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mercoledì 3 marzo - Aggiornato alle 01:12

«Mia madre contagiata a 15 giorni da seconda dose vaccino»: focolaio in Rsa. «Aiutateci»

Il 50% del personale colpito dal virus. Altri si mettono in ferie e si dimettono. E’ il fuggi fuggi. Anziani in rianimazione

di Maurizio Troccoli

«Mia madre risultata positiva a 15 giorni dal secondo vaccino, ora è in gravissime condizioni ricoverata». E poi: «Ci sono diversi anziani positivi in questa Rsa e ricoverati». E ancora: «Abbiamo chiesto aiuto persino alle forze dell’ordine, non sappiamo quanto resistiamo ancora». Sono tutti messaggi che arrivano da un focolaio di contagio che è esploso in una residenza per anziani a Perugia. Si tratta delle Opere pie Donini, vicina al Centro storico, in zona Borgo XX Giugno.

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La cronaca I familiari degli anziani residenti ormai da mesi e mesi non vedono i propri congiunti. «Neppure questa estate», racconta  a Umbria24 Luigi (nome di fantasia, «vorrei tutelare la riservatezza di mia madre»), che ha da poco appreso di avere la mamma in condizioni gravissime. «Purtroppo è molto grave», ha detto. «Incredibile, mi sembra assurdo, proprio ora che eravamo più tranquilli proprio perchè aveva concluso il ciclo vaccinale». Mentre dalla stessa struttura arrivano segnali allarmanti di personale contagiato al 50%, di altri che accampano scuse per non andare a lavoro, di chi si mette in ferie e di chi persino si licenzia. E ancora: di personale che si tenta di contattare per le sostituzioni «ma senza le sufficienti qualifiche» e persino di un allarme lanciato alle autorità istituzionali e finanche militari. Mentre dalle famiglie arrivano messaggi di disperazione.

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Quello che si apprende «Ho saputo di altri anziani della stessa struttura trasferiti con urgenza in ospedale – racconta ancora Luigi -. Mia madre ha fatto la seconda dose di vaccino (parliamo del Pfitzer ndr) il primo di febbraio, come è possibile che risulta contagiata con tampone positivo 16 giorni dopo?». Arrivano comunicazioni dalla struttura che spiegano come il personale si sia contagiato «non essendo stato vaccinato», poichè non previsto dal piano vaccini, situazione che sarebbe all’origine del ‘bubbone’ scatenato nella Rsa e che oggi sta determinando una condizione che sembra sfuggire di mano. A questi problemi – comunica la struttura – si aggiunge la carenza di personale, tenuto conto anche dei concorsi aperti dalle strutture pubbliche, dagli ospedali, su oss e personale specializzato.

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La testimonianza «Sono andato a salutare mia madre in questi giorni dalla finestra. Sapevamo che sia lei che gli altri anziani erano stati vaccinati con doppia dose. Poi abbiamo saputo che è risultata positiva la sua amica con cui condivide la stanza. E che sarebbe stata allontanata. Poi ci hanno detto che lei ha avuto un po’ di febbre e tosse, e da un momento all’altro è arrivata la notizia che è gravissima e non ci sarebbe molto da fare per salvarle la vita».

La comunicazione ai familiari La struttura in una comunicazione alle famiglie degli assistiti parla di «gravissima situazione». «Dall’inizio dell’emergenza Covid – ancora la lettera – (febbraio 2020) la nostra struttura ha adottato tutte le misure di prevenzione opportune e grazie a ciò siamo potuti giungere al gennaio 2021 senza che si fosse verificato alcun caso di contagio». Quindi la posizione della struttura sulle vaccinazioni agli ospiti: «Con il nuovo anno si è potuto finalmente procedere alla vaccinazione degli Ospiti. Nella nostra struttura la somministrazione della prima dose è stata fatta il 10 gennaio 2021, la seconda il 31 gennaio 2021, e questo ha interessato praticamente tutti gli Ospiti». Ma evidenziano il problema del personale scoperto dal vaccino, lasciando quindi intendere che il virus sarebbe entrato nella struttura attraverso questo ‘vettore’. A partire dal 2 di febbraio, 8 giorni prima dell’inizio delle vaccinazioni al personale: «Purtroppo, però, la vaccinazione non è stata praticata al personale sanitario, fino al 10/02/2021, data nella quale i primi hanno ricevuto la prima dose e sono ora in attesa di avere la seconda. Così è accaduto che a partire dal 02/02/2021, in concomitanza con il riaccendersi di numerosi dei focolai territoriali ed ospedalieri, si è manifestato anche nella nostra struttura un focolaio di contagio che ha colpito buona parte dei nostri collaboratori: infermieri e O.S.S. (operatori socio-sanitari). Nel giro di pochi giorni si sono rivelati “positivi” al Covid 14 operatori su un totale di 29». Quindi il fuggi fuggi: «A queste assenze forzate se ne aggiungono altre, dovute a motivi personali dei dipendenti interessati, più qualche caso di dimissioni, eccetera». Le richieste d’aiuto: «Ci siamo rivolti anche alle organizzazioni di volontariato, alle Autorità pubbliche, persino alle Forze Armate. Le risposte che abbiamo avuto – quando le abbiamo avute – sono state insufficienti. Di tutto questo, occorrendo, potremo dare documentazione». Il messaggio: «Ci troviamo in estrema difficoltà».

Difficoltà di entrare in contatto con parenti Intanto diversi contattano Umbria24 esprimendo difficoltà a stabilire un contatto con i propri parenti anche telefonico e ad avere informazioni circa le loro condizioni tramite le telefonate dirette alla struttura. Qualcuno, tramite la pagina Facebook di Umbria24, sta provando a stabilire un contatto con altri parenti di altri ospiti nel tentativo di raccogliere quante più informazioni possibili sui propri cari.

Risponde la struttura Al telefono con Umbria24 il presidente Piergiorgio Ignani dice che «fortunatamente e facendo tutti gli scongiuri, alcuni, meno di dieci, risultano positivi, ma tutti i pazienti hanno ricevuto la seconda dose del vaccino al 2 di febbraio. Ance i positivi, non hanno manifestazioni importanti e questo ci autorizza a pensare che il vaccino abbia contenuto i sintomi». Sollecitato sulla paziente positiva Ignani dice: «I nostri medici ci dicono che la positività al tampone possa non essere incompatibile con il vaccino. Siamo a conoscenza di una paziente con polmonite di natura batterica, non virale». Potrebbe trattarsi, quindi della paziente positiva al tampone e ricoverata in gravi condizioni. «Si tenga conto – aggiunge Ignani – che gli ospiti hanno mediamente un’età al di sopra degli ottanta anni. Diversi anche di novanta e affetti da più patologie».

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