domenica 24 marzo - Aggiornato alle 23:32

Perugia, sindaco non trascrive matrimonio gay. La protesta: «Atto grave». Romizi: «È la legge»

Il bacio tra le 'Sentinelle in piedi' (Foto da Facebook)

Alcuni sindaci hanno trascritto, altri no. Perugia ha deciso questa seconda opzione scatenando le proteste delle associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti civili. Si parla dei matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero, dove la legge lo consente, e che si chiede vengano registrati allo stato civile dei Comuni italiani. Un argomento su cui è in corso un acceso dibattito con sentenze italiane ed europee che impongono al legislatore di dirimere la questione che, intanto, resta oggetto di scontro.

La protesta E’ notizia di oggi che il sindaco di Perugia Andrea Romizi ha deciso di rifiutare la trascrizione dell’atto di matrimonio contratto all’estero di una coppia gay perugina. Una scelta tutta politica che Omphalos Arcigay Arcilesbica valuta negativamente anche alla luce delle recenti sentenze italiane e europee in materia. «Omphalos ha supportato la coppia in tutto l’iter della richiesta di trascrizione – commenta Patrizia Stefani, co-presidente dell’associazione – partecipando anche ad un incontro preparatorio con il sindaco di Perugia. Proprio in quella sede il sindaco si era dimostrato possibilista ed aveva rassicurato che non aveva, a livello personale, nessun problema a procedere e che avrebbe preso tutte le informazioni necessarie per eventualmente trascrivere. Evidenetemente i suoi consiglieri, la sua appartenenza politica oltre alla paura delle critiche dagli ambienti della destra cattoconservatrice lo hanno bloccato, è un vero peccato per lui e per Perugia».

«Atto grave» «Nonostante diversi tribunali si siano già espressi ordinando ai Comuni di procedere alle trascrizioni – conclude Emidio Albertini, co-presidente di Omphalos – il sindaco Romizi ha deciso di ignorarli appellandosi all’assurda circolare del ministro Alfano, che è stata recentemente sconfessata anche dal Tar del Lazio. Questo è per noi un segnale chiaro. Il nostro primo cittadino non ritiene che a Perugia tutti debbano essere degni di uguaglianza e pari diritti, ed è un duro colpo per una città con una lunga storia di inclusività, accoglienza e apertura. Stiamo tornando indietro».

La risposta del Comune Da Palazzo dei Priori fanno sapere che il sindaco non è ideologicamente contrario alla trascrizione, ma la decisione è frutto di un iter «puramente tecnico»: «Romizi – viene spiegato – si è rivolto all’ufficiale di stato civile, il quale ha verificato le normative e la risposta è stata negativa. Altri sindaci hanno deciso di forzare la mano in materia, il sindaco di Perugia si è semplicemente attenuto alla legge. Se questa cambierà, non ci sarà alcun problema ad effettuare le trascrizioni». Il sindaco, tra l’altro, ha inviato una lettera alla coppia sottolineando di comprendere i sentimenti, ma di doversi attenere alla legge.

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