di C.P.

A Palazzo Spada si teme per l’ultracentenaria festa dei carri ternani. L’allarme è stato lanciato, nei giorni scorsi, direttamente dal vicesindaco Riccardo Corridore: «Al mese di marzo la Regione non ha ancora adottato i criteri e le modalità di riparto e attribuzione delle risorse, rischiando di vanificare l’attuazione di importanti programmi del Comune, dalla messa in sicurezza delle strade, al decoro dei borghi e le ex municipalità, all’adeguamento degli impianti sportivi, fino all’organizzazione di eventi per la promozione del territorio». Insomma sembrerebbe che i destini del Cantamaggio e quello delle risorse che arrivano dai canoni idrici siano inesorabilmente intrecciati. Eppure il presidente dell’Ente, Maurizio Castellani, non appare particolarmente preoccupato: «La festa si farà. Quando si va a mangiare fuori lo si può fare sia con 10 che con 100 euro».

Canoni idrici Canoni idrici, di cosa si tratta? A spiegarlo, raggiunto telefonicamente da Umbria24, è il Dem Francesco Filipponi: «I canoni idrici derivano dagli impianti di grande derivazione idroelettrica e cioè dallo sfruttamento idroelettrico a fini energetici di fiumi o bacini lacustri, come Piediluco. Quindi laddove passano i fiumi e nel contempo ci sono gli impianti che sfruttano l’idroelettrico, la Regione chiede alle società concessionarie dei canoni». Questi canoni si aggirano intorno ai 9-10 milioni l’anno, «di questi la Regione riversa ai comuni un milione e mezzo, Terni ne prende circa l’82%». In particolare, come Filipponi spiega in una nota, le risorse per il Cantamaggio, e quindi «i finanziamenti alle manifestazioni storiche, di cui al comma 4, lettera D, della legge regionale 2018, norma fortemente voluta proposta, e approvata dal centrosinistra regionale», provengono proprio da questi canoni.

Tempi e proposte «Le tempistiche per l’impegno delle risorse – spiega sempre il consigliere Dem – sono dettate dalla stessa legge regionale, e le successive integrazioni alla legge 12 del 2018 non hanno modificato l’iter, che prevede la richiesta di parere alla competente commissione presso l’assemblea legislativa umbra entro 60 giorni dall’approvazione del bilancio. La commissione regionale ha poi 15 giorni per rendere il parere sui criteri e le modalità di erogazione, e successivamente si dovrebbero emanare i bandi». Tuttavia, secondo Filipponi, «il comune di Terni, avrebbe tutti gli strumenti per integrare con risorse proprie il finanziamento alla manifestazione, come avveniva fino al 2018, quando l’amministrazione di centrosinistra stanziava almeno 30 mila euro annui. Ciò è sicuramente possibile, con il bilancio riequilibrato, ma sarebbe dovuta essere prevista una apposita posta nel previsionale 2024» e quindi ora servirebbe una variazione di bilancio.

Da Palazzo Spada Ad ora quindi l’amministrazione in bilancio ha messo ‘zero’ per il Cantamaggio, a spiegarne le ragioni è l’assessora competente Michela Bordoni che a Umbria24 dichiara: «Il Cantamaggio prende soldi dai canoni idrici che sono a bilancio nostro e vanno intesi come fondi che arrivano dallo sfruttamento del nostro territori. Per questo crediamo che il Comune debba avere totale autonomia nel gestirli. La nostra speranza è quella di poter aiutare il Cantamaggio rispetto alla previsione, attualmente raddoppiata, della distribuzione dei canoni». Su questo si è concentrato anche il vicesindaco Corridore in una nota: «Con la legge regionale 1/2023 la regione Umbria ha introdotto modifiche significative sulle tariffe afferenti i canoni di grandi derivazione idroelettriche. Pur essendo iniquo il riparto delle risorse a favore del Comune di Terni, con benefici diretti per i suoi cittadini, a partire dal 2024 in base alla legge regionale spetterebbe al Comune la somma complessiva di euro 2.629.842 (anno 2023 euro 1.314.916) ripartita secondo i seguenti assi: decoro urbano 427mila euro; manutenzione ordinaria viabilità 427mila euro; manutenzione straordinaria, adeguamento, costruzione impianti sportivi oltre un milione di euro; grandi eventi e manifestazioni 460mila euro». Su questa scia quindi anche il Cantamaggio potrebbe godere del doppio del fondi.

Richieste alla Regione «Abbiamo fatto richiesta di modifica della legge Regionale – spiega l’assessora Bordoni – che ci consenta di poter autonomamente gestire sul territorio la ripartizione delle risorse. Così da poter avere disponibilità di bilancio tali da poterle investire in tutte le attività e nella promozione delle associazioni culturali del territorio». Insomma nella ‘pancia’ dell’amministrazione ci sono tante idee e progetti che non aspettano altro che vedere la luce. Proprio per questo l’assessora insiste: «Non possiamo vincolare i fondi a leggi regionali, alcune ormai non più idonee a promuovere il territorio così come meriterebbe e dobbiamo trovare un modo per promuoverci. Gli eventi di Natale e San Valentino sono un esempio di cose che hanno funzionato. C’è stato un grande movimento di turisti, sia con pernotto che in giornata. Questi fondi crediamo che, legittimamente, debbano essere gestiti dal Comune in autonomia. E proprio per questo abbiamo chiesto formalmente la modifica delle leggi che vincolano la destinazione dei canoni idrici. Attendiamo dalla Regione risposte immediate».

Cantamaggio Meno allarmato sembra il presidente dell’Ente, Maurizio Castellani, che è fiducioso per una risoluzione anche se ormai manca pochissimo. Oltre ai fondi provenienti dal Comune, il Cantamaggio ternano ha sempre contato sull’aiuto dei maggiaioli e della città, di sponsor privati e della Fondazione Carit. Insomma, mal che va, dice Castellani: «La festa si fa. E’ come quando si va a mangiare fuori, lo si può fare con 10 come con 100 euro».