Student Act); qualche euro in meno da 15 mila a 30 mila euro e, da qui in poi fino all’ultima fascia che arriva a 100 mila euro, aumenti da 20 a 85 euro. Il tutto senza dimenticare sconti e agevolazioni e seguendo due direttrici: «Valorizzare il merito e sostenere le fasce economiche più deboli, perché l’università pubblica rappresenta un formidabile ascensore sociale». Martedì mattina l’Università di Perugia attraverso il professor Alessandro Montrone, delegato del rettore per bilancio e risorse finanziarie, ha fatto il punto sul nuovo sistema di tassazione dell’Ateneo. Una conferenza stampa convocata più per fare il punto sulle iniziative prese negli ultimi tempi (la revisione del sistema di tassazione è stato approvato a fine marzo) che per illustrare novità, tenuta in un periodo molto delicato per l’Università dato che queste sono le ultime settimane per iscrizioni e immatricolazioni, prorogate fino al 6 novembre.

L’APPROVAZIONE DEL NUOVO SISTEMA

Iscritti e tasse Numeri precisi su questo fronte verranno forniti solo a metà novembre ma nel frattempo Montrone assicura che «le tendenze sono positive; non dimentichiamo che il grosso arriva verso la fine». Con il nuovo sistema approvato – non senza polemiche – a fine marzo le fasce vengono portate da 10 a 17, con l’ultima il cui tetto sale da 70 mila a 100 mila euro. «Siamo arrivati primi all’obbiettivo fissato dallo Student Act – commenta Montrone – secondo principi di equità, gradualità e progressività, e molti atenei ci hanno copiato». Per l’esenzione totale basta avere un Isee pari o inferiore ai 15 mila euro, essere al massimo un anno fuori corso e, se iscritti al secondo anno, aver guadagnato almeno 10 crediti sui 60 circa da conquistare ogni anno. Se questa è la «no tax area» c’è anche una «low tax area» dai 15 mila ai 30 mila euro: qui le fasce non sono più tre ma sei, quindi con una forbice più piccola e con ‘sconti’ crescenti.

DAL 27 TORNA «GIMO» E SBARCA ANCHE AI PONTI

Conti in tasca Qualche esempio: uno studente con un Isee tra i 22.500 e i 25 mila euro paga, in caso ricada nella fascia ‘standard’, 925 euro per iscriversi al secondo anno o ai successivi mentre nella «low tax area» l’esborso è di 805. Uscendo dalle aree agevolate chi, ad esempio, ha un Isee tra i 15 mila e i 20 mila euro passerà da 781 a 766 in caso di immatricolazione e da 765 a 750 per gli anni successivi; dai 20 ai 25 mila si va da 956 euro per il primo anno a 941 (da 940 a 925 per i successivi); dai 25 mila ai 30 mila euro per l’immatricolazione occorreranno 1.191 euro e non più 1.131 (da 1.115 a 1.175 per i successivi); dai 30 ai 35 mila l’aggravio è di soli 5 euro (5 in meno costeranno gli anni successivi) e lo stesso vale per la fascia dai 35 ai 40 mila euro.

Importi e date Come detto poi, nelle 12 fasce dai 30 mila ai 100 mila euro si dovranno sborsare, in progressione, dai 20 agli 85 euro in più. Invece che in quattro rate si può pagare anche in due, versando i 156 euro di tassa regionale entro il 20 ottobre e il resto entro il 21 dicembre, godendo così di un mini sconto di 25 euro ed evitando possibili dimenticanze e quindi sovrattasse. Sul punto l’Ateneo ha chiesto alle famiglie particolare attenzione: la prima rata scade il 20 ottobre, la seconda il 21 dicembre, la terza il 31 marzo e la quarta il 31 maggio; per chi arriva lungo con i tempi ci sono maggiorazioni di 70 o 200 euro a seconda del ritardo. Accanto a ciò ci sono le premialità in vigore da tempo: le tasse sono dimezzate per chi si iscrive alla laurea magistrale purché abbia conseguito alla triennale (da chiudere con al massimo un anno fuori corso) un voto di almeno 105; una mossa adottata a suo tempo per evitare che gli studenti vadano a terminare il percorso fuori regione.

L’erba del vicino  «Non sempre – chiosa Montrone sul punto – l’erba del vicino è sempre più verde. Spesso le private hanno molta immagine ma poca sostanza». L’altra faccia della medaglia, però, è che il titolo rilasciato dalla privata può avere un peso maggiore e da non sottovalutare è il contesto economico: quali occasioni offre il tessuto umbro a un laureato con competenze elevate? Per triennali e lauree a ciclo unico poi c’è l’esenzione completa per chi si diploma col massimo dei voti (-50 per cento per chi ottiene 100 e -25 per cento con un voto tra 95 e 99); costi dimezzati poi dal secondo anno in avanti se si ottiene il cento per cento dei crediti con una media di almeno 27. In più per le famiglie che hanno più figli iscritti c’è un taglio del 30 per cento, mentre l’esenzione è totale per vincitori di borsa di studio (in aumento nell’ultimo anno, da 2.226 a 2.897) e per quelli che hanno un genitore cassaintegrato, disoccupato o in mobilità (10 casi nell’ultimo anno).

Esenzioni in crescita Nel complesso l’Ateneo registra con soddisfazione un aumento delle esenzioni che sono, sul totale del 23.776 iscritti (+5,7 per cento rispetto all’anno precedente), il 27,5 per cento, in crescita di oltre sette punti. In termini assoluti, si passa 4.525 a 6.531, il 60 per cento dei quali grazie a misure volute dall’Ateneo. Oltre ai borsisti, i gruppi più numerosi sono quelli di studenti appartenenti a uno stesso nucleo famigliare (quasi 1.500), gli oltre 600 diplomati con alti voti, i 326 provenienti da zone terremotate (i minori incassi, per l’Ateneo, ammontano a circa 350-400 mila euro) e i quasi 250 invalidi. «Tutte le modifiche al sistema di tassazione – ha commentato Martina Domina, presidente del Consiglio degli studenti – sono state sostenute e proposte da noi. Riteniamo però che i fuori corso siano puniti in modo eccessivo». Altro problema, quello degli specializzandi di medicina, che pagano cifre notevoli (fisse) senza possibilità di presentare l’Isee: «Ci saremmo aspettati – dice Domina – un adeguamento. Insomma, ci sono ancora aggiustamenti da fare».

Il Fondo Altro capitolo trattato martedì, quello del Ffo, ovvero del Fondo di finanziamento ordinario garantito ogni anno dal Ministero. La cifra complessiva a livello nazionale è rimasta sostanzialmente identica a quello dell’anno precedente (quasi 7 miliardi di euro), dei quali 127,1 milioni sono andati a Perugia, in leggero calo (-681 mila euro) rispetto allo scorso anno accademico anche se un’entrata compensativa ha comunque portato il saldo in positivo. Sia la quota base che quella relativa alla valutazione della qualità della ricerca e al reclutamento sono cresciute, mentre a essere calato è un indicatore che misura gli iscritti ai dottorati con titolo di studio estero; un fattore, quest’ultimo, sul quale Montrone ha assicurato che l’Ateneo è già al lavoro.

Twitter @DanieleBovi

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