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domenica 16 gennaio - Aggiornato alle 20:11

Ampliamento di Borgogiglione, l’«amarezza» dei sindaci: «Regioni dia rassicurazioni». M5S e Pd all’attacco

Chiodini e Betti: «Ennesimo prolungamento di uno degli impianti più sfruttati». Bettarelli: «Giunta arriva in ritardo». De Luca: «Piano è un favore ai monnezzari»

La discarica di Borgogiglione (foto F.Troccoli)

Assicurazioni su volumetrie, data di chiusura, flussi e monitoraggio ambientale. È quanto chiedono alla Regione i sindaci di Magione e Corciano, Giacomo Chiodini e Cristian Betti, a proposito del futuro della discarica di Borgogiglione che, insieme a quelle di Belladanza e Le Crete, sarà ampliata. Del tema ha parlato mercoledì la giunta regionale illustrando le delibere relative all’ampliamento delle discariche e alla costruzione del nuovo inceneritore. I sindaci esprimono «amarezza per l’ennesimo prolungamento di vita imposto a uno degli impianti di smaltimento più sfruttati dalla comunità regionale: è grave che non si sia trovato nel tempo una valida alternativa all’incremento di spazi in una discarica che ha già accolto oltre due milioni di tonnellate di rifiuti dalla sua inaugurazione negli anni Novanta».

IN UMBRIA NUOVO INCENERITORE E AMPLIAMENTO DI TRE DISCARICHE

Magione Per il sindaco di Magione – comune in cui ha sede l’impianto di Borgogiglione – «con la decisione della Regione viene meno la speranza di veder chiuso il sito in tempi brevi». «La richiesta della giunta regionale – sottolinea Chiodini – venga accompagnata da assicurazioni sulla quantità contenuta delle nuove volumetrie e sull’indicazione di una data futura certa e definitiva di cessazione dell’impianto, possibile solo con la contestuale individuazione di un sistema alternativo di chiusura del ciclo dei rifiuti. Si trovino, in altre parole, le condizioni per ‘staccare la spina’ davvero alla discarica».

Corciano Simile la posizione del sindaco di Corciano, comune che si accolla larga parte del traffico pesante in ingresso alla discarica. Per Betti «vanno mantenute nel tempo modalità equilibrate di utilizzo dell’impianto, in modo da evitare uno sfruttamento selvaggio delle nuove cubature che saranno realizzate, con il conseguente appesantimento del traffico veicolare. Si dovrà inoltre avere particolare cura nel monitoraggio ambientale della discarica nel corso del tempo, con l’obiettivo, come sta avvenendo in questi ultimi anni, di una gestione virtuosa e lungimirante del sito. Non consentiremo – conclude Betti – prevaricazioni o eccessi a danno del territorio».

Bettarelli Del tema discariche parla anche il vicepresidente del consiglio regionale, il dem Michele Bettarelli, secondo il quale le decisioni prese mercoledì da Palazzo Donini «certificano i ritardi accumulati in questi ultimi due anni e confermano come i dati che avevamo evidenziato già ad aprile del 2020, in merito alla saturazione delle discariche, oltre a essere corrispondenti alla realtà, erano meritevoli di maggiore attenzione e di conseguenti interventi urgenti». «Per altro – sottolinea ancora – la pianificazione approvata interessa tanto l’Ente regionale, quanto l’Auri e gli strumenti individuati con urgenza esplicheranno i loro effetti nei prossimi otto anni. È quindi assai grave aver perso due anni di tempo per arrivare a individuare comunque la soluzione degli ampliamenti che poteva essere già oggi una realtà».

Il M5s «Come era ampiamente prevedibile – conclude Bettarelli – anche dopo le decisioni assunte in materia di Css, l’unica risposta individuata da questa giunta regionale non poteva che essere quella di realizzare, da qui al 2030, un grande impianto di incenerimento di rifiuti, da realizzare sul crinale appenninico, senza aver valutato alcuna strategia integrata e alternativa più coerente in un’ottica di economia circolare e tutela ambientale». E del nuovo inceneritore parlano la senatrice del M5S Emma Pavanelli e il capogruppo in consiglio regionale Thomas De Luca. «L’Umbria – dice Pavanelli – ha deciso che nel prossimo decennio costruirà un nuovo inceneritore che brucerà i rifiuti e inquinerà l’aria, il suolo e il sottosuolo. Invece di ambire a recuperare più rifiuti possibili e mettere a disposizione di quelle aziende virtuose nel territorio che potrebbero usufruire di materie prime e seconde grazie a recupero di prossimità, ad esempio, di vetro, carta e plastica, la giunta Tesei sceglie la strada di un inceneritore e dice addio alla rivoluzione green che oramai coinvolge tutti, anche i comuni. Basti pensare che dal primo gennaio i sindaci possono prevedere anche la raccolta del tessile».

Copenaghen Stroncato dalla senatrice anche l’esempio di Copenaghen: «Per alimentare lo stabilimento oramai obsoleto, non più sostenibile dal punto di vista ambientale né economico – sostiene – stanno cercando rifiuti in tutta Europa, visto che la comunità danese ha un’altissima percentuale di riciclo. Se proprio vogliamo sciare in Umbria, non credo serva costruire un inceneritore». «Tutto quello che temevamo di subire dalle giunte Lorenzetti e Marini – aggiunge De Luca – che ampliassero le discariche, che Terni diventasse il camino unico dell’Umbria, che costruissero un nuovo inceneritore a Perugia, che i cementifici di Gubbio iniziassero a bruciare rifiuti, che l’Umbria si trasformasse nel cuore nero d’Italia, è diventato realtà con la peggiore destra di sempre».

De Luca Per il capogruppo pentastellato si tratta di «un piano fatto su misura per i monnezzari, per le multiutility proprietarie di inceneritori e discariche che faranno affari d’oro. Una chiara strategia di decrescita infelice e di sottosviluppo economico. Centinaia di milioni di euro per un piano inquinante, illiberale e conservatore che mira ad ipotecare il futuro dei nostri figli a cui presentiamo il conto di tutto questo. Altro che transizione ecologica ed impianti a massimo recupero di materia». «In conclusione – osserva De Luca – c’è tutta l’ipocrisia della Lega che millanta un nuovo inceneritore da 130mila tonnellate quando sa benissimo che in Umbria già c’è. Anzi ce ne sono due per una capacità di 180mila tonnellate. Ecco a cosa serve la privatizzazione e la cessione del 49 per cento di quote di Asm, ora – conclude – è sotto gli occhi di tutti. A far tornare Terni il camino unico dell’Umbria».

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