Palazzo Gallenga

Riguardano non solo i ritardi nei pagamenti delle retribuzioni le contestazioni fatte dall’Università per stranieri di Perugia nei confronti della ditta che, per Palazzo Gallenga, gestisce il servizio di pulizie dopo aver vinto un appalto. In una nota in risposta a quanto reso noto giorni fa dalla Cgil, la Stranieri spiega che tra il 13 agosto 2025 e il 27 maggio scorso «sono stati formalmente contestati alla ditta aggiudicataria ulteriori inadempimenti contrattuali a seguito delle verifiche previste dal contratto d’appalto». Una situazione che sarà affrontata il 29 luglio nel corso di una seduta del consiglio di amministrazione dell’Ateneo, in cui saranno valutate «ulteriori iniziative».

Le contestazioni L’Università precisa di avere avviato da tempo un’attività di controllo nei confronti di Cps Evo, società affidataria del servizio, con particolare attenzione ai ritardi nel pagamento degli stipendi e ai disservizi segnalati nella gestione dell’appalto. Le contestazioni formali, si legge nella nota, sono iniziate il 18 marzo 2025 e sono state ribadite da ultimo con una comunicazione inviata lo scorso 8 luglio. L’Ateneo sostiene inoltre di essere intervenuto più volte negli ultimi due anni per richiamare l’azienda al rispetto degli obblighi previsti dal contratto.

Stato di agitazione La presa di posizione dell’Università arriva dopo la proclamazione dello stato di agitazione da parte della Filcams Cgil di Perugia, che nei giorni scorsi aveva denunciato una situazione definita «oltre ogni limite di tollerabilità». Secondo il sindacato, le lavoratrici impiegate nel servizio di pulizia dell’Università continuano a subire ritardi nel pagamento delle retribuzioni, con lo stipendio di maggio che, al momento della denuncia, non era ancora stato corrisposto e con analoghi ritardi già registrati nei mesi precedenti.

Diffida La Cgil aveva inoltre inviato una diffida e una messa in mora nei confronti della società, trasmettendole anche all’Università in qualità di stazione appaltante e chiedendo l’attivazione delle verifiche previste dalla normativa sugli appalti pubblici. Il sindacato aveva segnalato anche ulteriori criticità emerse dall’esame dei cedolini paga, tra cui presunte anomalie negli inquadramenti professionali, il mancato riconoscimento di alcuni istituti contrattuali e possibili omissioni rispetto ad altri obblighi previsti dal contratto collettivo nazionale del settore.

Massima attenzione L’Ateneo afferma di essere stato informato del contenzioso il 7 luglio, il giorno precedente al suo avvio, mentre lo stato di agitazione è stato proclamato il 14 luglio. Nella nota l’Università ribadisce che continuerà a seguire «con la massima attenzione» l’evolversi della vicenda, con particolare riferimento alla tutela delle lavoratrici e al rispetto degli obblighi contrattuali da parte della ditta affidataria.

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