di M.F.
Se è vero come è vero che il recente passaggio societario dai fratelli D’Alessandro alla famiglia Rizzo ha riportato un po’ di serenità tra i tifosi, anche i più scettici che aspettano per le valutazioni, è altrettanto vero che le cose da sistemare in casa rossoverde sono parecchie e a scandire le mosse dei nuovi proprietari saranno sempre e comunque gli impegni economici.
Ternana calcio Diversi i mesi di precarietà che hanno caratterizzato l’ultimo periodo del club nell’anno del suo centenario. La precedente gestione aveva assicurato – quando subentrò a Nicola Guida nel settembre dello scorso anno – la totale copertura dei costi della stagione passata; poi però nella realtà dei fatti, i fratelli D’Alessandro non sono stati in grado di sostenere l’onere economico che la Ternana richiedeva, disimpegnandosi ufficialmente pochi giorni dopo la finale play off col Pescara.
Il faticoso passaggio A quel punto è scattata l’operazione di dimagrimento dei costi societari ad opera di Carlo Mammarella, ds esonerato a stagione in corso e poi richiamato a giugno dal sindaco Bandecchi, che ha preso il controllo della situazione sopperendo all’assenza degli imprenditori romani. Il passaggio di consegne in favore della famiglia Rizzo è stato dunque salvifico per la Ternana Calcio e i suoi tifosi, con il duo Claudia Rizzo-Ferrero che ha rassicurato sulla solidità di un progetto a lungo termine. Proprio il ‘Viperetta’ – consulente di Unicusano e con un ruolo centrale nel nuovo corso di via della Bardesca – aveva assicurato sul pagamento di stipendi e arretrati come primo obiettivo della subentrata proprietà. Nei fatti, però, la realtà sarebbe ben diversa da quanto descritto da Massimo Ferrero e diversi arretrati sarebbero ancora pendenti.
Stipendi e debiti coi fornitori Come detto, è stato lo stesso Ferrero nel giorno dell’arrivo nella sede rossoverde – il 16 settembre, quando andavano ottemperate immediatamente scadenze federali dopo quelle ‘bucate’ ad agosto – a promettere il pagamento degli stipendi. Nello specifico però dall’arrivo della nuova proprietà solo la mensilità di giugno sarebbe stata saldata a dipendenti e collaboratori. Per non parlare dei compensi dovuti agli addetti del settore giovanile, i cui arretrati risalirebbero addirittura al mese di febbraio. In più, le grane coi vari fornitori si starebbero traducendo in decreti ingiuntivi di pagamento. In questo contesto rientrerebbe pure la cassazione del rapporto con l’hotel Garden, condizione che avrebbe costretto il club a rivolgersi ad altra struttura. Inoltre, sembra che la nuova società abbia chiesto preciso conto di mansioni e ore di lavoro di ciascun dipendente per avere contezza di chi c’è da pagare e perché. Legittimo, è cosa loro. Tutto ciò però non può non lasciar pensare a una possibile riorganizzazione interna tesa alla spending review.
