Luglio 1992. Trofeo delle Regioni. Palermo, Sicilia. Sole, mare, caldo e tanta voglia di competere e divertirsi, non necessariamente in quest’ordine, per tantissime pallavoliste e pallavolisti provenienti da tutta Italia.
Attentato Ma quell’edizione no, non sarebbe stata come tutte le altre. Perché proprio quel 19 luglio che inaugurava una settimana di grande sport a livello giovanile, sarebbe passato alla storia per l’attentato in via d’Amelio, Palermo, al magistrato Paolo Borsellino in cui ha perso la vita anche la sua scorta. Qualche ora prima, la delegazione della rappresentativa umbra era passata dal tratto di autostrada in cui neanche due mesi prima c’era stato l’attentato al giudice Giovanni Falcone, che morì insieme alla moglie e alla scorta. Facile immaginarsi lo stato d’animo dei ragazzi e delle ragazze allora appena sedicenni, dei dirigenti e dei tecnici. Che da lì a breve avrebbero vissuto da vicino, vicinissimo, un’altra delle pagine più dolorose di quell’epoca e non soltanto.
La testimonianza A ripercorrere quei momenti è l’attuale presidente della Fipav Umbria, Agostino Benedetti, che allora era l’accompagnatore della squadra femminile in qualità di responsabile del comitato regionale. «Erano diversi anni che facevamo tantissimi collegiali con Sicilia e Abruzzo. Nel 1992 il Trofeo delle Regioni cadde a luglio, dal 19 al 24-25. Ricordo nitidamente di essere passati a Capaci, dove perse la vita Giovanni Falcone. Eravamo in transito da Palermo a Isola delle Femmine per disputare il Trofeo delle Regioni. Conoscevo molto bene gli organizzatori, c’era in tutti profondo rammarico per quanto era accaduto a Falcone. Quella sera del 19 luglio avremmo dovuto vedere una serie di filmati che ci avrebbero fatto conoscere il vero volto della Sicilia, fatto di accoglienza, calore, umanità, empatia. Ma nel pomeriggio…».
Coesione Nel pomeriggio la Sicilia e l’Italia vennero sconvolte dalla notizia dell’attentato a Paolo Borsellino. «Ricordo la grande agitazione di quei momenti. La tensione, la paura, l’incredulità di tutti – racconta -. Ci venne comprensibilmente proposto di annullare il Trofeo delle Regioni, ma poi tutte le rappresentative fecero fronte compatto. Prevalse la voglia di far vedere che la Sicilia era ben altro. Quando andavamo a giocare a Palermo c’erano militari o poliziotti ogni cento metri. La paura c’era, non lo nego, ma tutti insieme e spinti dall’impeccabile organizzazione del comitato regionale siciliano, abbiamo voluto dare un segnale di ripartenza e di normalità attraverso lo sport, andando ben oltre il mero risultato sportivo».
