di Maurizio Troccoli

Lei a capo della Regione Umbria, mentre lui era alla guida del Paese. «Lontanissimo dalla mia idea della politica e dell’etica politica, ma senza dubbio è stato un pezzo importante della storia italiana». Così Maria Rita Lorenzetti che dal 2001 ha dovuto guidare l’Umbria sotto i vari governi a guida Berlusconi.

Appresa la notizia della sua morte quali sono le sue riflessioni e i ricordi?

Non posso non dire che Berlusconi è stato lontanissimo dalle mie idee della politica, ma anche dell’etica e della morale in politica. Questo senza ipocrisie anche nel giorno della notizia della sua morte. Tuttavia non posso non affermare che Berlusconi rappresenta una pagina importante della storia italiana. Quella vicenda politica post Tangentopoli e post ideologica che ha dato vita a una lunga fase di cambiamento che continua ancora oggi.

Ci sono stati dei momenti di incontro o di scontro che ricorda particolarmente

Si, di scontro. Quello dopo il crollo della scuola Francesco Jovine di San Giuliano, dove morirono diversi bambini, quando al termine dei funerali rispondendo a un giornalista, Berlusconi affermò che il suo modello di ricostruzione non sarebbe stato come quello umbro. Un modello che invece Berlusconi avrebbe dovuto imitare. Feci sentire, in quella occasione, come l’Umbria non meritasse una simile affermazione, i toni furono quelli che erano necessari, poi mi arrivò una telefonata di Gianni Letta che mi comunicò la volontà di Berlusconi di parlarmi. Trovammo così la maniera di superare quell’incidente.

Quali furono i suoi rapporti personali con lui?

I rapporti con le regioni erano affidati, appunto, a Gianni Letta, ma non mancarono occasioni di incontro con Berlusconi. Aveva sempre buone maniere e ironia nell’aprire le riunioni, che poi puntualmente affidava al suo collaboratore. Tuttavia la sua ironia la ricordo con simpatia. Oggi apprendo, con dispiacere, della sua morte: è stato un uomo che ha attraversato di tutto, è stato un avversario politico che ha avuto anche abilità e visione.

Ad esempio?

Quando ci batté nel 94, quando tutti davano per certa la vittoria del centrosinistra. Ha saputo vedere lontano rispetto a noi e ha inaugurato una nuova storia del paese. Discutibile, dal mio punto di vista, ma pur sempre un punto di non ritorno rispetto al passato. E’ stato il politico che ha aperto la strada al populismo, ha sdoganato la destra missina, per poi pronunciarsi con idee liberali ed europeiste. Una figura dalle enormi contraddizioni, con il quale non è stato sempre facile governare

L’Umbria ne è stata penalizzata?

No. Non posso dirlo. Lui ha provato in diverse occasioni a buttare ombre sul modello della ricostruzione e su quello della nostra politica regionale che credeva molto nella partecipazione dei corpi intermedi alle decisioni, rispetto al suo modello improntato sulla comunicazione, dimostrando grandi doti. I nostri sono stati due mondi diversi e distanti. Il suo rapporto con l’Umbria non è stato di stretta relazione. Ricordo momenti nei quali era presente: dagli incontri alla comunità di Don Gelmini ad Amelia, alla scuola di formazione di Gubbio ai Cappuccini, l’incontro al Lyrick di Assisi e prima ancora, nel 1994, quello alla sala dei Notari per la sua candidatura. Poi l’Umbria per Berlusconi è stato quel modello di ricostruzione del terremoto che lui non avrebbe voluto replicare e, rispetto al quale, credo abbia dovuto ricredersi, dopo l’esperienza dell’Aquila.

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