di Massimo Colonna  

«Sono stufo di combattere da solo». Sono da poco passate le 15 quando nella sala Erica dell’hotel Garden risuonano le parole di Simone Longarini. «Io ci metto tutto l’impegno ma vedo che non basta. Ora so chi è a favore della Ternana e chi è contro». Minaccia di lasciare il timone oppure soltanto una scossa al gruppo? Sarebbe stato bello chiederlo direttamente all’amministratore che però al termine della conferenza preferisce non rispondere alle domande dei giornalisti lasciando la sala.

Verso l’addio? Critiche al direttore sportivo, all’allenatore, rivelazioni sui Montemari e sulla gestione Deodati, il feeling con i tifosi che non funziona: Longarini ne ha per tutti. Ma il punto focale del suo discorso, durato una ventina di minuti, resta l’ipotesi di addio alla Ternana. «Sono innamorato di questa squadra – ha spiegato – ma in questi ultimi tempi mi sto accorgendo che sto combattendo da solo. O quasi. Da quando sono al timone ho capito chi lavora per la Ternana e chi lavora contro la Ternana. Questo adesso mi è chiaro. Ma io non posso sempre andare avanti da solo. Sono stufo di lottare da solo».

Dichiarazioni forti Longarini non parla espressamente di passi indietro o di dimissioni. Ma è chiaro che nella sua mente, con questa uscita, l’ipotesi comincia ad esserci. Anche perché sono diversi i punti che l’amministratore contesta, sia alla squadra che allo staff tecnico, oltre che ai tifosi.

La squadra «Ad Ascoli abbiamo perso il nostro secondo derby (in riferimento all’importanza del match dopo quello con il Perugia, ndr) e sono ancora arrabbiato per quella prestazione. A Breda contesto il fatto di aver parlato di buona prestazione nel dopo gara. Ma del resto non capiscono nemmeno come si possa preparare una partita dicendo di volersi difendere per i primi venti minuti (in riferimento alla conferenza stampa di presentazione della gara, ndr). Poi la gara di Como mi ha fatto ancora di più arrabbiare, perché è la dimostrazione che la squadra, quando ha voglia, può giocarsela contro qualsiasi squadra di questo campionato».

Duro su Acri Poi l’amministratore si concentra su Acri. «Ho stracciato la risoluzione anticipata del suo contratto (la posizione di Acri era contrattualizzata in origine fino alla fine del mercato estivo, poi è stata prolungata, ndr) per farlo lavorare più tranquillo. Lui mi dice sempre che questa squadra è da play off ma poi quando c’è da compiere il salto di qualità ci sciogliamo sempre. Per il mercato siamo andati addirittura fuori budget. Un direttore sportivo poi non deve solo costruire una squadra, deve anche gestirla, usare la carota e il bastone quando serve».

I tifosi Tocca ai tifosi: «Abbiamo messo in campo tante iniziative per avvicinare la squadra ai tifosi, ma i risultati che abbiamo ottenuti sono scarsi. Io vorrei ricordare che la mia famiglia tiene in piedi la baracca da una decina di anni. Ma non è scontato lavorare qui, come forse qualcuno pensa. Ci sono anche famiglie di imprenditori maggiori della nostra che hanno mollato la squadra».

Montemari e Deodati Longarini poi riparte dal passato, rivelando alcuni spunti interessanti. «Il 3 dicembre scorso abbiamo avviato una azione di responsabilità contro Angelo Deodati per la gestione della Ternana durante il suo periodo (agosto 2010-marzo 2011, ndr). Siamo stati ad un passo dal baratro e ad un passo da una delle pagine più brutte della storia della Ternana. In tutti questi anni ho capito come sono le persone. Ho anche chiesto una collaborazione ai fratelli Montemari che, a differenza di quanto mi è stato detto da alcune parti, si sono messi a disposizione e poi le nostre strade si sono divise». Poi le conclusioni: «Certe battaglie non si possono combattere da soli». Longarini dunque lascia? Impossibile chiederglielo: finisce il discorso, saluta i presenti e scappa via.

Twitter @tulhaidetto

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