di Giovanni Baricca
Volto serio, soddisfatto ma provato. Massimiliano Santopadre entra in sala stampa prima di tutti, si siede, tira il fiato e rivela: «Ho visto i draghi passarmi davanti alla faccia al gol del Sorrento». Insomma, ha avuto paura. Di sciupare tutto ciò che di buono si è fatto negli ultimi mesi. Di sprecare l’occasione consegnata dal Latina (vittorioso in casa sull’Avellino capofila) su un piatto un po’ d’oro e un po’ d’argento.
Massimiliano Santopadre «In settimana eravamo tutti preoccupati» dichiara mister Frankie garage. «E avevamo ragione a vedere il Sorrento di oggi – continua -. In questo campionato non c’è posizione di classifica che tenga. Prima o ultima non conta». Vero. Ma vero anche che alla fine il Perugia l’ha spuntata: «Tutto lascia intendere una cosa, che questa squadra è forte, fortissima. Onore al Sorrento oggi, che venuto a fare sua partita, ma soprattutto complimenti ai ragazzi, che con un’ultima zampata l’hanno sfangata». Il calo evidente (e quasi letale) nel secondo tempo? Fisiologico visto «il gran caldo e il cambio di clima. Del resto, è più semplice difendere che attaccare quando manca l’ossigeno». Una plauso al pubblico del Curi, che ha risposto «presente» all’appello lanciato in settimana dalla società («Mi emoziono sempre quando vedo questo muro tutto rosso di tifosi, sarei andato ad abbracciarli»), poi i saluti e la chiusura: tnas, spirito di squadra e possibilità promozione diretta. «Il punto di penalizzazione? Se ce lo ridanno sono felice. Spero comunque che ci facciano sapere qualcosa, in un senso o nell’altro, nel giro di una decina di giorni. Ma il Perugia deve pensare a se stesso, fare il proprio campionato. Questa squadra gioca bene, va in area venti volte a partita. La fortuna? C’entra poco. Anche oggi abbiamo preso un palo prima di segnar con Fabinho. Nel primo posto ci spero, anzi sono convintissimo che si possa raggiungere. Ci credo da quando abbiamo vinto a Gubbi, 3-2. È stato in quel momento che ho capito che potevamo diventare primi».
Andrea Camplone Sbuffa Camplone, si strofina gli occhi irritati a fine partita. Quasi a dire: «Oddio, alla fine non ci credevo neppure io». E in un certo senso lo dice pure, il tecnico biancorosso: «Una giornata pazzesca, bollente. Lo avevo detto alla vigilia: pensare che con l’ultima in classifica sia tutto facile è l’errore piu grosso che si puo fare. A tratti ho rivisto la partita con il Barletta. Poca brillantezza, mezzali basse, giropalla lento… oggi ci siamo salvati con la qualità dei singoli». Un bene e un male, a seconda dei punti di vista: «Le prossime tre partite saranno tutte così, contro avversari di questo tipo. Oggi siamo stati più pratici che belli da vedere. Certo è che, ogni tanto, abbiamo amnesie che non dovremmo concederci. Bisogna buttare via il pallone quando si va in difficoltà (in occasione del gol campano, ndr), peccare meno di presunzione di tanto in tanto non guasterebbe». Fatto sta che i grifoni avevano un obiettivo: pienamente raggiunto. «La sconfitta dell’Avellino? Ci speravo, ma non cambia niente. Il Perugia deve fare il suo cammino. Sull’Avellino non ha controllo, può soltanto sperare in qualche altro passo falso. La pressione sui campani aumenta – conclude Camplone -, ma ora anche i miei ragazzi sanno di non poter commettere passi falsi. Facciamo il nostro, e rimandiamo i conti alla fine».
Francesco Dettori «Il primo posto? Possibilissimo. Quando sono arrivato ho immediatamente capito che questa, il Perugia, è la squadra più forte di tutte. Ora, dopo le ultime partite, ne ho la certezza». Francesco Dettori non usa perifrasi, come suo soito. Il suo gol, nel primo tempo, ha aperto le danze della partita che ha portato i griofni a meno due dall’Avellino. «Il gol? ho chiuso gli occhi e… è andata. Provo spesso a tirare da fuori e oggi è entrata. Ho fatto un gran gol», ammette la mezzala. Che per Perugia, città e squadra, spende parole allo zucchero filato. «Spesso capita di conoscere qualche giocatore delle squadre avversarie. E non è raro che questi, visto il Curi, vengano a dirti di respirare aria di calcio vero da queste parti. E hanno ragione: giocare spinti da una Curva del genere non fa sentire la fatica». Il cammino dei grifoni ora è obbligato: vincerle tutte e sperare in qualche passo falso dell’Avellino: «Oggi sarebbe stato un peccato sprecare tutto. Ci serva da lezione, nelle prossime tre gare incontreremo squadre molto simili al Sorrento. L’Avellino? Finalmente sente il nostro fiato sul collo. Quella campana, poi, è una piazza che non perdona errori tipo quello dei lupi, oggi, a Latina. Se non hai nelll spogliatoio giocatori di personalità, certi ko rischi di pagarli a caro prezzo…».
