di Noemi Matteucci
Aplomb e look del gentiluomo anni Cinquanta, nonostante l’anagrafe lo collochi appena sopra ai trenta. Ma anche sorriso, ritmo, energia e un amore smisurato per la musica jazz e per il pianoforte, che lo accompagnano da sempre. Anthony Strong arriva a Terni il 26 febbraio per la terza serata fuori abbonamento e già sold out di Visioninmusica 2016, tornando a calcare con il suo quarto album On A Clear Day il palco dell’auditorium Gazzoli, che già ha conosciuto nella stessa rassegna, edizione 2013. Prima del concerto, Strong si racconta a Umbria24 con la professionalità e ironia che lo caratterizzano.
La tua immagine, il tuo stile e la tua musica sono quelli dei gentleman vecchio stampo. Qual è la percezione che il pubblico di oggi, abituato a uno stile molto moderno, ha di questa tua eleganza?
Sì, lo smoking e la musica aiutano a creare un’atmosfera d’altri tempi. Ricevo sempre commenti sui miei fermacravatta o sui calzini che indosso ai concerti, perciò suppongo che alla gente piaccia tutto questo. Per essere onesto, credo che le persone amino un po’ di classe e di eleganza… e quando fai questo lavoro, è importante sforzarsi di averne.
Il fascino da crooner che sfoggi sul palco corrisponde anche al tuo modo di porti nella vita?
Mi piace pensarlo. ‘Anthony sul palco’ è solo una versione amplificata ed di ‘Anthony nella normalità’: forse quando mi esibisco cerco di essere un po’ più affascinante, ma di base sono così come mi si vede.
Si parla di te come uno dei più grandi talenti del panorama musicale attuale nel tuo genere musicale. Come vivi questo successo? Come ti vedi in questa popolarità crescente?
Grazie, è bello sentirselo dire. Vivo tutto questo come un viaggio continuo e fino a oggi è andato tutto molto bene. Sono un musicista la cui arte nasce dal cuore – non un cantante o una celebrità – quindi mi concentro sulla musica. Credo che questo aspetto, in un certo senso, mi tenga con i piedi per terra. E poi ho molti amici nell’ambito musicale e tutti ci divertiamo a giocare insieme a questo gioco un po’ pazzo! Ben vengano popolarità e fama. Tuttavia, credo che concentrarsi per fare buona musica consenta a tutto il resto di andare nel verso giusto.
Il titolo On A Clear Day del tuo quarto album fa pensare a una una svolta, a una presa di coscienza, a un “vederci chiaro” nel tuo modo di fare musica. È davvero così?
È sicuramente uno dei concetti alla base del titolo. In primo luogo, On A Clear Day è una gran bel brano ed è anche il video di promozione dell’album, quindi è sicuramente importante. E poi, sì, è vero, volevo un titolo ottimistico, qualcosa di positivo, pulito e fresco. A ogni nuovo disco mi sembra di avere sempre un po’ più la ‘padronanza del mestiere’ e questo album, dei quattro, è quello di cui vado più fiero.
Facendo ascoltare la tua musica a chi non ti conosce scatta in automatico il confronto con brani e sonorità di Michael Bublé. Ti è già capitato? A tuo modo di vedere, è un paragone che rispecchia la realtà?
Credo di sì. O meglio: se nei negozi di dischi la musica venisse classificata per genere, anziché per ordine alfabetico, sicuramente io e Bublé saremmo sullo stesso scaffale. Mi vedo come un musicista, mentre penso a Michael come a un performer. È un artista incredibile e non mi si fraintenda, ma credo che siamo molto differenti. Ciò non vuol dire che i nostri fan non facciano il confronto: in effetti mi è capitato molto spesso.
Sei stato più volte in Italia e questo è il secondo concerto a Terni in tre anni. L’Italia e la sua musica del passato, o qualche artista italiano, hanno contribuito alla tua formazione musicale?
Certamente. Frank Sinatra aveva già di per sé un’’eredità culturale’ italiana. Sono molto orgoglioso di esibirmi in Italia: in un certo senso, sento che la mia musica appartiene a questo paese. E mi sembra che gli italiani e il jazz stiano benissimo insieme, proprio come l’espresso e il martini!
Twitter @noemimatteucci
