mercoledì 23 gennaio - Aggiornato alle 08:15

Caso Joan, tribunale ordina al Comune di Perugia: «Trascrivere integralmente l’atto di nascita»

Giudice: due le madri. Omphalos: «Fatta giustizia». Romizi: «Applicata legge». Lega: «Impugnare»

Foto generica archivio

di Ivano Porfiri

Il Comune di Perugia dovrà trascrivere integralmente l’atto di nascita del piccolo Joan, il figlio di due mamme nato in Spagna, la cui vicenda è diventata di portata nazionale per la mancata trascrizione, poi divenuta trascrizione parziale (solo con la mamma biologica). Ora la prima sezione civile del tribunale di Perugia presieduta da Paola De Lisio, accoglie il ricorso delle due mamme e «ordina all’Ufficiale di Stato civile di procedere alla trascrizione integrale nei registri di stato civile del Comune di Perugia dell’atto di nascita formato in Spagna» specificando «con indicazione che il minore è figlio di» entrambe le donne. La decisione è stata comunicata ai difensori delle mamme, gli avvocati Vincenzo Miri e Martina Colomasi dell’associazione Rete Lenford – Avvocatura per i diritti Lgbti.

LA SENTENZA: I PASSAGGI CHIAVE

Lunghi mesi di attesa La vicenda va avanti dal dicembre 2016, mese in cui è nato Joan. Il ricorso al tribunale è stato inoltrato dai legali rappresentanti del minore – supportati dallo sportello legale Omphalos e Rete Lenford – nei confronti del sindaco di Perugia quale ufficiale di Stato civile, e del ministero dell’Interno. Nelle carte, le due mamme hanno sottolineato di essersi regolarmente sposate nel 2015 in Spagna e di aver trascritto l’atto nel registro delle unioni civili di Perugia. Quindi hanno avuto il piccolo Joan attraverso fecondazione eterologa. Subito hanno chiesto la trascrizione dell’atto di nascita a Perugia, ma la richiesta è stata rigettata dopo aver acquisito parere della Prefettura. Da qui è partita la battaglia legale.

DOCUVIDEO: IL PICCOLO JOAN

Trascrizione parziale Qualche giorno prima di Natale – il 21 dicembre 2017 – il Comune di Perugia ha trascritto “parzialmente” l’atto di nascita del piccolo Joan, figlio di due donne perugine residenti in Spagna, e lo ha trasmesso al consolato italiano a Barcellona. Il bimbo, dunque, potrà ora muoversi e anche venire in Italia anche se l’atto lo riconosce solamente come figlio della donna che lo ha partorito e non di entrambe. «Come sempre abbiamo semplicemente applicato la legge – aveva spiegato il sindaco Romizi -. La trascrizione è, infatti, avvenuta nei tempi e secondo le modalità scaturite da una interlocuzione prima con la Prefettura e, dopo il voto del consiglio comunale, con il ministero degli Interni». Fin da subito Omphalos, l’associazione per i diritti Lgbti, che segue dall’inizio la vicenda, ha parlato di «beffa», annunciando che «l’azione legale già intrapresa nel giugno scorso proseguirà per porre rimedio a questa odiosa ingiustizia e per tutelare l’interesse di Joan a vedersi riconosciute entrambe le madri. Perugia – aveva detto il presidente Stefano Bucaioni – non merita di essere additata a livello nazionale come città retrograda e incapace di tutelare i diritti fondamentali di un bambino.

ROMIZI TRASCRIVA L’ATTO

Giustizia è fatta «Giustizia è fatta per il piccolo Joan – commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – eravamo fiduciosi sulla decisione della Magistratura, avevamo scritto e ricordato più volte che altri tribunali fino alla Cassazione si erano già espressi unanimemente sul tema. Il Sindaco Romizi aveva scelto di ignorare tutto questo e imbarcare il Comune di Perugia e la città tutta in un’assurda crociata discriminatoria che non poteva che avere questo epilogo. Joan ha due mamme e saranno entrambe riconosciute, che piaccia o no al Sindaco e ad un pezzo retrogrado e integralista della sua maggioranza. Se ne facciano una ragione».

CASO JOAN: TUTTA LA VERITA’

Sindaco chieda scusa «Ora il Sindaco chieda scusa al piccolo Joan e alle sue due mamme – continua Bucaioni – per averli lasciati senza documenti e identità per 12 lunghi mesi. Scuse che devono essere fatte anche alla città di Perugia, per la brutta figura che il primo cittadino ci ha fatto fare, trascinando la città sulle pagine dei quotidiani nazionali. Questa storia è costata ad Omphalos la forte ostilità dell’amministrazione comunale, che ha scelto di revocare il patrocinio al pride dedicato al piccolo Joan e a non concedere più patrocini per gli eventi dell’associazione, compresi i festeggiamenti per i 25 anni della sua fondazione. Ma l’associazione ha proseguito e proseguirà la propria azione sempre senza paura e a testa alta, sicura di essere dalla parte giusta della storia».

Romizi e Lega Nel tardo pomeriggio a prendere a parola è l’Amministrazione comunale, secondo la quale Palazzo dei Priori «non ha in nessun modo operato con spirito discriminatorio come strumentalmente si vuol far passare, ma gli ufficiali di stato civile si sono attenuti alla normativa vigente ed alle indicazioni espresse sia dalla Prefettura che dal Ministero dell’Interno, analogamente a quanto accaduto in tanti altri Comuni». «Meraviglia e dispiace leggere – è detto nella nota – i toni aspri ancora una volta utilizzati nei confronti dell’Amministrazione da parte di Omphalos». Quanto al ritiro del patrocinio Palazzo dei Priori ricorda che «la motivazione era da ascrivere all’utilizzo della nota locandina e ancor più ai toni a seguire utilizzati dagli esponenti dell’associazione e non certo alle vicende legate all’iscrizione dell’atto di nascita». A prendere la parola in serata è anche il senatore della Lega Stefano Candiani, commissario del partito in Umbria, che insieme ai parlamentari esprime «solidarietà al sindaco Romizi per gli attacchi ricevuti e vicinanza al piccolo Joan costretto a crescere senza un papà per la scelta egoistica di due adulti che nulla ha a che vedere con i diritti civili». La Lega chiede poi di impugnare la sentenza.

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