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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 15:47

Rifiuti, in Umbria nuovo inceneritore e l’ampliamento di tre discariche: «Faremo come a Copenaghen»

Giunta adotta delibere su chiusura del ciclo. Impianto entro il 2030. «Riprofilatura» per Borgogiglione, Belladanza e Le Crete, chiuse Sant’Orsola e Colognola

L'impianto di Copenaghen

di Daniele Bovi

Dopo quasi due anni di discussioni e anche di tensioni, alla fine ha prevalso lo scenario giudicato come il più concreto e in grado di dare più garanzie in termini di sostenibilità: per chiudere il ciclo dei rifiuti l’Umbria costruirà un nuovo termovalorizzatore entro il 2030 e, nel frattempo, per mettere in sicurezza il sistema amplierà tre discariche e ne chiuderà altre due. A confermare le indiscrezioni degli scorsi giorni è stata direttamente la giunta regionale che, mercoledì, sul tema centrale dei rifiuti ha adottato due delibere, illustrate nel corso di una conferenza stampa dalla presidente Donatella Tesei e dal vicepresidente Roberto Morroni.

LE REAZIONI DI SINDACI E PARTITI

Gli scenari Il percorso è partito nel luglio del 2020 con la nomina dei membri del Comitato tecnico scientifico che ha individuato tre possibili scenari: il primo, quello scelto dalla giunta anche dopo il confronto politico all’interno della maggioranza, prevede un target di raccolta differenziata pari al 75 per cento (oggi la media regionale è del 66,2) e la costruzione di un inceneritore. Il secondo manteneva immutato il livello della differenziata ma prevedeva una serie di impianti per il recupero di materiali dall’indifferenziato e la produzione di Css rifiuto da inviare a un termovalorizzatore. Il terzo, invece, innalzava il livello di differenziata all’80 per cento e prevedeva la produzione di Css combustibile (che tecnicamente non è più un rifiuto ma un semplice prodotto), da incenerire poi nei cementifici umbri per un massimo di 40 mila tonnellate.

«Come a Copenaghen» Il nodo del nuovo inceneritore sarà quello politicamente più delicato: solo la parola basta infatti a sollevare polveroni e alzate di scudi. Per quanto riguarda l’individuazione del sito, in maggioranza nei giorni scorsi si è parlato anche della possibilità dell’area della ex Merloni. Morroni sul punto mercoledì non si è sbilanciato, spiegando che entro tre mesi sarà redatto un piano che porterà poi all’individuazione del luogo idoneo sulla base di alcuni criteri tecnici e dopo una interlocuzione con Auri, l’Autorità unica regionale per i rifiuti e l’idrico: «Sarà comunque un luogo di eccellenza – assicura Morroni – per qualità dell’aria e opportunità di sviluppo». «Il nostro slogan – ha aggiunto – è quello di “fare come a Copenaghen”. Non pensiamo a una piaga da affibbiare bensì al progresso, a un impianto come quello di Copenaghen sopra il quale è stata costruita una pista da sci. E comunque ci sarà il coinvolgimento di tutti dato che i vantaggi andranno esplicitati».

Investimenti e costi L’impianto sarà tarato su una capacità di circa 130 mila tonnellate e per realizzarlo serviranno più o meno cento milioni di euro. L’idea è quella di inserire la costruzione all’interno della prossima gara d’ambito, affidandola quindi al gestore. Secondo il direttore regionale dell’area Governo del territorio, Stefano Nodessi Proietti, si potrà rientrare dell’investimento in 20 o 30 anni e ciò comporterà anche un contenimento dei costi della bolletta per i cittadini. «Al momento – ha aggiunto – portare una tonnellata di rifiuti in discarica costa all’incirca cento euro, mentre in un termovalorizzatore la cifra potrebbe aggirarsi fra i 40 e i 50 euro». Quanto alle incognite legate ai tempi lunghi, Morroni non vede particolari preoccupazioni: «Il termine del 2030 – ha detto – è ragionevole vista la complessità dell’iter; se però i tempi si dovessero accorciare non ci stracceremmo le vesti. Noi procederemo con la massima celerità possibile perché siamo convinti che è uno scenario positivo».

Le discariche In attesa del nuovo impianto va messo in sicurezza un sistema in pre-emergenza ormai da anni; il centrosinistra di governo, infatti, sul tema della chiusura del ciclo non ha avuto la forza politica di sciogliere in qualche modo il nodo. La seconda delibera riguarda l’ampliamento delle discariche di Belladanza (Altotevere), Borgogiglione (tra Magione e Perugia) e Le Crete (Orvieto); quest’ultima, in particolare, veniva data in forse nelle ultime settimane data la contrarietà della sindaca forzista Roberta Tardani, mentre ad Acea che gestisce l’impianto la soluzione potrebbe far gola.

Metri cubi Al momento la capacità residua di queste tre è di 540 mila metri cubi e l’atto prevede un ampliamento complessivo di un milione di metri cubi, più un altro 20 per cento di sicurezza. La volumetria verrà ripartita fra le tre strutture e per l’intero percorso serviranno comunque mesi: la priorità sarà data a Belladanza e Borgogiglione, la cui capacità si esaurirà nel primo caso entro l’estate 2022 e, nel secondo, un anno dopo. Quanto a Le Crete, invece, c’è la possibilità già ora di arrivare a fine 2024. «A Belladanza e Borgogiglione – ha detto Morroni – l’ampliamento sarà molto celere, mentre a Le Crete la prospettiva è più lontana ed eventuale.

Chiusure In Umbria nel complesso le discariche sono sei: quella di Pietramelina è chiusa già da tempo mentre per quanto riguarda Colognola (Gubbio) e Sant’Orsola (Spoleto) le capacità sono molto residue e la volontà della giunta è quella di chiuderle a breve, avviando la cosiddetta fase di gestione «post mortem», anche se per ora non vengono indicate tempistiche chiare: «Procederemo con celerità dato che sono mine vaganti». In questo quadro vanno tenuti a mente i target imposti a livello europeo, che prevedono meno del 10 per cento dei rifiuti in discarica entro il 2035 e una differenziata al 65 per cento: «Nel nostro caso – ha detto Morroni – vogliamo anticipare i tempi».

Rinforzi Oltre a ciò la seconda delibera prevede una spinta per quanto riguarda quei Comuni umbri che al momento arrancano in tema di raccolta differenziata. Morroni non è entrato nei dettagli e ha parlato di «rinforzi positivi» e di «supporto costruttivo per superare nodi e strozzature». Gli atti approvati mercoledì contengono inoltre l’istituzione di un tavolo permanente con Arpa, Auri e i gestori per monitorare tutte le diverse azioni previste. «Faremo fare all’Umbria – ha assicurato Morroni – uno scatto in avanti. In molti paesi dell’Europa occidentale le discariche rivestono un ruolo marginale, mentre in quelli dell’Est accade il contrario. Oggi l’Umbria assomiglia più a questi ultimi».

Tesei «I rifiuti – ha detto Tesei – rappresentano un dossier urgente e importante per l’Umbria, di cui la giunta regionale si è fatta fin da subito carico, per sanare una situazione che poteva diventare insostenibile. Le linee di indirizzo adottate oggi ci consentiranno di realizzare in Umbria un modello virtuoso di economia circolare, di sostenibilità ambientale, economica e sanitaria che è il fine che ci siamo posti e vogliamo perseguire».

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