di Daniele Bovi
Un incasso superiore ai 2,3 milioni di euro per 40 mila paganti, con una media di 3.200 spettatori all’Arena Santa Giuliana, oltre 500 al teatro Morlacchi e 150 alla Sala Podiani. Sono questi alcuni numeri della cinquantesima edizione di Umbria jazz, quella che è stata chiamata «dei record». «Abbiamo eguagliato il 2019 e lo abbiamo battuto per quanto riguarda gli incassi» ha detto il presidente della Fondazione UJ Gianluca Laurenzi nel corso della conferenza stampa di fine festival che si è tenuta domenica mattina all’hotel Brufani. «Numeri – ha detto il direttore artistico di UJ Carlo Pagnotta – facili da prevedere perché i nomi c’erano».
VIDEO – PAGNOTTA: «SU MIKA POLEMICHE STUPIDE. NEL PROGRAMMA MOLTO JAZZ»
La direzione E a proposito di Pagnotta, rispondendo alle domande dei giornalisti la Fondazione ha spiegato che le redini del festival rimarranno nelle mani di Pagnotta e del «pool artistico» che lo supporta. «Il nostro mandato – ha detto Laurenzi – scadrà nel 2025 e la nostra proposta sarà quella di non cambiare. Squadra che vince non si cambia. Solo un pazzo sostituirebbe un direttore artistico che garantisce 2,3 milioni di euro di incasso». Tanti i ringraziamenti e gli elogi al 90enne Pagnotta, al quale è stato regalato un quadro con tutte le locandine del festival e la scritta «Grazie Carlo».

Il «pool» Ringraziamenti che Pagnotta ha voluto condividere con il «pool artistico» formato in particolare da Manuele Morbidini, Annika Larsson ed Enzo Capua: «C’è troppa celebrazione del sottoscritto. Morbidini – ha detto – ha fatto tutto il programma della Podiani, Larsson cura i rapporti per quanto riguarda il pop e il rock e Capua è il nostro “orecchio” a New York. Da soli non si fa niente». Anche da qui si potrebbe ripartire dopo il 2025: «Chissà chi ci sarà qui fra 50 anni. Io – ha scherzato il fondatore di UJ – vorrei esserci ma sarò in pensione». In generale Pagnotta ha parlato di un festival «il cui brand è vivo e in salute. Dobbiamo continuare su questa strada – ha sottolineato il direttore artistico – ma non sarà facile».
Organizzazione E a proposito di futuro, il Berklee College of music e UJ stanno per siglare un nuovo contratto triennale per le Clinics, grazie alle quali ogni anno centinaia di giovani musicisti arrivano in città per studiare. Molti i ringraziamenti a tutto lo staff che ha lavorato al festival, dove una figura chiave è quella di Stefano Lazzari, direttore di produzione. «Quando artisti come Bob Dylan e Brad Mehldau ringraziano per l’organizzazione – è stato detto domenica – vuol dire che le cose funzionano ed è per noi un motivo di orgoglio».
Clima e storia «Ancora più dei numeri, che sono da primato – è stato detto domenica – parla il clima che si respirava nelle vie e nelle piazze dell’acropoli perugina con quel mix di festa, qualità della vita, musica che la città offre a cittadini e turisti durante Umbria Jazz. È soprattutto dalla forza della sua storia e dalla solidità del suo assetto, a partire dalla direzione artistica e dalle professionalità di un organico di assoluto livello, che il festival prende le energie per proiettarsi verso il futuro. L’Umbria potrà ancora contare sulla sua manifestazione simbolo».
Canzoni Quanto alla musica UJ ha parlato di un festival che si è caratterizzato per la «forma-canzone nelle sue diverse declinazioni», da Dylan a Paolo Conte fino a Stewart Copeland, Rhiannon Giddens, Ben Harper e il bluesman Joe Bonamassa che chiuderà domenica sera il programma dell’Arena. E poi tanto jazz, cosa che Pagnotta rinfaccia con orgoglio a chi se l’è presa per la presenza di Mika: «Non è il mio genere – ha detto – ma lui è un grande professionista. Avete visto che show?».
Jazz E quindi per i “puristi” – qualsiasi cosa significhi a proposito di un genere che è per eccellenza contaminazione – c’è stato spazio per ascoltare Brad Mehldau (concerto che Pagnotta mette in cima alla lista dei suoi preferiti), il quartetto di Branford Marsalis, il duo Enrico Rava-Fred Hersch, il quartetto di Bill Frisell, la «band stellare» di Herbie Hancock, le star italiane Stefano Bollani, Gianluca Petrella e Paolo Fresu, Kenny Barron «ma pure dalla più soffusa atmosfera “da camera” dei concerti nella Galleria nazionale dell’Umbria». Il tutto senza dimenticare il programma di qualità dei concerti gratuiti e le attività per i più piccoli portate avanti da Uj4Kids.
Tesei Domenica alla conferenza stampa hanno partecipato anche Donatella Tesei e il sindaco Andrea Romizi. «È stata – ha detto la presidente – un’edizione straordinaria per la quale ringrazio Carlo Pagnotta, destinato a portarci verso il futuro. Il nostro impegno per UJ rimarrà convinto e certo» e, dopo la chiusura, la Regione insieme alla Fondazione analizzerà i conti del bilancio dopo un 2022 chiuso con un “rosso” da quasi 480 mila euro, a proposito del quale Palazzo Donini ha invitato alla massima attenzione.
Romizi «Questa edizione – ha detto il sindaco – è servita anche per rinfrescare la memoria e capire cos’è questo festival, che ognuno di noi deve custodire e valorizzare». Il sindaco ha poi ricordato le parole d’amore che Mika ha tributato a UJ e all’atmosfera che si respira in città, ma oltre a queste servono soldi: «Il Comune crede in UJ. Stiamo superando – ha detto il sindaco – una fase complessa per quanto riguarda il bilancio, perciò vogliamo accrescere il nostro contributo e fare più di prima la nostra parte».
