di C.P.
Al principio c’era la Filosofia, ma poi la vita di chef Andrea Feroce l’ha portato ad abbracciarne un’altra (di filosofia): quella della cucina. Iniziato come un semplice lavoro per pagarsi l’università, il mondo che c’è dietro ai fornelli è diventato casa sua. Ovunque si trovasse nel mondo. Sì perché Feroce una decina di anni li ha passati oltralpe tra Francia e Lussemburgo. Oggi, con la sua società, porta la sua esperienza nelle cucine della Valnerina. E da martedì è anche il nuovo responsabile per l’Umbria dell’Associazione italiana cuochi.
La storia Prima gli studi al liceo scientifico poi, una volta affrontata la maturità, arriva il momento di scegliere l’università. Feroce opta per Lettere e Filosofia e per guadagnare un po’ inizia a lavorare in cucina. «Intraprendendo diverse collaborazioni ho scoperto la passione per questo mondo. Così ho deciso di fare dei master: uno ad esempio con chef Gennaro Esposito. E mi sono cimentato in altre collaborazioni importanti che mi hanno garantito formazione». Formazione che poi però si è spostata all’estero «da Roberto Fani, ristoratore con una stella Michelin». E lì, in Lussemburgo ci è rimasto sette anni, poi altri due in Francia.

Capitolo Italia Dopo tanti anni fuori decide di tornare: «Ho due bambini di tre e quattro anni, conciliare la vita professionale e quella familiare sarebbe stato impossibile», racconta. Ma è proprio tornando a Terni che chef Feroce, oltre a insegnare nella Chef Accademy della Conca, apre la sua azienda. «Attraverso altre collaborazioni, offriamo consulenze a imprenditori del mondo della ristorazione e alle attività. Il nostro progetto – spiega – consiste nel dare supporto alle attività per evitare che la disorganizzazione e l’ignoranza in materia ristorativa crei situazioni di sprechi alimentari. Ma anche la garanzia per i lavoratori di non ‘sprecare’ il proprio lavoro, come casi di bassa retribuzione o lavorare in condizioni scomode per mancanza di organizzazione o professionalità».
Il progetto E riassumendo proprio in breve: «Il nostro obiettivo è di ottimizzare tutto: energia, lavoro, manodopera. Per questo noi interveniamo alla base». Come? «Guidando le persone e seguendole dal principio. Ed è un servizio che spesso gli sponsor chiedono. Dev’esserci un progetto solido in partenza e anche un mercato di riferimento. Purtroppo, siamo saturi di gente con disponibilità economica, o che crede di averne, che decide di aprire un’attività tanto per farlo. Poi si creano problemi, pagamenti non saldati, personale scontento».
Tra Italia e estero Tra i mille ruoli di chef Feroce anche quello all’interno della Camera di Commercio Italo-Lussemburghese. «Tramite i Comites – Comitati italiani esteri – mi sono fatto carico, attraverso alcune interviste che sono andate in tv, di spiegare concetti legati alla sostenibilità e alle eccellenze italiane. Ed è uno strumento molto forte. Perché questa collaborazione può generare dei mercati che creano una richiesta e consentono di sopravvivere a delle realtà che nel nostro territorio non funzionano più».
