di Giorgia Olivieri

È stato il turno di Ditonellapiaga alla conduzione della terza visita guidata nella Galleria nazionale dell’Umbria insieme al direttore Marco Pierini e a Veruska Picchiarelli. Il live in acustico della cantautrice ha stregato il pubblico, in una sala tutta sold out.

Niente copywriter «Una bellissima atmosfera con il pubblico che mi ha permesso di lasciarmi andare» così ha descritto l’evento Margherita Carducci, in arte Ditonellapiaga. «Mi è piaciuto fare la visita, è stato divertente perché ho imparato delle cose e anch’io ho restituito qualcosa, è stato un bel dialogo». L’artista ha commentato quattro opere della Galleria con Pierini e Picchiarelli: il Crocifisso di Perugia del Maestro di San Francesco, la Madonna in trono col bambino e angeli di Gentile da Fabriano, la Madonna dell’orchestra di Giovanni Boccati e la celebre Adorazione dei Magi del Perugino. Qui il particolare dell’autoritratto del Vannucci è stato di spunto per la cantautrice per parlare della sua produzione, sottolineando come né lei né Perugino abbiano «dei copywriter».

VIDEO – PIERO PELù E DITONELLAPIAGA ALLA GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA

Umbria che spacca Si è trattato della prima esibizione di Ditonellapiaga all’Umbria che spacca, «che conoscevo già dall’anno scorso perché dei miei amici artisti si sono esibiti qui, è tutto molto bello, iniziative molto particolari, come la colazione del Garden Stage, poi sono tutti carinissimi». Margherita non è però nuova a Perugia né in Umbria, si è infatti esibita lo scorso anno a Moon in June: «Vengo spesso in Umbria, essendo di Roma è molto vicina, vado spesso vicino Narni a fare il bagno al fiume. Poi sono stata più volte a Perugia, non credo fosse la mia prima volta alla Galleria».

Musica a Perugia I suoi ricordi perugini sono soprattutto legati alla musica: «Venivo tantissimo a Umbria Jazz alla fine del liceo e trovo che Perugia sia una città veramente molto a misura d’uomo e per questo c’è grande scambio, soprattutto nel momento in cui ci sono dei festival. Durante Umbria Jazz ci sono tantissime jam e la cosa figa è che essendo il centro storico molto piccolo è bello girare tra i bar e beccare lo show che ti piace di più, molto bello e diverso da Roma che ha delle misure spropositate e ingestibili».

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